L’integrazione delle attività svolte dall’Organismo di ricerca Benecon SCaRL (Centro Regionale di Competenza sui Beni Culturali, Ambiente ed Economia) e dalle Aziende coinvolte nel programma permettono la realizzazione di piattaforme innovative e il raggiungimento di innovazioni di prodotto/servizio/processo applicabili al settore dei beni culturali e del turismo.

DT 9.1 D2 – Il prodotto turistico, la qualità, il brand del territorio

Dott. Pierpaolo Pedicini

Dott.ssa Rosaria Possemato

 

 

Attività 9.1 : Costruzione quadro esigenze gestori e fruitori

DT 9.1 D2: Il prodotto turistico, la qualità, il brand del territorio

Indice

1. Il prodotto turistico
2. Profilo del turista e politiche di qualità
3. Legame tra marketing e qualità
4. ‘Identità territoriale’ e fenomeno turismo: il Brand
5. L’immagine di un territorio e la percezione turistica

DT 9.2 D1 – Le nuove dinamiche del turismo

Dott. Pierpaolo Pedicini

Dott.ssa Rosaria Possemato

Attività 9.2 – Definizione dei requisiti e delle specifiche funzionali del SI.TU.VA.GE

DT 9.2 D1 – Le nuove dinamiche del turismo

Indice
Premessa
1. Verso il distretto culturale avanzato
1.1 Economia della conoscenza
2. La gestione della ‘esperienza turistica’
3. Context Aware: Information Technology in the Tourism Industry
3.1 Dispositivi mobile e la possibilità di accedere alle informazioni in modalità UP To Date
3.2 Risolvere l’information Overload
4. Il ‘contesto’ come elemento strategico
4.1 Consapevolezza del contesto (contest awareness)
4.2 Apps context aware
4.3 User profiling
4.4 Interazione tra ‘profilo umano’ e ‘modello degli oggetti’
5. Prospettive per il futuro
5.1 Parola d’ordine: integrazione
5.2 Aspetti chiave
5.3 Concetti chiave
6. Lo spazio ‘intelligente’: per una sua gestione
7. Conoscenza collettiva a Web: le Online Knowledge communities
8. Le nuove del cambiamento: Social e Personal
8.1 Definizione dei concetti
8.2 Analisi della letteratura
8.3 Fenomeno del lurking
8.4 Informazioni online: principali peculiarità
9. Conclusioni

 

 

 

Il telerilevamento come strumento a supporto del turismo consapevole nelle aree naturali prospicienti il territorio di Pompei: La mappatura del rischio d’incendio

Contrattista: Ing. Carmine Maffei

Responsabile Scientifico: Prof. Arch. Carmine Gambardella

Introduzione

Gli incendi boschivi costituiscono una delle principali minacce per l’ambiente e la sicurezza dei cittadini. Nel 2013 in Unione Europea
è stata percorsa dalle fiamme una superficie di più di 250000 ha, di cui più di 70000 ha appartenenti a siti Natura 2000 [1]. Per la sola Italia, i costi stimati ammontano a circa € 500.000.000 l’anno. Gli incendi hanno un impatto negativo sul potenziale produttivo dei boschi e delle aree circostanti, e costituiscono motivo di allarme per i turisti. Le conseguenze ricadono sulle economie regionali e sulla qualità della vita dei cittadini, soprattutto nelle aree economicamente depresse.

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Figura 1 – Incendi boschivi osservati da satellite nell’estate del 2007.

Chi si occupa della gestione delle aree protette e dei flussi turistici deve necessariamente confrontarsi con questo fenomeno, nel rispetto degli obiettivi stabiliti nella Carta Europea per il Turismo Sostenibile nelle Aree Protette [2]:

Accrescere la consapevolezza che le aree protette d’Europa sono parte integrante del patrimonio collettivo, e che pertanto esse vanno preservate per il godimento da parte delle generazioni correnti e future;

Incoraggiare lo sviluppo e la gestione sostenibile del turismo nelle aree protette, tenendo in conto le esigenze dell’ambiente, dei residenti, dell’economia e dei visitatori. Per sostenere tali obiettivi, tutte le parti interessate sono chiamate al rispetto di alcuni principi fissati dalla Carta, tra i quali si evidenziano:

Lavorare in partnership con tutti gli attori implicati nella gestione dei flussi turistici;

Preparare e implementare una strategia che tenga in conto, tra gli altri numerosi fattori, del valore naturale, storico e culturale dell’area;

Stabilire le priorità strategiche per la protezione delle aree naturali, sostenendo un utilizzo consapevole, gestendo i flussi turistici, e limitando attività e comportamenti che mettano a rischio la flora, la fauna e il paesaggio;

Comunicare efficacemente ai visitatori le qualità dell’area e i problemi legati alla sostenibilità del turismo.

La mappatura del rischio d’incendio assume dunque un duplice ruolo. Essa è innanzi tutto uno strumento di pianificazione della protezione delle aree naturali, poiché consente l’allocazione ottimale delle risorse di avvistamento e primo intervento. La rapidità della segnalazione (early warning) e della risposta sono essenziali per ridurre al minimo il danno in caso d’incendio. Utilizzate in un sistema di comunicazione, le mappe di rischio consentono poi di accrescere la consapevolezza dei turisti sullo stato dell’ambiente visitato. Le aree naturali nelle vicinanze di Pompei Sull’area del sistema territoriale di sviluppo F3 “Miglio d’Oro – Torrese Stabiese” e nelle sue immediate vicinanze insistono quattro Siti d’Interesse Comunitario (SIC) della Rete Natura 2000 [3].

Vesuvio (34.1 km2, codice Natura 2000: IT8030036) – Parte del Parco Nazionale del Vesuvio, è un vulcano ancora attivo (ultima eruzione 1944). Importanti sono la presenza di vegetazione pioniera di colate laviche e l’avifauna nidificante. I principali rischi sono l’elevata urbanizzazione e antropizzazione delle pendici, e gli atti di vandalismo.

Monte Somma (30.8 km2, codice Natura 2000: IT8030021)

– Parte del Parco Nazionale del Vesuvio, è il residuo semicircolare di un edificio vulcanico, coperto da castagneti e boschi misti, con un’importante presenza di betulla alle quote maggiori. Di particolare interesse l’avifauna nidificante. I principali rischi includono l’antropizzazione e l’urbanizzazione lungo le sue pendici, il vandalismo e il bracconaggio.

Dorsale dei Monti Lattari (145.6 km2, codice Natura 2000: IT8030008) – Costituiti da rilievi di natura calcarea, i Monti Lattari sono caratterizzati da ripidi versanti percorsi da brevi corsi d’acqua a regime torrentizio. Le fasce di vegetazione presenti sono rappresentative delle principali specie dell’Appennino meridionale. La zona è interessante per l’avifauna migratoria e stanziale. I principali rischi sono dovuti all’eccessiva antropizzazione e al relativo degrado ambientale.

Monti di Lauro (70.4 km2, codice Natura 2000: IT8040013) – Sono rilievi calcarei, interessanti per diverse comunità di anfibi, rettili e chirotteri. I rischi potenziali derivano da un eccessivo sfruttamento del territorio per l’allevamento, e dall’aumento della rete stradale a scopi turistici. Nel loro complesso, queste aree contano una frequentazione turistica di più di 600000 visitatori l’anno.

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Figura 2 – Inquadramento delle quattro aree SIC in prossimità del Comune di Pompei.

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Figura 3 – Uso e copertura del suolo nelle aree SIC (sola superficie a vegetazione naturale).

Il telerilevamento per la mappatura del rischio d’incendio

Il rischio d’incendio è determinato dalla probabilità dell’evento e dal danno che ne può derivare [4]. Un incendio si verifica in presenza di un’adeguata fonte di calore – che tipicamente è di natura antropica, dolosa o colposa, nel 95% degli incendi nel Mediterraneo [5] – e se è verificata la precondizione della presenza di combustibile (la vegetazione). La distribuzione spaziale, la quantità e lo stato della vegetazione, in particolare il suo contenuto d’acqua, determinano la pericolosità d’incendio [6]. Tra questi parametri, il contenuto d’acqua è il più rilevante, poiché influenza la probabilità di accensione e la velocità di propagazione delle fiamme. Esso è anche quello con la maggiore variabilità temporale, poiché assoggettato alla risposta della vegetazione alla forzante meteorologica, per cui la pianificazione delle attività di prevenzione ne richiede la mappatura frequente su vasta scala.

Questa esigenza può essere soddisfatta grazie al telerilevamento satellitare. I numerosi strumenti in orbita permettono di ottenere misure ripetute dello stato della vegetazione a livello globale su base quotidiana. Il principio fisico che rende questo possibile è dato dal fatto che la radiazione solare riflessa dalla vegetazione nelle onde corte infrarosse è sensibile al suo contenuto d’acqua. Molti dei satelliti in orbita o prossimi al lancio utilizzati per il telerilevamento terrestre includono sensori che operano in queste lunghezze d’onda, e sono potenzialmente utili per la mappatura della pericolosità d’incendio. Tuttavia, le esigenze di produzione cartografica
frequente possono essere soddisfatte da un numero limitato di missioni di osservazione della terra. Tra quelle attualmente operative si segnalano:

  1. Satelliti NASA Terra e Aqua, sensore MODIS;
  2. Satelliti Airbus Defence and Space SPOT-4 e -5, sensore
  3. VEGETATION;
  4. Satellite ESA PROBA-V, sensore VEGETATION;
  5. Satellite NASA Suomi NPP, sensore VIIRS.

Tra le missioni prossime al lancio si segnalano:

  1. Satellite ESA Sentinel-3 (programma Copernicus dell’Unione
  2. Europea), sensore SLSTR;
  3. Satellite NOAA JPSS, sensore VIIRS.

La comunità scientifica ha sviluppato diverse metodologie per la stima del contenuto d’acqua della vegetazione [7]. Tra queste, gli indici spettrali sono i più adatti alla produzione in tempo quasi-reale della cartografia di pericolosità, grazie alla loro semplicità computazionale. La quasi totalità degli indici spettrali proposti [8] sono adatti alla stima del contenuto d’acqua come equivalent water thickness (contenuto d’acqua equivalente, EWT), ossia come la massa d’acqua nei tessuti per unità di superficie fogliare. Tuttavia, i modelli di propagazione delle fiamme utilizzati in ambito forestale si basano su una diversa misura dell’umidità della vegetazione [7], il live fuel moisture content (contenuto gravimetrico d’acqua del combustibile vivo, LFMC). L’LFMC è definito come il rapporto tra la massa d’acqua contenuta nelle foglie e la massa dei tessuti secchi, e gli indici spettrali sensibili all’EWT non sono altrettanto efficaci nello stimare l’LFMC [9].

Per la stima dell’LFMC, l’autore ha recentemente proposto un nuovo indicatore spettrale, il perpendicular moisture index (PMI) basato
sui dati MODIS, che ne sfrutta le caratteristiche spettrali per risolvere parte delle limitazioni di cui sono afflitti i tradizionali indici spettrali di umidità [10], [11]. Per il modo in è stato definito, il PMI può essere utilizzato come una misura diretta dell’LFMC [12], [13].

Per la produzione di carte di PMI sono state utilizzate stime di riflettanza superficiale da rilievi del sensore Aqua-MODIS, composite
a 8 giorni (prodotto MYD09A1, collezione 5), ottenute dal Land Processes Distributed Active Archive Center (LP DAAC) del United States Geological Survey (USGS). Le mappe di contenuto gravimetrico d’acqua nella vegetazione sono state elaborate in ambiente GRASS GIS e mascherate sulle sole aree a vegetazione naturale sulla base della classificazione CORINE 2006. Sono state prodotte carte del periodo estivo (da giugno a settembre), dal 2003 al 2014.

Analisi della produzione cartografica

Le carte di PMI mostrano un’evidente tendenza stagionale e una forte variabilità inter-annuale. La Figura 4 mostra l’esempio di tre carte del 200° giorno degli anni 2012, 2013 e 2014. La variabilità spaziale del PMI differisce di anno in anno per il medesimo periodo di composizione. Simili risultati si osservano in ciascun periodo di composizione di tutti gli anni elaborati.

La Figura 5 mostra tre carte successive di PMI nell’anno 2014. Il PMI mostra l’evoluzione del contenuto d’acqua nella vegetazione col progredire della stagione estiva, verso condizioni di minore LFMC. Simili risultati si osservano in ciascuna stagione secca in ciascun anno.

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Figura 4 – Esempio di variabilità inter-annuale del contenuto gravimetrico d’acqua nella vegetazione.

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  Figura 5 – Esempio di variabilità stagionale del contenuto gravimetrico d’acqua nella vegetazione.

Le carte di PMI contengono un’informazione che è direttamente legata alla velocità di propagazione delle fiamme [14]. Questa caratteristica degli incendi è in realtà influenzata da fattori di diversa natura, quali topografia, tipo di vegetazione, densità della copertura vegetale, venti, azioni di contrasto, presenza di ostacoli. In un’analisi effettuata sugli incendi registrati in Campania dal 2000 al 2008, l’autore ha associato a ogni incendio registrato nel periodo estivo il valore PMI calcolato nel punto d’innesco nel periodo di composizione precedente a quello in cui si è verificato l’evento. Tale valore è stato poi confrontato con la velocità di propagazione delle fiamme, calcolata in maniera semplificata dalla dimensione e dalla durata dell’incendio. L’effetto del contenuto d’acqua della vegetazione (così come stimato dal PMI) da quello degli altri fattori è stato isolato mediando rispetto al PMI, e associando al valore mediano di intervalli di valori di PMI il valore medio della velocità di propagazione [12]. Il grafico ottenuto (Figura 6) mostra una forte correlazione lineare tra velocità di propagazione e indice PMI: a valori più alti di PMI corrispondono valori più bassi della velocità di propagazione delle fiamme, così come ci si aspetta in condizioni di maggiore contenuto d’acqua nella vegetazione.

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Figura 6 – Relazione tra velocità di propagazione media e PMI in Campania, anni 2000-2008.

Animazioni

Le seguenti animazioni mostrano in maniera dinamica la variabilità del contenuto gravimetrico d’acqua nella vegetazione nel corso delle stagioni estive degli anni 2013 e 2014.

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Bibliografia scientifica

[1]      JRC, “Forest
Fires in Europe, Middle East and North Africa 2013,” Ispra, 2014.

[2]      EUROPARC Federation, “Carta Europea del
Turismo Sostenibile nelle Aree Protette.” p. 24, 2010.

[3]      Amministrazione Provinciale di Napoli,
“Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) – Rapporto Ambientale,”
2009.

[4]      A. Bachmann and B. Allgöwer, “The
need for a consistent wildfire risk terminology,” in Joint Fire Science
Conference and Workshop Proceedings
, 2000, pp. 67–77.

[5]      FAO, “Fire management – global assessment
2006,” Rome, 2007.

[6]      FAO, “Wildland fire management
terminology,” Rome, 1986.

[7]      M. Yebra, P. E. Dennison, E. Chuvieco,
D. Riaño, P. Zylstra, E. R. Hunt, F. M. Danson, Y. Qi, and S. Jurdao, “Remote
Sensing of Environment A global review of remote sensing of live fuel moisture
content for fi re danger assessment : Moving towards operational
products,” vol. 136, pp. 455–468, 2013.

[8]      A. Davidson, S. Wang, and J.
Wilmshurst, “Remote sensing of grassland–shrubland vegetation water content in
the shortwave domain,” Int. J. Appl. Earth Obs. Geoinf., vol. 8, no. 4,
pp. 225–236, Dec. 2006.

[9]      G. Caccamo, L. A. Chisholm, R. A.
Bradstock, M. L. Puotinen, and B. G. Pippen, “Monitoring live fuel moisture
content of heathland, shrubland and sclerophyll forest in south-eastern
Australia using MODIS data,” Int. J. Wildl. Fire, vol. 21, no. 3, pp.
257–269, 2012.

[10]   C. Maffei and M. Menenti, “The potential
of remote sensing measurements of canopy reflectance for the evaluation of live
fuel moisture content and fire hazard mapping,” in Modelling Fire Behaviour
and Risk
, 2012, pp. 9–14.

[11]   C. Maffei and M. Menenti, “A MODIS-based
perpendicular moisture index to retrieve leaf moisture content of forest
canopies,” Int. J. Remote Sens., vol. 35, no. 5, pp. 1829–1845, 2014.

[12]   C. Maffei and M. Menenti, “An application
of the Perpendicular Moisture Index for the prediction of fire hazard,” EARSeL
eProceedings
, vol. 13, no. 1, pp. 13–19, 2014.

[13]   C. Maffei, L. Bonora, F. Maselli, A.
Mangiavillano, and M. Menenti, “The MODIS-based perpendicular moisture index as
a tool for mapping fire hazard: indirect validation in three areas of the
Mediterranean,” in Advances in Forest Fire Research, 2014, pp.
1017–1023.

[14]   E. Chuvieco, I. Aguado, M. Yebra, H.
Nieto, J. Salas, M. P. Martín, L. Vilar, J. Martínez, S. Martín, P. Ibarra, J.
de la Riva, J. Baeza, F. Rodríguez, J. R. Molina, M. a. Herrera, and R. Zamora,
“Development of a framework for fire risk assessment using remote sensing and
geographic information system technologies,” Ecol. Modell., vol. 221,
no. 1, pp. 46–58, Jan. 2010.

L’area archeologica di Pompei: sistemi di fruizione

Tutor: Prof.ssa Stefania Gigli Quilici

Dott.ssa Maria Grazia Giuliano

 

1. – La fruizione del sito archeologico di Pompei

Il sopralluogo nell’area archeologica di Pompei ha permesso di valutare l’accessibilità/fruizione delle aree aperte al pubblico e di verificare, direttamente sul posto, l’attendibilità dei sistemi di visita guidata concepiti per gli utenti, generalmente costituiti dai supporti digitali o multimediali.

La maggior parte dei turisti resta ancora legata a un percorso di visita di tipo tradizionale affidandosi perlopiù a una guida specializzata; in alternativa, lo strumento di fruizione più adoperato è l’audioguida, noleggiabile all’ingresso di Porta Marina.

L’indagine, che ha interessato tutto il sito di Pompei, è stata concentrata soprattutto lungo il versante occidentale della città antica, area di particolare interesse per lo stato di conservazione dei monumenti ancora visibili e per le diverse tipologie di dimore rintracciabili. Durante il sopralluogo è stato seguito l’itinerario turistico ‘da Porta Marina’ che consente di accedere alle Regiones VIII, VII e VI, percorrendo i principali assi stradali di questo settore, costituiti da via dell’Abbondanza, via Stabianaia/via Vesuvio e da via di Mercurio.

Per l’occasione è stato compilato un catalogo fotografico dei principali edifici aperti al pubblico al fine di documentarne lo stato di conservazione. Attraverso la raccolta degli scatti fotografici più significativi è stato possibile realizzare un esempio di documentazione digitale, basato sull’uso di sistemi di ‘Structure from Motion’ (SfM) e della c.d. tecnologia Image Based Modeling. Come caso studio, è stata selezionata la casa di Apollo (VI, 7, 23), di recente apertura al pubblico, soprattutto per la maggiore fruibilità degli ambienti; in particolare, si è scelto di documentare il tavolo in marmo con protomi a testa leonina conservato nel grande triclinio, aperto in direzione del versante occidentale del cortile.

L’uso di software fotogrammetrici automatizzati consente di elaborare rilievi digitali di oggetti di piccole e di medie dimensioni, con un’accuratezza talvolta spinta, che nell’ambito della documentazione grafica possono affiancarsi sia ai sistemi di rilevamento più tradizionali, sia a quelli che prediligono l’uso del laser scanner, quest’ultimo sistema abbastanza dispendioso in termini economici.

Nonostante i fattori ambientali, dovuti principalmente alle condizioni di luce e alla presenza dei turisti che in parte limitavano il campo delle riprese, sono stati realizzati 9 scatti con una camera digitale Nikon Coolpix L23 (fig. 1). Le prese sono state effettuate ad una distanza quasi sempre costante dall’oggetto (circa 2 m) cercando di coprirne tutta la superficie, in particolare i punti sottosquadro.

Fig. 1 – Blocco d’immagini close-range utilizzato per l’elaborazione con Photoscan

 

Le immagini sono state processate con il software Agisoft Photoscan che ha permesso un primo allineamento ad alta risoluzione delle camere dalle quali è stata ricavata in seguito una dense cloude, sempre ad alta risoluzione, e infine una mesh poligonale (figg. 2-3).

Fig. 2 – Elaborazione della nuvola di punti con sovrapposizione delle camere

 Fig. 3 – Elaborazione della mesh poligonale

Fig. 4 – Texturizzazione del modello con pulizia parziale della nuvola di punti

La mesh ottenuta è stata in gran parte ripulita e infine texturizzata per creare un modello digitale dall’effetto fotorealistico (fig. 4).I modelli tridimensionali realizzati con i software fotogrammetrici automatizzati consentono di ottenere rilievi digitali fruibili nell’ambito dei Beni Culturali per una digitalizzazione più rapida e a basso costo, ma soprattutto per una maggiore condivisione dei dati digitali raccolti, che possono essere utilizzati ai fini della valorizzazione degli oggetti stessi.

 

1.1 – Il sito della Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia

 Il sito della Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia (fig. 5) appare con una veste rinnovata e più accorta alle esigenze dei turisti, offrendo una serie di informazioni di tipo logistiche ma anche culturali (orario di apertura dei siti, costo dei biglietti, come raggiungere la meta di viaggio, eventi/mostre, documenti d’archivio, progetti/bandi di gare).

La Home Page del sito si articola in due sezioni, una in primo piano che riassume le notizie principali e una in alto che permette di accedere alle aree archeologiche di maggiore interesse dell’area vesuviana:

– Ercolano

– Oplonti

– Boscoreale

– Pompei

– Stabia

Ogni sezione presenta una breve descrizione relativa alla localizzazione dell’area archeologica, oltre ai recapiti dell’Ufficio degli Scavi di riferimento; a lato, una elenco di link cliccabili permettono di accedere ad informazioni più dettagliate: 1. Organizza la tua visita; 2. Visita agli scavi; 3. Storia degli scavi; 4. Mediagallery. Quest’ultima, che consiste in una serie di foto consultabili con la versione aggiornata di Quick Time 7. 7. 5 Windows, è attiva solo per le sezioni di Ercolano e di Oplonti mentre appare ancora in costruzione per Pompei e Stabia; per quanto riguarda la sezione Boscoreale il link Mediagallery è stato sostituito dall’approfondimento ‘Eventi all’Antiquarium’. È possibile, inoltre, impostare una ricerca libera nel sito oppure condividere le pagine attraverso i social network.

Al link ‘Organizza la tua visita’, alla sezione dedicata a Pompei l’utente ha la possibilità di pianificare, attraverso il web, il proprio itinerario scegliendo tra le diverse aree tematiche proposte e impostando il tempo di visita all’area archeologica in base alle proprie esigenze o ai propri interessi. Tra le aree tematiche sono segnalate in particolare: 1. la casa romana, 2. l’amministrazione pubblica, 3. La pittura, 4. La vita quotidiana, 5. Gli spettacoli a Pompei, 6. La cinta muraria, 7. La villa, 8. L’eruzione del Vesuvio.

I percorsi tematici, organizzati su un tempo prestabilito, se da un lato rendono la visita all’area archeologica più funzionale, dall’altro impongono al turista una selezione per PDI (Punti di Interesse) comportando così l’esclusione dal percorso di altri spazi visitabili. D’altronde, la difficoltà per l’utente di gestire in un solo giorno il proprio itinerario di visita è strettamente legato alle dimensioni e alla complessità del sito archeologico di Pompei, che costituisce, non a caso, un unicum nel suo genere.

La sezione in alto della Home Page del sito si articola, invece, in 5 argomenti principali suddivisi in link: 1. La Soprintendenza (chi siamo, i servizi, ufficio stampa, info visita), 2. Bandi di gare (in corso, esiti, archivio); 3. Eventi e Mostre (mostre, eventi, archivio); 4. Pompeiana (documenti, letteratura, educational); 5. Progetti (il grande progetto di Pompei, ricerche, collaborazioni, educational).

Una novità interessante per il sito web della Soprintendenza consiste nella maggiore trasparenza, rivolta dall’Ente statale, agli utenti riguardo la comunicazione di progetti e di bandi di gara già archiviati o ancora in itinere, come nel caso del Grande Progetto di Pompei sponsorizzato ad esempio anche all’ingresso degli scavi di Porta Marina.

Alla sezione di riferimento, è possibile consultare una serie di link contenenti tutte le informazioni del c.d. ‘Grande Progetto’, in particolare si segnala la sezione ‘Cantieri in corso’.

 

1.2 – I servizi aggiuntivi: l’audioguida

All’ingresso di Porta Marina è possibile noleggiare un’audioguida a pagamento, disponibile in diverse lingue (Italiano, Inglese, Tedesco, Francese, Spagnolo e Portoghese) che consente ai turisti di pianificare all’interno del sito il proprio itinerario di visita, seguendo i suggerimenti contenuti nella guida alla mappa degli scavi, distribuita gratuitamente presso la biglietteria.

L’analisi sul posto ha permesso di valutare l’accessibilità/fruizione delle diverse aree ai visitatori seguendo gli itinerari suggeriti dall’audioguida, anche se la maggior parte degli utenti resta ancora legata ad un percorso di visita tradizionale.

L’audioguida è stata ideata dalla società D’Uva_Workshop s.r.l. di Firenze, che si è aggiudicata nel 2000 la gara per la gestione del servizio di noleggio delle audioguide degli scavi archeologici di Pompei e di Ercolano. La guida è stata rinnovata nel corso degli anni per adattarsi alle esigenze degli utenti fino a prevedere un audiotour dedicato ai bambini; inoltre, il percorso di visita è stato recentemente aggiornato con l’aggiunta dei siti riaperti al pubblico grazie all’accordo stipulato tra la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia e la società ALES s.p.a. già a partire dallo scorso 28 luglio.

La mappa cartacea accompagna l’utente durante l’itinerario di visita, indicando il corretto posizionamento dei PDI (Punti di Interesse). Degli 84 PDI, opportunamente segnalati e numerati in ordine di visita su carta, 10 sono posti immediatamente al di fuori dello spazio urbano, in prossimità della cinta muraria mentre 59 si trovano all’interno della città e solo 15 non sono ancora disponibili nella guida ( nnr.70-84 sulla mappa). Il percorso di visita, che inizia nel settore sud occidentale della città immediatamente al di fuori delle mura, include dapprima le terme Suburbane (di recente apertura) e successivamente Porta Marina con i resti della villa Imperiale. Il percorso si snoda lungo via Marina, la cd. Via Sacra, in prossimità della quale si osservano il tempio di Venere, il tempio di Apollo e la Basilica fino a raggiungere l’area del Foro. L’itinerario prosegue in direzione delle Regiones VII e VI, lungo via dell’Abbondanza fino a giungere in prossimità dell’Anfiteatro e della Palestra Grande (Regiones I e II), per continuare con Porta di Nola e la sua Necropoli e, infine, per concludersi con l’Arco Onorario di via di Mercurio.

L’audioguida fornisce indicazioni a carattere generico per ogni punto d’interesse con descrizioni più accurate per quanto riguarda i monumenti pubblici, quelli sacri e alcune abitazioni private (fig. 6).

In alcuni casi, non sembra essere esaustiva, in particolare al nr. 67 della mappa con il Thermopolium di Vetutius Placidus: la descrizione dell’attività commerciale appare chiara e generalmente completa ma esclude del tutto la casa retrostante. In aggiunta, vi è però un approfondimento (nr. 117 della guida) che riguarda il ‘Larario’, collegato ai resti visibili nel thermopolium. Per quanto riguarda il nr. 55 della mappa, la Casa della Nave Europa, mancherebbe una descrizione più dettagliata della pittura di II Stile, ancora visibile in uno degli negli ambienti della residenza. Le decorazioni parietali di I-IV Stile sono però spiegate dall’audioguida in approfondimenti separati (nnr. 111-114) che però in alcuni casi sembrerebbero interrompere la continuità della visita guidata all’interno del sito. Da segnalare la guida all’interno dell’Anfiteatro (nr. 60 della mappa): la descrizione, in particolare l’introduzione storica, sembra essere abbastanza curata; l’audioguida impone, però, un tempo di permanenza all’interno del monumento troppo lungo rispetto alle evidenze archeologiche da visitare, a tal punto che la maggior parte dei turisti è costretta a sostare nell’arena o in prossimità degli ingressi principali.

Uno dei vantaggi dell’audioguida consiste nella possibilità da parte dell’utente di consultare liberamente i punti di interesse, spesso indicati nei pannelli affissi agli ingressi. Consultando sulla mappa la distribuzione dei PDI, il percorso di visita all’interno dell’area archeologica appare a prima vista piuttosto tortuoso. In realtà, nella legenda sono riportate alcune indicazioni sull’itinerario: in particolare, l’utente ha la possibilità di scegliere la durata della visita guidata che può essere di 2 ore, di mezza giornata o dell’intera giornata a partire dagli ingressi di Piazza Esedra, Piazza Anfiteatro e Piazza Marina. L’unico svantaggio per il turista è costituito dal tempo che impiega all’ingresso del sito nel pianificare la propria visita, oltre ad interpretare la mappa e a cercare di orientarsi rispetto all’area archeologica.

Il risultato consiste in una perdita di attenzione da parte dell’utente che rinuncia a completare l’itinerario sfinito da un percorso difficile da gestire, senza poter fruire così dell’intero sito.

 

1.3 – Le guide ‘cartacee’

Per gli utenti che decidono di avvalersi di un percorso di visita ‘tradizionale’ basato su supporti non multimediali ma di tipo cartaceo si segnalano i testi di F. Pesando, M. P. Guidobaldi ‘Pompei Ercolano Oplontis e Stabiae’ e di E. La Rocca, M. e A. De Vos, ‘Pompei’ (rieditato nel 1994) che costituiscono le guide archeologiche a carattere scientifico. Particolarmente interessante, reperibile anche attraverso il web, è la guida per un giorno scritta da Pesando e inclusa nella collana Itinerari Archeologici 2.0, edita nel 2013 che propone un inquadramento storico del sito seguito da 8 itinerari di visita che possono essere scelti dall’utente (fig. 7):

  1. Ingresso-Terme Suburbane-Porta Marina-Foro Civile con 5 PDI
  2. Terme del Foro-via di Mercurio-via Consolare con 12 PDI
  3. Necropoli di Porta Ercolano-villa dei Misteri con 3 PDI
  4. Le Mura da Porta Ercolano a Porta Nocera con 6 PDI
  5. Via della Fortuna-via di Nola con 8 PDI
  6. Foro Triangolare-Quartiere dei teatri con 9 PDI
  7. via dell’Abbondanza-via di Castricio con 16 PDI
  8. Anfiteatro-Palestra Grande-Necropoli di Porta Nocera con 4 PDI

La guida contiene, inoltre, tre ‘Approfondimenti’ (Le mura, Le terme e le Pitture a mosaico), una mappa dell’area archeologica con il posizionamento dei PDI e, infine, un ‘Glossario’ con i termini più ricercati.

 

2. – Le applicazioni per dispositivi mobili

Dai sopralluoghi è emerso che solo una modesta percentuale di utenti utilizza le APP (pay o free download) ideate per dispositivi mobili quali tablet, smartphone, iPhone o iPad. Poche sono le applicazioni concepite per i sistemi sia Android che iOS: le più complete che permettono una navigazione assistita all’interno della città, con scelta dei percorsi, durata dell’itinerario, possibilità di visualizzare informazioni aggiuntive come video e sovrapposizioni di Realtà Aumentata sono stati ideati per iPhone e iPad.

Le applicazioni scaricabili da GooglePlay o AppStore con più download restano:

  • Pompei un giorno nel passato
  • Pompei Touch
  • Eros Pompeii
  • Pompei Maps and Walk
  • Pompei App
  • Visita Guidata di Pompei
  • Pompei Offline Map Travel Guide
  • Pompei Filmcards
  • iPompei
  • Le Lune di Pompei
  • Napoli Pompei Capri City guide

 

1. Pompei un giorno nel passato

Descrizione

è un’applicazione multilingue,
consultabile anche in modalità offline, ideata da Luigi Manzo e Luigi di
Somma della società Kreisa s.r.l. per dispositivi
mobili scaricabile da Google Play, AppStore.

Costo

€ 2.69.

Versioni

1.0.4 (Android) e  2.2 (iOS)

Caratteristiche

Android superiori alla 3.0 e per i sistemi iOS 6.0 o successivi. Compatibile con iPhone,
iPad e iPod touch ed ottimizzata per iPhone
5.

Dimensioni

79 MB (Android) e 65.85 MB (iOS)

Aggiornamenti

17 luglio 2014.

Valutazione
degli utenti

5/5
(Google Play)

Download/Installazioni

10-50.

Lingue

6

Sitografia

http://www.pompeiiapp.com/

http://www.ecampania.it/napoli/news/pompei-l-aiuto-della-tecnologia-un-giorno-nel-passato

https://itunes.apple.com/it/app/pompei-un-giorno-nel-passato/id654750254?mt=8

http://www.kreisa.it/

http://www.archeomatica.it/ict-beni-culturali/una-nuova-app-per-pompei

Contenuti

L’APP offre una audio/guida
interattiva, funzionante anche  in
modalità offline e concepita per accompagnare il turista nell’area
archeologica di Pompei (fig. 8). La
Home Page presenta una schermata semplice ed
intuitiva con la possibilità di accedere a diverse funzioni attraverso
quattro icone:

– Guida

– Edifici

– AR

– Altro.

Nella sezione ‘Guida’, l’utente ha la
possibilità di scegliere due percorsi: il primo ‘a tempo’ in base alla durata
della visita che può variare da 2 a 4 ore fino all’intera giornata; il
secondo offre l’opportunità di consultare ‘itinerari consigliati’, in
particolare:

1. Da Porta Marina al Foro

2. Dal Foro alla Casa dei Vettii

3. Il quartiere dei Teatri

4. Dal Foro alla Villa dei Misteri

5. Da Porta Vesuvio a Porta Nola

6. Via dell’Abbondanza

7. Da Porta Nocera
all’Anfiteatro

Durante la visita guidata, una mappa
interattiva, visibile in modalità satellite o
offline, segnala la posizione esatta dell’utente all’interno del sito
attraverso il segnale GPS del dispositivo mobile. Questa funzione consente di
visualizzare più di 60 punti di interesse (PDI) per
ognuno dei quali viene indicata la distanza rispetto alla propria posizione;
i PDI, consultabili con un semplice click, danno la possibilità di accedere
ad informazioni di tipo testuale, photo gallery, audio guida oppure brevi video. L’APP consente,
inoltre, di creare una lista di preferenza dei PDI e di salvare quelli più
interessanti, oltre alla possibilità di condividerli attraverso i social network e di lasciare una valutazione o un
commento.

Alla sezione ‘Edifici’ è possibile
consultare una lista dei monumenti di Pompei inclusi nei 7
itinerari forniti dall’applicazione; in questo caso l’utente potrà così
selezionare a scelta un singolo edificio e accedere a tutte le informazioni
correlate oppure risalire all’itinerario di riferimento.

La modalità ‘AR’ (Augmented Reality) permette di inquadrare con il proprio
dispositivo mobile uno sfondo, un edificio o uno scorcio della città di Pompei
e di visualizzare in tempo reale una serie una serie di tags
che indicano i PDI più vicini con la relativa distanza/tempo di percorrenza;
inoltre, cliccando su ogni singolo tag sarà
possibile accedere a tutte le informazioni relative al punto di interesse
selezionato.

Nella sezione ‘Storia’ l’applicazione
fornisce all’utente solo indicazioni testuali con schede storiche ed approfondimenti tra cui ‘La fondazione della città’,
‘Lo sviluppo urbanistico’, ‘Pompei’, etc.

Infine, la categoria ‘Altro’ consente di accede ad informazioni logistiche del tipo orario di
apertura, lista preferiti, come arrivare, prezzo del biglietto etc.

 

2. Pompei Touch

Descrizione

È un’applicazione
bilingue scaricabile da Google Play, AppStore e Windows Phone e condivisibile
su Facebook, Twitter e Instagram. Consente di visualizzare in tempo reale le
ricostruzioni virtuali di alcuni monumenti/edifici di Pompei.

Costo

€ 1.99

Versioni

1.0.0.4 (Android) e 1.0.3 (iOS)

Caratteristiche

Android 2.3.3 e superiori;
iOS 3.1 o successive. Compatibile con iPhone 3GS, iPhone 4, iPhone 4S,
iPhone 5, iPhone 5c, iPhone 5s, iPhone 6, iPhone 6 Plus,
iPad, iPod touch (3a generazione), iPod touch (4a generazione) e iPod touch
(5a generazione). Questa app è ottimizzata per iPhone 5.  

Dimensioni

20 MB  (Android) e 24.7 MB
(iOS)

Aggiornamenti

18 marzo 2014.

Valutazione degli utenti

4.6/5 (Google Play)

Download/Installazioni

100-500

Lingue

Italiano/inglese

Sitografia

http://www.pompeitouch.com/

https://play.google.com/store/apps/details?id=hb.pompeitouch&hl=it

https://www.youtube.com/watch?v=bf7Bd7MAP54

http://www.archeomatica.it/ict-beni-culturali/pompei-touch-l-antica-pompei-ricostruita-a-portata-di-mano

https://itunes.apple.com/it/app/pompei-touch/id835682385?mt=8

Contenuti

L’APP, supportata dai
sistemi Android, iPhone e Windows, consente di visualizzare le ricostruzioni
virtuali degli edifici più importanti di Pompei, sovrapponendole alle
immagini attuali della città antica, attraverso un semplice ‘touch’ sul
display del proprio dispositivo mobile (fig. 9).

La Home Page dell’APP
riassume in piccole icone le ricostruzioni da visualizzare, in particolare:

1. La Basilica

2. il Tempio di Apollo

3. il Foro

4. il Macellum

5. le Terme del
Foro/Apodyterium

6. le Terme del Foro/
Tepidarium

7. le Terme del
Foro/Calidarium

8. la Casa del Fauno

9. il Panificio

10. le Terme Stabiane

11. la via
dell’Abbondanza

12. il Tempio di Iside

13. la Casa del Menandro

14. la Fullonica di
Stephanus

15. Porta Nocera e la
Necropoli

16. l’Anfiteatro

Ogni icona, che consente
di accedere al monumento prescelto, è collegata ad una ricostruzione
virtuale; nella schermata in alto si osservano alcuni comandi che attivano
determinate funzioni, tra cui la possibilità di tornare indietro accedendo di
nuovo alla Home Page (tasto back), di visualizzare l’immagine attuale del
monumento selezionato, di cancellare con un touch sul diplay alcune porzioni
del monumento nel suo stato attuale per visualizzarne la ricostruzione
virtuale (funzione ‘Cancella’) e, infine, un’icona che consente di popolare
la scena ricostruita con alcuni personaggi dell’epoca.

L’applicazione, ideata
per accompagnare l’utente durante il suo itinerario di visita agli scavi, è
consultabile anche in modalità offline a scopo didattico e divulgativo.

L’ideatore e l’art
director del progetto ‘Pompei Touch’ è Raffaele Gentiluomo
il quale ha sviluppato l’applicazione in un anno di lavoro grazie alla
sinergia di esperti del settore, tutti
provenienti dal territorio vesuviano e con competenze in diversi
campi: fotografia, 3d designer, archeologia e storia dell’arte, web designer,
programmatori e sviluppatori informatici. ‘Pompei touch’ è diventato il
simbolo di un vero e proprio progetto culturale innovativo e in continua
evoluzione che ha come obiettivo principale la fruizione del sito
archeologico di Pompei. 

 

3. Eros Pompeii

Descrizione

un’applicazione ideata da Kreisa s.r.l. per dispositivi mobili scaricabile da AppStore.

Costo

gratuita

Versioni

1.0

Caratteristiche

Richiede l’iOS
6.0 e successive. Compatibile con iPhone,
iPad e iPod touch. Questa app è ottimizzata per iPhone 5.

Dimensioni

85.3 MB

Aggiornamenti

22/10/2013

Valutazione degli utenti

non pervenuto

Download/Installazioni

non pervenuto

Lingue

Italiano, Francese, Giapponese, Inglese.

Sitografia

https://itunes.apple.com/it/app/eros-pompeii/id718996246?mt=8

http://www.kreisa.it/

Contenuti

L’applicazione è costituita da una photo gallery
di sculture, mosaici ed oggetti suddivisi in quattro categorie (fig. 10): 1.
Eros, 2. Il Gabinetto segreto del MANN, 3. Le pitture erotiche delle terme Suburbane, 4. Il lupanare. Una mappa interattiva fornisce la
possibilità di visualizzare 12 punti di interesse geolocalizzati nell’area archeologica e correlati agli
argomenti trattati. La struttura dell’applicazione è molto simile a ‘Pompei
un giorno nel passato’, entrambe ideate dalla società Kreisa s.r.l.

 

 

4. Pompei Maps and Walk

Descrizione

È un’applicazione
progettata da GPSmyCity.com per iPhone e iPad.

Costo

Gratuita (versione Lite);
€ 4.5 (AppStore).

Versioni

6  (Android) e 5.7 (iOS)

Caratteristiche

4.0 e superiori (Android); richiede l’iOS 6.0 o successive.
Compatibile con iPhone, iPad e iPod touch.
Questa app è ottimizzata
per iPhone 5.

Dimensioni

15 MB (Android) e 39.2 MB (iOS)

Aggiornamenti

23/05/2014 (Google Play);
01/08/2014 (AppStore)

Valutazione degli utenti

3/5 (Google Play)

Download/Installazioni

1.000-5.000

Lingue

Inglese

Sitografia

https://play.google.com/store/apps/details?id=com.gpsmycity.android.u155

https://itunes.apple.com/it/app/pompei-map-and-walks/id385253714?mt=8

Contenuti

L’applicazione consente
di consultare la mappa della città antica di Pompei e di visualizzare, attraverso
il segnale GPS del dispositivo mobile, la propria posizione all’interno del
sito (fig. 11). L’utente ha
la possibilità di impostare il percorso di visita scegliendo fra diversi
itinerari per ognuno dei quali l’applicazione racchiude una serie di punti di interesse (PDI) suddivisi in categorie, oltre a
specificare la durata dell’itinerario:

– Historic sights (8 PDI); Duration: 1 hour;

– Ancient life in Pompei (9 PDI); Duration:
2 hours;

– Places of Worship (10 PDI); Duration: 1 hour;

– Old City Tour (11 PDI); Duration: 1 hour;

– Old City Tour II (12 PDI); Duration: 2 hours;

– Main Streets Walking (11 PDI); Duration: 1 hour. 

L’applicazione indica per
ogni punto di interesse sulla mappa la distanza
rispetto alla posizione dell’utente oppure la distanza in metri tra un punto
e l’altro o il tempo di percorrenza in minuti mentre una bussola segnala la
direzione dell’itinerario scelto.

Nel Menù principale, oltre
alla possibilità di scegliere il percorso, in alto, una serie di comandi
(Tour Map, Rewind Tour, Marks as Walked,
Like, Share on Facebook,
Share on Twitter) consentono di visualizzare
all’occorrenza la mappa con i punti di interesse selezionati, di esprimere
una preferenza sull’itinerario e di condividere gli approfondimenti sui
social network. Inoltre, le sezioni ‘Attractions’ e
More’ consentono di reperire informazioni sul
territorio di Pompei tra cui le principali attrazioni nei dintorni, i luoghi
di ristorazione e altre informazioni logistiche. Queste funzioni sono
supportate da una mappa del territorio che facilita gli spostamenti degli
utenti anche al di fuori dell’area archeologica.

Alla scheda di
approfondimento di ogni PDI l’utente potrà visualizzare un breve testo
descrittivo accompagnato da un’immagine fotografica mentre in alto le icone
consentiranno di attivare alcune funzioni tra cui: 1. l’accesso alla mappa
del sito, 2. la visualizzazione di tutti i punti d’interesse, 3. la distanza
tra il punto precedente e quello successivo, 4. la possibilità di segnare i
PDI già visitati, 5. la possibilità di esprimere una preferenza.

L’APP non fornisce un’audioguida del sito ma consente di controllare tutti gli
spostamenti attraverso la mappa e di calcolare la durata del percorso e le
distanze in metri. Tra le funzioni aggiuntive vi è infine quella di
aggiungere foto personali e commenti ad ogni scheda
di approfondimento ma risulta particolarmente interessante quella di creare
un proprio percorso di visita personalizzato scegliendo i PDI con le relative
immagini da inserire, oltre alle descrizioni.

La versione Lite
dell’applicazione, pur essendo gratuita, non supporta tutti gli
approfondimenti o le funzioni reperibili durante l’itinerario di visita, che
invece richiedono necessariamente l’installazione della ‘Full Version’.

 

 

5. Pompei APP Lite

Descrizione

È un’applicazione
scaricabile direttamente dall’AppStore è stata
ideata dalla Blue Scorpion, azienda che fornisce servizi di consulenza, progettazione e
realizzazione di sistemi Hardware e Software, oltre allo
sviluppo
di APP per iOS e Android.

Costo

Gratuita (versione Lite)

Versioni

1.1

Caratteristiche

Richiede l’iOS
6.0 o successive. Compatibile con iPhone,
iPad e iPod touch. Questa app è ottimizzata per iPhone 5.

Dimensioni

21.8 MB

Aggiornamenti

18/09/2013

Valutazione degli utenti

Non pervenuta

Download/Installazioni

Non pervenuto

Lingue

italiano, inglese, francese, spagnolo,
giapponese, svedese, russo, tedesco etc.

Sitografia

http://www.pompeiapp.com/www/

http://www.bluescorpion.it/

http://www.bluescorpion.it/app/#

https://it-it.facebook.com/PompeiAPP

https://itunes.apple.com/it/app/pompeiapp-lite/id690416657?mt=8

Contenuti

L’applicazione
multilingue fornisce una guida interattiva all’area archeologica di Pompei
consentendo la localizzazione su mappa dei PDI mentre attraverso il segnale
GPS del dispositivo mobile è possibile reperire la propria posizione
all’interno del sito (fig. 12).

La Home Page
dell’APP appare molto intuitiva e facile da consultare; inoltre, propone 6
sezioni dedicate a:

– gli Scavi di Pompei

– il Santuario di Pompei

– La città di Pompei

– Categorie

– Eventi

– Info Utili

Alla sezione ‘Scavi di
Pompei’ è possibile consultare la mappa del sito in modalità
‘da satellite’ con il posizionamento dei PDI; in alto, un’icona consente di
rintracciare la propria posizione o di ritornare alla home dell’APP. In basso, una serie di icone
racchiudono altre funzioni tra cui: la Lista degli Edifici (il tempio di
Apollo, il Foro, il tempio di Giove, la villa dei Misteri, il Lupanare, il
Teatro Grande, l’Anfiteatro), AR (Augumented
Reality), la Storia che fornisce solo informazioni testuali e il Glossario
che permette di consultare diversi termini.

La sezione ‘Lista degli ‘Edifici’ propone schede di approfondimento relative
ai PDI selezionati e costituite da informazioni testuali accompagnate da
un’immagine fotografica; in basso un’icona attiva la modalità audio per
ascoltare le spiegazioni che accompagnano l’utente durante il sopralluogo.
Interessante è la funzione AR che consente di inquadrare con il proprio
dispositivo mobile uno scorcio o un monumento all’interno del sito di Pompei,
per visualizzare in tempo reale una serie di tags
che indicano i PDI più vicini con le relative informazioni sulla distanza in
metri, oltre ad una bussola visibile in alto a destra del display per
l’orientamento all’interno del sito.

Le sezioni Categorie e
Info Utili della Home Page
forniscono informazioni sugli scavi, gli orari d’accesso ma anche indicazioni
sulla città moderna con itinerari enogastronomici, di shopping e consigli su dove
dormire/mangiare, attrazioni a Pompei e dintorni, i trasporti, la mobilità,
le news e gli eventi più importanti. L’app può essere
condivisa anche attraverso i social network.

 

6. Visita Guidata di Pompei

Descrizione

un’APP ideata dalla NAXE e scaricabile da GooglePlay.

Costo

€ 2.99

Versioni

1.0.1

Caratteristiche

Versioni di Android 2.3.3 e superiori.

Dimensioni

29 MB

Aggiornamenti

12 dicembre 2013

Valutazione degli utenti

1.7/5 (Google Play)

Download/Installazioni

50-100

Lingue

Italiano, inglese

Sitografia

https://play.google.com/store/apps/details?id=it.naxe.touch.pompeiitour&hl=it

Contenuti

L’applicazione, che
funziona anche in modalità offline, offre
l’opportunità di visualizzare una mappa interattiva sulla quale sono
posizionati i punti di interesse (PDI) del sito archeologico di Pompei (fig.
13); tra questi in particolare: la domus dei
Gladiatori, la Casa dei Vettii, la Casa di Ifigenia, Le terme Suburbane, la domus
di Mercurius, La Casa del Larario di Achille, il Macellum, La Casa dei Mosaici Geometrici, il Lupanare, il
Tempio di Iside, la Casa del Giardini di Ercole, Praedia
di Giulia Felice, la Casa di Loreio Tiburtino, la
Casa del Menandro, la Casa di Sallustio e la Casa
del Poeta Tragico etc.

La Home Page, dalla
grafica piuttosto intuitiva, consente di scegliere tra due lingue (italiano e
inglese) e di esprimere una valutazione sulla funzionalità del prodotto
mentre in basso quattro icone permettono di accedere a diverse funzioni tra
cui: ritornare alla home del sito (tasto back); consultare la ‘mappa’, con il
posizionamento dei PDI; accedere alla ‘Lista’ con l’elenco di tutti i punti
di interesse, consultabili attraverso un semplice click. Ad
ogni PDI è collegata una scheda di approfondimento costituita da un breve
testo descrittivo, accompagnato dalla photo gallery. Le immagini fotografiche possono essere
ingrandite oppure condivise assieme agli altri contenuti sui
social network
. Infine, la sezione ‘Cerca’ consente di impostare una
ricerca libera e di accedere più velocemente ai PDI contenuti nella lista
dell’APP.  

 

7. Napoli Pompei Capri City Guide

Descrizione

È un’applicazione
progettata dalla società Book Maker SRL e ideata per Android e iOS,
disponibile su App Store
e su Google Play.

Costo

€ 0.99

Versioni

1.2  (Android); 1.5 (iOS)

Caratteristiche

Per Android
2.2 e superiori e Richiede l’iOS 5.0 o successive. Compatibile con iPhone, iPad e iPod touch. Questa
app è ottimizzata per iPhone
5.

Dimensioni

1,2 MB (Android); 3.6 MB (iOS)

Aggiornamenti

01 gennaio 2014 (Android); 23/01/2014 (iOS)

Valutazione degli utenti

3.7/5 (Google Play)

Download/Installazioni

1.000-5.000

Lingue

Italiano, inglese

Sitografia

https://itunes.apple.com/it/app/napoli-pompei-capri-ischia/id659295235?mt=8

https://play.google.com/store/apps/details?id=com.italiamultimedia.android.napoli&hl=it

Contenuti

L’applicazione,
condivisibile sui social network, fornisce una guida
completa di Napoli e dintorni, incluse le aree archeologiche di Pompei e di
Ercolano; inoltre, offre l’opportunità all’utente di aggiungere foto e
commenti (fig. 14).

L’APP supporta il turista
durante il percorso di visita alla città di Napoli offrendogli la possibilità
di impostare un itinerario selezionando alcune categorie:zona
per zona’ (dal quartiere, alla strada, al museo, alla singola opera), ‘A-Z’
(elenco dei punti di interesse: località, città, siti, hotel, musei etc.),
per ‘itinerari’.

Nella Home Page in
basso si osservano tre sezioni : la ‘timeline
consente di visualizzare le informazioni storiche della città a partire dalla
fondazione di Partenope mentre nella stessa scheda
di approfondimento, in basso, è possibile scegliere tra tre link inclusi
nella categoria ‘monumenti del periodo’: 1. Pompei,
2. Ercolano, 3. Anfiteatro
Flavio. Alla voce ‘Pompei’ l’applicazione offre informazioni storiche
inerenti l’area archeologica accompagnate da una photo gallery; quest’ultima è
divisa in 5 sezioni: 1. La storia, 2. Gli scavi di
Pompei, 3. L’impianto, 4.
Le case di Pompei, 5. Il santuario di Pompei. La
sezione ‘Visita’, invece, mostra curiosità e dettagli sugli scavi
archeologici con possibilità di visualizzare contemporaneamente una mappa
interattiva del sito con punti di interesse
cliccabili, collegati ad ulteriori schede di approfondimento. La sezione
‘Dintorni’ permette semplicemente di collegarsi a
Google Maps e di visualizzare la zona d’interesse
selezionata. Nella Home, oltre alla timeline, vi sono le sezioni ‘Imperdibili’ e ‘Da sapere’
che forniscono informazioni di storia, arte, cultura del territorio di
riferimento con curiosità enogastronomiche, eventi/shopping, news, mezzi di
trasporto (ItaloTreno e trasporti urbani).

 

8. Pompei Offline Map Guide

Descrizione

è un’APP sviluppata da Venkateswar
Rao e progettata per iPhone,
iPad e iPod touch, scaricabile da AppStore.

Costo

€ 4.99

Versioni

1.0

Caratteristiche

Richiede l’iOS
4.3 o successive. Compatibile con iPhone,
iPad e iPod touch. Questa app è ottimizzata per iPhone 5.

Dimensioni

105 MB

Aggiornamenti

30/03/2014

Valutazione degli utenti

Non pervenuta

Download/Installazioni

Non pervenuto

Lingue

inglese

Sitografia

https://itunes.apple.com/it/app/pompei-offline-map-travel/id848165931?mt=8

Contenuti

L’applicazione consente di consultare in
modalità offline una mappa interattiva del sito archeologico di Pompei  mentre attraverso il segnale GPS del
dispositivo mobile è possibile rintracciare la propria posizione (fig. 15). La mappa visualizza una serie di punti di interesse (PDI) che rimandano a schede di
approfondimento o ad una photo gallery
dei monumenti selezionati. Tra le altre funzioni vi è una sezione dedicata
alle aree di maggiore interesse e/o attrazioni della zona (monumenti e musei
etc.) inoltre, è possibile cercare i luoghi di pernottamento e di ristoro, i
numeri utili ed altre località etc.

 

9. Pompei Film Cards (Vivere la Storia)

Descrizione

È un’applicazione
sviluppata da Nexus srl e ideata per i sistemi iOS,
scaricabile da AppStore.

Costo

€ 0.89

Versioni

1.2

Caratteristiche

Richiede l’iOS
5.1 o successive. Compatibile con iPhone,
iPad e iPod touch. Questa app è ottimizzata per iPhone 5.

Dimensioni

520 MB

Aggiornamenti

17/12/2013

Valutazione degli utenti

Non pervenuta

Download/Installazioni

Non pervenuto

Lingue

Italiano, inglese

Sitografia

https://itunes.apple.com/it/app/pompei/id339147826?mt=8

http://www.yourlifeupdated.net/uncategorized/pompei-guida-turistica-di-una-delle-pi-belle-citt-del-mondo/

Contenuti

L’APP Pompei Vivere la
Storia è una guida multimediale che offre un’audioguida
arricchita da photo gallery, filmati, bussola per la navigazione,
approfondimenti ed informazioni varie relative all’area archeologica di
Pompei (fig. 16). L’applicazione offre l’opportunità
di visualizzare una mappa interattiva del sito, anche in modalità
‘da satellite’, oltre al posizionamento dell’utente all’interno dell’area
archeologica tramite il segnale GPS del dispositivo mobile. Inoltre, è
possibile consultare una serie di PDI (punti di interesse)
relativi alle evidenze più interessanti.

La Home Page dell’APP
si presenta al centro con un’enorme bussola il cui ago indica, a seconda
della preferenza dell’utente, le varie categorie rappresentate da icone:

– Filmati, per un totale
di 16 video e di una durata di circa 75 minuti di
film ,raccolti in un unico tema che riguarda la ‘città’ antica e suddivisi
in: 1. La città, 2. Storia della città, 3. Arco di Caligola e Tempio, 4.
Anfiteatro, 5. Basilica, 6.
Edifici del Foro, 6. Foro Grande, 7.
Foro Triangolare, 8. Fullonica
di Stephanus, 9. Negozi, 10. Porta Marina ed altri 6
approfondimenti correlati.

Photo gallery con oltre
500 immagini e 40 ricostruzioni 3D

– la Storia della città
con schede e approfondimenti testuali

– Tutti i luoghi

– Percorsi di visita

– Pompei Erotica con
testi e filmati a tema e collegamenti ai reperti più significativi
conservati nel MANN (Museo archeologico Nazionale di Napoli)

– Approfondimenti con
testi, foto e filmati relativi a diversi argomenti
trattati tra cui:

  1. I monumenti
  2. La casa romana
  3. Il sistema idrico
  4. Le attività lavorative
  5. L’alimentazione
  6. I divertimenti
  7. L’amministrazione pubblica
  8. La misurazione del tempo
  9. Le comunicazioni
  10. Le terme
  11. La religione
  12. Gli stili pittorici
  13. La lettera di Plinio il Vecchio a Plinio il Giovane

– Dormire e Mangiare
(Hotel e Ristoranti)

– Informazioni Turistiche

L’APP consente di
scegliere tra alcuni itinerari lungo i quali sono
indicati i PDI, ad esempio: ‘Da Porta Marina all’Arco di Caligola’, ‘Dall’Arco di Caligola alla Villa dei Misteri’ etc. Per
ogni PDI si apre una breve scheda descrittiva accompagnata da un’immagine; in
alto, una serie di icone permettono di accedere ad
alcune funzioni, tra cui: 1. L’audioguida, 2. Filmato storico o di ricostruzione 3D, 3. Photo gallery,
4. Posizionamento GPS e localizzazione dei propri
spostamenti all’interno del sito con vista da Google Maps.

 

10. iPompei

Descrizione

Applicazione
multimediale della città di Pompei e degli scavi archeologici, ideata dalla
società GOAPP SRL e scaricabile da AppStore.

Costo

gratuita

Versioni

1.2

Caratteristiche

Richiede l’iOS 4.3
o successive. Compatibile con iPhone,
iPad e iPod touch. Questa app è ottimizzata per iPhone 5.

Dimensioni

4.7 MB

Aggiornamenti

20/01/2014

Valutazione degli utenti

Non pervenuta

Download/Installazioni

Non pervenuto

Lingue

Italiano, inglese

Sitografia

https://itunes.apple.com/it/app/ipompei/id529073747?mt=8

http://comune.pompei.na.it/

Contenuti

L’APP offre una guida del
territorio di Pompei in particolare della città sia antica che
moderna (fig. 17). La Home Page piuttosto semplice è suddivisa in categorie, in
particolare:

– Home, per accedere con
più facilità alla schermata iniziale (tasto back).

– La città, sezione a sua
volta suddivisa in: 1. La città e la storia; 2. Feste e tradizioni; 3. Arte e
cultura.

– Info con la possibilità
di reperire informazioni varie (Ospitalità,
Trasporti e collegamenti, Numeri Utili).

– Crediti che rimanda al
sito della società che ha realizzato l’applicazione (GOAPP SRL).

 

11. Le lune di Pompei

Descrizione

È una guida interattiva, ideata da Dario Savarese e sviluppata da Pasquale D’Orsi della società
Libellula Grafica LAB e scaricabile da AppStore.

Costo

gratuita

Versioni

1.1

Caratteristiche

Richiede l’iOS
3.2 o successive. Compatibile con iPhone,
iPad e iPod touch.

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Aggiornamenti

30/03/2012

Valutazione degli utenti

Non pervenuta

Download/Installazioni

Non pervenuto

Lingue

Italiano, inglese

Sitografia

https://itunes.apple.com/it/app/le-lune-di-pompei/id445836892?mt=8

http://www.lelunedipompei.net/

http://www.italiadiscovery.it/dettaglio_art.php?id=20077

http://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187786-d195477-r116069158-Ancient_Pompeii-Pompeii_Province_of_Naples_Campania.html

Contenuti

L’applicazione multimediale consente di
accompagnare l’utente durante la vista notturna al sito archeologico di
Pompei (fig. 18). La Home Page è articolata in 4 sezioni:

  Chiedilo alla Luna

– Prenota, per prenotare
il proprio percorso di visita

Otium a Pompei,
con indicazioni logistiche riferite ai luoghi di pernottamento e di
ristorazione

– Il Percorso con gli itinerari notturni da
percorrere all’interno del sito archeologico

News

Alla sezione il
percorso’ l’utente potrà scegliere il proprio itinerario di visita tra:

1. La Luna della Morte che prevede un
percorso nell’antica Necropoli

2. La Luna Virtuale con escursioni nel Foro,
le domus e l’Arena

3. La Luna della Speranza (Orto dei
Fuggiaschi)

4. La Luna del Successo (Cubicula)

5. La Luna comunitaria (Casa della Nave
Europa)

6. La Luna mistica (villa di Ottavio Quartione)

7. La Luna della Vita (Strada)

8. La Luna che si diverte (Arena)

I PDI visibili sulla mappa interattiva sono
cliccabili e rimandano a schede di approfondimento con testi piuttosto
sintetici e alcune immagini fotografiche della Pompei notturna, a seconda delle aree di interesse selezionate.

 

I commenti lasciati dagli utenti, riferiti alle applicazioni sopra elencate, indicano che non tutte le APP sono funzionali o compatibili con i dispositivi mobili, nonostante rispondano ai requisiti tecnici.

Le principali problematiche legate alla fruizione del sito sono attribuibili alle dimensioni dell’area da esplorare, alla chiusura momentanea di aree oggetto di restauri e alla mancanza di indicazioni sufficientemente adeguate per quei turisti che preferiscono avvalersi di un itinerario di visita personalizzato svincolato dalle guide ‘tradizionali’.

L’analisi delle APP più scaricate dagli utenti, ideate per il sito archeologico di Pompei, permette di elaborare una stima, seppur indicativa, del rapporto tra qualità, prezzo, numero di download attraverso gli store dedicati.

Alla ricerca esaustiva sul web è seguita una verifica, all’interno del sito di Pompei, di alcune delle applicazioni presentate: sono state installate su iPhone 5 le APP Pompei un giorno nel passato, Pompei Touch, Pompei Maps and Walk, Pompei App, Pompei Filmcards, iPompei e le Lune di Pompei mentre l’applicazione Napoli Pompei Capri City guide è stata installata su dispositivo Android (Samsung Galaxy TAB 10.7) e provata in modalità offline. Dal confronto tra le applicazioni è emerso che l’APP più completa e funzionale all’itinerario di visita è ‘Pompei un giorno nel passato’ seguita da ‘Pompei App’ e ‘Pompei Filmcards’; tutte mostrano caratteristiche analoghe, presentando contenuti di qualità: audioguida, filmati, punti cliccabili, mappa interattiva, schede di approfondimento con testo e photo gallery, modalità AR, funzione GPS per la localizzazione all’interno del sito. Interessante è l’applicazione ‘Pompei Film Cards’ con sezioni di approfondimento riservate ai filmati e ai video 3D per un totale di circa 75 minuti e circa 16 riproduzioni che accompagnano l’utente nell’area archeologica. Nonostante gli ottimi requisiti e i costi contenuti, rispetto al noleggio dell’audioguida all’ingresso di Porta Marina, non è possibile stimare in maniera esaustiva la funzionalità di tutte le applicazioni: ad esempio, per ‘Pompei App’ non è possibile risalire al giudizio degli utenti e dunque elaborare una valutazione effettiva del prodotto; ‘Pompei Touch’ nonostante i costi contenuti (€ 1.99) sembra essere poco scaricata dall’AppStore di riferimento ma allo stesso tempo attraverso il web ha riscosso una valutazione positiva; infine, ‘Pompei un giorno nel passato’, che al momento appare l’APP più completa e funzionale alla visita guidata nel sito archeologico presenta il minor numero di installazioni, tra i 10-50 utenti con valutazioni altrettanto positive.

Diverso è il discorso per le altre applicazioni proposte che presentano un livello di contenuti più basso e con costi ancora più contenuti o inesistenti; l’unica eccezione è costituita da ‘Pompei Offline Map Guide’ con un costo più elevato rispetto a tutte le APP valutate di 4.9 euro. In questo caso e per quelle applicazioni, che riportano tutte le informazioni necessarie alla valutazione, il numero di download sembra essere più elevato con stime che si aggirano da un minimo di 100 installazioni fino ad un massimo di 5000.

Per quanto riguarda i contenuti, ‘Pompei touch’ appare incompleta: l’applicazione multimediale offre una ‘divertente’ ricostruzione virtuale delle rovine di Pompei ma priva di contenuti o di servizi aggiuntivi per l’utente. L’applicazione ‘Le Lune di Pompei’ manca, invece, di un vero e proprio contenuto scientifico; inoltre, nonostante sia ancora scaricabile dal web è ormai sorpassata, essendo legata ad un progetto di fruizione dell’area archeologica che risale all’agosto del 2009. A scopo turistico e divulgativo sono, invece, le altre applicazioni ‘Pompei maps and Guide’, ‘Napoli Pompei Capri City Guide’ e ‘Pompei Offline Map Guide’. Non rientra in questa prima valutazione complessiva l’APP ideata dal comune, ‘i-Pompei’, l’applicazione, infatti, non risulta funzionante con la rete 3G. I problemi legati alla connettività della rete potrebbero essere risolti mettendo a disposizione per i turisti una rete Wi-Fi gratuita, all’interno dell’area archeologica. Per l’accesso alla rete basterebbe rilasciare agli utenti una password e un ID personalizzati, favorendo così l’uso di quelle applicazioni multimediali che non sempre funzionano in modalità offline o permettendo, infine, di aggiornare/aggiungere nuove APP sul proprio dispositivo mobile anche direttamente sul posto.

APP

Costi

Nr. download

Valutazione Utente

Lingua

Pompei un giorno nel passato

2.69

10-50

5/5

multilingue

Pompei Touch

1.99

100-500

4.6/5

bilingue

Eros Pompei

gratis

multilingue

Pompei Maps
and Walk

gratis

1000-5000

3.5/5

monolingue

Pompei App

gratis

4+/5

multilingue

Visita Guidata a Pompei

2.99

50-100

1.7/5

bilingue

Napoli Pompei Capri City Guide

0.99

1000-5000

3.7/5

bilingue

Pompei Offline Map
Guide

4.9

4+/5

monolingue

Pompei Film Cards

0.89

5/5

bilingue

i-Pompei

gratis

4+/5

bilingue

Le Lune di Pompei

gratis

4+/5

bilingue

 

 

3. – Progetti di valorizzazione e di conservazione

 Lo stato di emergenza del sito archeologico di Pompei, per lungo tempo privato di un piano di tutela e di valorizzazione adeguato, ha determinato il proliferare di progetti, alcuni in corso d’opera, volti alla conservazione e alla fruizione delle evidenze antiche.

Tra questi il più importante resta il ‘Grande Progetto Pompei’, finanziato dalla Comunità Europea con fondi FESR (Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale) e presentato anche sul sito della Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia con una sezione completamente dedicata all’iniziativa, la cui conclusione è prevista entro dicembre del 2015. Il progetto, che mira allo sviluppo territoriale, alla salvaguardia, alla tutela e alla valorizzazione del sito di Pompei, è il frutto di un’azione legislativa culminata nel decreto legge n.34/2011 (art. 2). Il programma prevede la collaborazione tra diverse Istituzioni al fine di trovare quelle strategie adatte a sviluppare le linee guida del progetto:

– la riduzione del rischio idrogeologico, con la messa in sicurezza dei terrapieni non scavati;
– la messa in sicurezza delle insulae;
– il consolidamento e restauro delle murature;
– il consolidamento e restauro delle superfici decorate;
– la protezione degli edifici dalle intemperie, con conseguente aumento delle aree visitabili;
– il potenziamento del sistema di videosorveglianza.

Sul sito della Soprintendenza è possibile consultare le attività in corso di ogni singola attività, visualizzare i bandi di gara aggiudicati o quelli ancora in corso, oltre all’elenco delle domus e delle aree sottoposte a restauri o a interventi di consolidamento. La sezione ‘Trasparenza’ è riservata alla pubblicazione on-line del portale Open Data, dedicato ai lavori in corso di Pompei, in cui è possibile consultare una mappa che indica i cantieri attivi all’interno del sito, accompagnata da informazioni più dettagliate: tipologia/stato di intervento, modalità/piano di gara etc.

A questa grande iniziativa, si aggiungono le proposte di valorizzazione del sito di Pompei, promosse negli ultimi anni e basate sull’uso di ricostruzioni virtuali o di realtà aumentata, con scopi prettamente didattici, oltre alla divulgazione di foto panoramiche per la conoscenza del sito.

In quest’ultimo caso, risale alla fine del 2009 l’iniziativa che ha coinvolto il MIBACT e Google con un progetto di promozione e di conoscenza dell’area archeologica di Pompei finalizzato alla realizzazione di riprese fotografiche a 360° tramite Google trike (fig. 19), una sorta di carrellino mobile dotato di specifiche apparecchiature. L’accordo ha permesso dunque di presentare sul web, per la prima volta in un’area archeologica, i resti di una città antica attraverso la modalità di visualizzazione in Street View, attualmente consultabile in una sezione dedicata sul sito della Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia. Il successo riscontrato ha permesso di replicare l’iniziativa ancora una volta nel 2011 con altre località italiane tra cui i Fori Imperiali, il Colosseo, Villa Adriana, il Museo di Capodimonte a Napoli etc.

Altra interessante proposta del MIBACT nel 2009 è stata la manifestazione ‘Cultura a porte aperte – I pubblici del MIBAC’ rivolta alle regioni italiane tra cui la Campania, progetto inteso a rafforzare la collaborazione tra il Ministero e gli Enti locali. In Campania, diversi sono stati i fondi destinati all’incentivo di attività volte alla valorizzazione di complessi, monumenti, parchi archeologici e musei: l’Ufficio Scavi di Pompei in collaborazione con il MANN ha promosso attività di restauro di oggetti provenienti dagli scavi archeologici (affreschi, materiali lapidei etc.). Celebre è stato il restauro dell’Apollo saettante di Pompei che ha coinvolto laboratori internazionali, nel caso specifico quello di Malibù grazie al progetto ‘Prestiti di lunga durata Italia-USA’ e attraverso stage formativi che hanno coinvolto studenti dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, e scuole di Restauro italiane o straniere. Due sono stati i laboratori attivi per l’area archeologica di Pompei, il primo impegnato per la manutenzione ordinaria e di interventi complessi all’interno del sito, il secondo per il restauro di oggetti ceramici, in vetro e in metallo.

Un progetto interessante ideato per la fruizione all’interno del sito archeologico di Pompei e presentato nel maggio del 2010 è Friendly Pompei volto a creare un itinerario agevolato per i disabili e i turisti con ridotte capacità motorie (anziani, bambini, genitori con passeggini). L’itinerario, tutt’ora attivo, prevede un percorso assistito, che parte da Piazza Anfiteatro, e dura 3 ore, reso più comodo dall’introduzione, in prossimità dei luoghi da visitare di pedane e raccordi, oltre ad un’apposita segnaletica per i turisti.

 

Tra i progetti legati all’uso di sistemi e realtà virtuali, è doveroso citare ‘Back to Pompei’, presentato alla IV edizione di TechnologyBIZ nel novembre del 2012, è un sistema di realtà aumentata multipiattaforma fruibile attraverso dispositivi mobili ma anche via web, browser, PC e MAC. La progettazione è stata effettuata dalla Netminds, divisione informatica della Fondazione IRFO, in collaborazione con un gruppo di architetti e di archeologi. I software di grafica 3D utilizzati per le ricostruzioni sono della Autodesk (AutoCAD e 3DSMax). Per la ricostruzione dell’abitato antico è stato utilizzato un sistema basato su un linguaggio procedurale come CityEngine della ESRI. Alla ricostruzione tridimensionale è stato necessario affiancare un motore grafico, in questo caso Unity 3D, per creare le animazioni dei personaggi.

 

L’applicazione consente di visualizzare ricostruzioni 3D dell’antica città di Pompei prima dell’eruzione con ambientazioni e scenari molto realistici, arricchiti da personaggi virtuali che descrivono scene di vita quotidiana. Concepita come supporto durante il percorso di visita, ‘Back to Pompei’ permette di consultare in tempo reale le ricostruzioni virtuali semplicemente inquadrando con il proprio dispositivo mobile un qualsiasi monumento della città; inoltre, l’utente potrà consultare alcuni approfondimenti video ed audio opportunamente segnalati sulla mappa interattiva mediante punti di interesse. Il progetto, ideato da Leonardo Lettieri e non ancora utilizzato, permette in sostanza di: 1) visualizzare le ricostruzioni 3D dell’intera area archeologica di Pompei attualmente nota; 2) di interagire in tempo reale con l’ambiente circostante mediante punti di interesse o personaggi/avatar; 3) di farsi guidare durante il percorso di visita dai punti di interesse (PDI); 4) di scegliere il proprio percorso di navigazione in base alle aree tematiche e al tempo di visita impostati; 5) di usufruire di informazioni testuali, fotografiche e audio.

Attraverso il web è possibile rintracciare diverse ricostruzioni 3D prodotte da aziende esperte in Computer Grafica. Tra queste vi è la Capware digital worlds fondata nel 1984 da Capasso Gaetano con sede a Napoli, un’impresa che ha curato le ricostruzioni virtuali sponsorizzate da Piero Angela e quelle visibili nel MAV (Museo Archeologico Virtuale di Ercolano); sono famose, inoltre, le collaborazioni con History Channel e la CNN.

 

Dal sito dell’azienda è possibile visualizzare le ricostruzioni suddivise in argomenti: Pompei, Ercolano, il Golfo di Napoli, i Sanniti e il Medioevo. La sezione ‘Pompei’ è articolata in schede di approfondimento tra cui la Città, la Casa del Fauno, il Lupanare, le Terme, il Criptoportico, il Loreio, la Casa del Poeta Tragico e la Fullonica, ognuna delle quali è accompagnata da un breve testo descrittivo e da un video 3D della proposta ricostruttiva. In alto, scorre una photo gallery con i frames più significativi del filmato. L’azienda offre una serie di prodotti (su DVD, CD-ROM) acquistabili dal proprio store a scopo didattico e divulgativo.

Nei pressi dell’area archeologica di Pompei è invece ubicato il Virtual Pompei – Centro Archeologico Virtuale 3Dmensionale un centro promosso da ArchiLand che offre la possibilità agli utenti di continuare il proprio percorso di visita al di fuori dell’area archeologica.

Il centro Virtual Pompei è dotato di una sala di proiezione tridimensionale con 75 posti e un Antiquarium che ospita una mostra con oggetti che rappresentano la vita quotidiana a Pompei. È possibile visualizzare fino a due filmati 3D per una durata complessiva che varia dai 40 ai 60 minuti; i filmati proiettati riguardano ‘Pompei 79 d.C.’ e la ‘Leggenda della Sibilla’. Il centro ha realizzato anche un CD-ROM sulla visita di ‘Cicerone a Pompei’.

Dal sito di Virtual Pompei è possibile reperire una serie di informazioni pensate per i gruppi turistici (dalle attività promosse, ai servizi offerti e ai contatti); inoltre, la sezione Cultura Pompeiana rimanda a schede di approfondimento con immagini correlate alla vita quotidiana di Pompei.

Interessante è il progetto VillaDiom3Des Project coordinato da istituti italiani e francesi: l’ENS (Ecole normale supérieure) – che costituisce anche l’ente coordinatore del progetto, il Centre Jean Bérard, la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei e Napoli, l’Università Federico II e l’Università di Padova.

Il team di ricercatori coordinato da Hélène Dessales (assistente associato dell’ENS) prevede la conclusione di tutte le attività e la presentazione dei risultati delle ricerche nel 2017. L’intero lavoro comprende l’acquisizione dei dati mediante i rilievi fotogrammetrici, la raccolta di immagini di archivio e di riprese fotografiche tramite l’utilizzo di un drone e l’analisi dei dati emersi durante le campagne di scavo. Le attività sono propedeutiche alla realizzazione di un modello tridimensionale della villa al quale verrà affidato il compito di divulgare parte dei dati finora acquisiti.

Il progetto volto alla ricostruzione virtuale della Villa dei Misteri è stato promosso dal Cultural and Virtual Reality Laboratory – University of California Los Angeles, coordinato da Bernard Frischer. L’innovazione del progetto risiede nell’uso di nuovi sistemi di visualizzazione basati sulla Realtà Aumentata e Virtuale con prodotti divulgabili a larga scala in modalità on e off line.

Rientrano nel Grande Progetto di Pompei i lavori di restauro degli affreschi della villa dei Misteri, progetto finanziato con i fondi ordinari della Soprintendenza per un totale di 900.000 euro, attraverso l’uso di tecnologie avanzate basate sull’uso di strumentazioni laser.

Il 29 giugno del 2012 è stato siglato un accordo tra il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, i responsabili della Topcon Positioning Systems della California, il responsabile d’Italia della Topcon e il preside della Facoltà di Architettura, Carmine Gambardella, per avviare un progetto di valorizzazione rivolto al sito archeologico di Pompei. Il patto prevedeva la creazione di un database culturale e di un sistema di mappatura 3D, con ricostruzioni virtuali immersive e di realtà aumentata alla scopo di rendere fruibili, in maniera innovativa, alcuni settori della città antica. La collaborazione con i centri più avanzati della California è stata principalmente voluta per creare una sorta di ‘laboratorio tecnologico’ nell’area di Pompei al fine di sperimentare soluzioni avanzate per la telematica e il rilievo avanzato dei Beni Culturali creando alla stesso tempo nuovo opportunità di lavoro grazie alla collaborazione tra Università e Grandi Imprese.

Tra le iniziative, invece, volte alla sensibilizzazione del caso studio di Pompei con attività mirate di valorizzazione e di fruizione dell’area archeologica ricordiamo i/Pompei – le giornate dell’innovazione per i Beni Culturali avvenuto il 3-5 giugno del 2012, convegno articolato in tre giornate scientifiche con sezioni riguardanti: 1. la co-creazione della città digitale di Pompei, 2. lo sviluppo di applicazioni per i BB.CC., 3. Il contributo dei media per la valorizzazione del patrimonio culturale. Interessante l’intervento di Ernesto Hoffmann (esperto di tecnologie digitali) dal titolo ‘Nuove opportunità tecnologiche per Pompei’ che analizza in dettaglio lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali applicate ai siti archeologici di Pompei e di Ercolano. Lo spunto è da ricercare nell’interessante mostra itinerante tenutasi negli anni ’90 ‘Rediscovering Pompei’ che ottenne un enorme successo soprattutto nelle edizioni di New York e di Londra.

Tra le mostre internazionali inaugurate negli ultimi anni meritano particolare attenzione:

– ‘Un giorno a Pompei’ , mostra itinerante iniziata nell’ottobre del 2010, ideata per presentare gli aspetti della vita quotidiana dell’antica città di Pompei. Le sedi scelte sono state Singapore (National Museum), New York (Discovery Times Square), Boston (Museum of Science), Cincinnati (Cincinnati Museum Center).

– ‘Life and Death in Pompei and Herculaneum’ dal 28/03 al 29/09/2013 esposta al British Museum a Londra che ha ospitato circa 250 reperti provenienti dalla città di Pompei ed Ercolano. Un evento importante che ha visto per la prima volta la collaborazione tra il British Museum e la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, oltre alla presentazione di un video ricostruttivo delle ultime ore di vita di Pompei e un’APP dedicata alla fruizione della mostra. L’applicazione ideata per l’occasione è compatibile sia con i sistemi Android che iOS; inoltre, consente di consultare una mappa interattiva della città con luoghi d’interesse e schede di approfondimento relative a diversi argomenti: contesto urbano, commercio, religione, divertimento, usanze culinarie. È possibile consultare video, immagini ad alta risoluzione e ascoltare brani tratti dal racconto di Plinio il Giovane. L’APP è stata realizzata per funzionare anche in modalità offline, per essere consultata anche al di fuori della mostra.

– ‘Pompei’ esposta a Monaco di Baviera tra il 15/11/2013 e il 23/03/2014 che ha riscontrato uno straordinario successo. L’esposizione era incentrata sul tema della Casa del Menandro con richiami alla storia degli studi in particolare ai primi scavi nell’area vesuviana. L’argomento principale della mostra è stata l’eruzione del Vesuvio e le conseguenze che questo fenomeno ebbe nel territorio campano già a partire dall’epoca protostorica. A riguardo, interessante è stata l’esposizione di reperti provenienti dall’area nolana e da Ischia.

 

 

4. – Catalogo: le applicazioni multimediali e le ricostruzioni virtuali

 La ricerca attraverso il web ha permesso di compilare in maniera indicativa un elenco delle principali ricostruzioni virtuali di una parte degli edifici dell’antica città di Pompei.

La molteplicità delle informazioni reperibili attraverso la rete ha necessariamente imposto una selezione tra le diverse proposte ricostruttive; nel caso specifico, sono stati preferiti i progetti a carattere scientifico promossi da università, istituti di ricerca ed enti, oltre a quelli sviluppati dalle società, in particolare finalizzati alla realizzazione di video, immagini e ricostruzioni ideate per le applicazioni mobile.

Pertanto il catalogo costituisce un censimento, ancora in itinere, delle ricostruzioni 3dimensionali della città di Pompei: la valutazione complessiva dei dati raccolti consentirà, infine, di evidenziare le aree maggiormente studiate e dunque ricostruite rispetto a quelle che necessitano di una maggiore attenzione nonché valorizzazione.

Il catalogo, per ora non allegato al presente lavoro, è composto da schede di approfondimento con le immagini più significative delle ricostruzioni virtuali, oltre alle indicazioni topografiche che permettono di ubicare con precisione, rispetto alla planimetria di riferimento, gli edifici o i complessi, oggetto della ricostruzione.

La prima parte della raccolta include un elenco degli edifici posti all’interno della città o in prossimità delle mura; la seconda parte comprende, invece, le ricostruzioni a carattere generico (eruzione del Vesuvio, urbanistica di Pompei) e quelle riferite a complessi architettonici al di fuori dell’abitato (Porto, Saline, Acquedotto etc.). In particolare, sono state recuperate le ricostruzioni e le applicazioni multimediali dei seguenti casi studio:

  1.  La villa di Diomede
  2. La villa dei Misteri
  3. Casa del Fauno
  4. Casa del Poeta Tragico
  5. Casa dei Vettii
  6. Casa del Criptoportico
  7. Casa di Loreio (Octavius Quartio)
  8. Casa del Menandro
  9. Lupanare
  10. Tempio dorico
  11. Tempio di Apollo
  12. Tempio di Giove
  13. Tempio di Iside
  14. Tempio della Fortuna Augusta
  15. Foro Civile
  16. Basilica
  17. Terme del Foro
  18. Terme Stabiane
  19. Teatro Grande
  20. Anfiteatro
  21. Thermopolium di Vetutius Placidus
  22. Fullonica di Stephanus
  23. Panificio
  24. Insula del Centenario
  25. Eruzione del Vesuvio
  26. Urbanistica di Pompei
  27. Necropoli di Porta Ercolano e di Porta Nocera
  28. Acquedotto
  29. Ostello delle Muse a Murecine
  30. Saline
  31. Porto

La rassegna ha permesso infine di ricavare un prospetto riassuntivo di tutte le ricostruzioni più consultate in rete e di individuare per ogni PdI (punto di interesse) l’ente, la società o l’applicazione mobile collegata.

Complesso ricostruito

Università/Ente

Società

App Mobile

 

 

Villa di Diomede

INRIA, IUF, CNRS, ENS, Centre Jean Bérard,
Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei, PSI, WILLOW

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

 

 

 

 

 

 

Villa dei Misteri

University Of California Los Angeles (UCLA) at CVR
Lab (Cultural and Virtual Reality Laboratory – director prof.
Bernard Frischer)

 

Università
degli Studi di Napoli Federico II – Facoltà di Architettura (arch. Raffaele Schiavullo)

 

 

 

 

 

 

Capware digital world

 

Virtual
Pompei – Centro Archeologico Virtuale 3Dimenensionale

 

 

 

 

 

 

 

 

Pompei Filmcards

 

 

 

 

 

 

 

Casa del Fauno

 

MAV – Museo
Archeologico Virtuale di Ercolano

 

 

Capware digital world

 

Laboratorio di
Grafica virtuale di Gualtiero Roberto Carraro elaborazioni realizzate per il
CD-ROMPompei’ della DeAgostini

 

Virtual
Pompei – Centro Archeologico Virtuale 3Dimenensionale

 

VillageDocAndFilms

 

 

Pompei Filmcards

 

 

 

Pompei Reconstruite

 

Pompei Touch

 

Pompeya – Pompeii
Interactive Tour

 

Virtual
History

 

 

Casa del Poeta tragico

 

MAV – Museo
Archeologico Virtuale di Ercolano

Virtual
Pompei – Centro Archeologico Virtuale 3Dimenensionale

 

Capware digital world

 

 

 

Pompei Filmcards

 

Pompei Reconstruite

 

 

Casa dei Vettii

 

 

Pompei Reconstruite

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

Casa del Criptoportico

 

Capware digital world

 

 

Casa di Loreio Tiburtino

 

Capware digital world

 

Pompei Filmcards

 

Casa di Giulio Polibio

Istituto per la diffusione delle Scienze
Naturali – Università degli Studi di Napoli

Altair4 Multimedia
– Roma

 

PF Multimedia

 

Casa del Menandro

 

 

Pompei Touch

 

Lupanare

 

Capware digital world

 

 

Tempio dorico

 

Capware digital world

 

 

 

 

 

 

Tempio di Apollo

 

 

 

 

 

VillageDocAndFilms

Pompei Reconstruite

 

Pompei Filmcards

 

Pompei Touch

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

 

Tempio di Giove

 

VillageDocAndFilms

Pompei Filmcards

 

 

 

Tempio di Iside

 

 

Pompei Filmcards

 

Pompei Touch

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

 

Tempio della Fortuna Augusta

 

 

Pompei Reconstruite

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

 

 

 

 

Foro Civile

MAV – Museo
Archeologico Virtuale di Ercolano

Virtual
Pompei – Centro Archeologico Virtuale 3Dimenensionale

 

Capware digital world

 

 

Pompei Filmcards

 

Pompei Reconstruite

 

Pompei Touch

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

 

 

 

 

Basilica

 

 

 

Pompei Reconstruite

 

Pompei Touch

 

Pompei Filmcards

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

 

Terme del Foro

 

 

Pompei Touch

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

Terme Stabiane

 

Capware digital world

 

Laboratorio di
Grafica virtuale di Gualtiero Roberto Carraro elaborazioni realizzate per il
CD-ROMPompei’ della DeAgostini

 

Pompei Reconstruite

 

Pompei Touch

 

Virtual History

 

 

 

Teatro Grande

 

 

 

 

Capware digital world

 

Pompei Reconstruite

 

Pompei Filmcards

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

 

 

 

Anfiteatro

 

 

Pompei Filmcards

 

Pompei Touch

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

Thermopolium di Vetutius Placidus

 

 

Pompei Reconstruite

 

 

 

Fullonica di Stephanus

 

 

 

Capware digital world

 

Pompei Touch

 

PompeyaPompeii Interactive Tour

 

 

Panificio

 

 

Pompei Touch

 

 

 

 

 

 

Insula del Centenario

High Tech
Pompei’ – Insula del Centenario e ‘MUSE – PARNASO’

in collaborazione con  Dipartimento di
Archeologia dell’Università di Bologna, il CINECA (responsabile Antonella Guidazzoli) – RVMSVSET (Research
Advanced Models for Virtual Set Usage) e RAI – Studio TV1 – Milano.

 

 

 

 

Elenco sviluppatori

Società

 

Enti/Istituti di Ricerca/Musei/Mostre

Università

Applicazioni

Privati/Web

Virtual
Pompei – Centro Archeologico Virtuale 3Dimenensionale

 

Capware digital world

 

VillageDocAndFilms

 

Laboratorio di Grafica virtuale di
Gualtiero Roberto Carraro elaborazioni realizzate per il CD-ROMPompei’ della DeAgostini

 

INRIA,

 

IUF,

 

CNRS,

 

 

ENS,

 

Centre Jean Bérard,

 

Soprintendenza
Archeologica di Napoli e Pompei,

 

PSI,

 

WILLOW,

 

MAV – Museo

Archeologico Virtuale
di Ercolano

 

Mostra Itinerante

Un giorno a Pompei’

 

CINECA – RVM4VSET

(Research Advanced Models for Virtual
Set Usage)

 

RAI – Studio TV1 –
MILANO

 

 

University Of California Los Angeles
(UCLA) at CVR Lab (Cultural and Virtual Reality Laboratory – director prof. Bernard Frischer)

 

Università degli Studi di Napoli Federico II – Facoltà di
Architettura (arch. Raffaele Schiavullo)

 

Dipartimento di Archeologia
dell’Università di
Bologna

Pompei Filmcards

 

Pompei Reconstruite

 

Pompei Touch

 

Pompeya  Pompeii Interactive Tour

Anna Rita Vizzarri

 

3D Warehouse

 

 Rispetto all’estensione dell’area archeologica e alla quantità di edifici più o meno conservati, la maggior parte delle ricostruzioni virtuali sono state realizzate per quei complessi, posti lungo i principali assi stradali della città, che suscitano maggiormente l’interesse dei turisti sia per il loro aspetto scenografico sia per quello architettonico.

La finalità dei modelli ricostruttivi proposti non può trovare piena attuazione se non in relazione con l’area archeologica stessa e con i percorsi turistici consigliati agli utenti: essi, infatti, devono essere utilizzati a scopo didattico-divulgativo e allo stesso tempo devono saper comunicare visivamente, con una certa attendibilità scientifica, dettagli strutturali e/o architettonici, parzialmente conservati, di quei complessi (pubblici, privati o religiosi) che rappresentano la vita quotidiana della città antica.

 Fig. 5 – Planimetria generale del sito archeologico di Pompei

Le ricostruzioni, finora esaminate, sono state quasi sempre utilizzate per le guide interattive o per le applicazioni mobile; dalla planimetria allegata (fig. 5), che mostra la distribuzione degli edifici ricostruiti mediante le tecniche di Computer Grafica, si osserva subito un maggiore interesse per gli esperti di tecnologia virtuale o di Realtà Aumentata per il settore occidentale della città, in particolare tra le Regiones VI-VIII mentre una minore attenzione è rivolta ai settori meridionale e orientale (Regiones I-II).

Questi edifici sembrerebbero, inoltre, posti in corrispondenza dei percorsi turistici suggeriti dalle guide multimediali o da quelli consigliati dalla Soprintendenza, facilmente rintracciabili sulla pianta degli scavi distribuita agli ingressi dell’area archeologica, e illustrati dall’audioguida noleggiabile all’ingresso di Porta Marina. In particolare:

  1. via Sacra/via dell’Abbondanza,
  2. via del Foro,
  3. via delle Terme/via della Fortuna,
  4. via di Mercurio, via Consolare/via delle Tombe (da porta Ercolano verso la villa dei Misteri),
  5. via Stabiana (in direzione dell’area dei Teatri)
  6. via dell’Abbondanza verso l’Anfiteatro/Necropoli di Porta Nocera.

Tra i 69 edifici proposti dall’audioguida della Soprintendenza, è stato possibile calcolare un numero approssimativo di circa 28 ricostruzioni virtuali consultabili liberamente attraverso il web (fig.6).

 Fig. 6 – I punti d’interesse dell’audioguida e quelli segnalati dalle ricostruzioni 3D

Questi dati suggeriscono che rispetto agli edifici segnalati nei percorsi turistici solo nel 40% dei casi l’utente ha la possibilità di consultarne on line le ricostruzioni 3D. La situazione cambia ulteriormente prendendo invece in considerazione tutti gli edifici scavati a Pompei o perlopiù segnalati nelle varie guide turistiche.

In quest’ultimo caso, analizzando in dettaglio la planimetria della città e considerando solo gli edifici più noti e meglio conservati, avremmo valori totalmente differenti. Per avere un quadro più completo sarebbe opportuno distinguere all’interno del sito sei categorie di complessi architettonici che potrebbero essere oggetto di ricostruzioni tridimensionali, ovvero:

  1. Edifici privati
  2. Edifici pubblici
  3. Edifici religiosi
  4. Edifici commerciali
  5. Ville
  6. Necropoli

 Stando ai dati ricavabili dalle guide archeologiche per la città di Pompei è possibile stimare quanto segue:

 

Tipologie architettoniche

Totale edifici

Edifici privati

126

Edifici pubblici

14

Edifici religiosi

9

Edifici commerciali

11

Ville

7

Necropoli

6

Rapportando il numero dei modelli tridimensionali, selezionati attraverso la rete al numero complessivo degli edifici ricostruibili a Pompei, all’incirca 173, risulta che appena il 16% dei casi è stato oggetto di ricostruzioni virtuali.

La ricerca effettuata attraverso il web, seppur ancora in itinere, ha permesso di elaborare una prima stima sulla tipologia dei monumenti finora ricostruiti, in rapporto soprattutto alle singole Regiones (aree di distribuzione):

Aree
di distribuzione

Tipologie architettoniche

delle ricostruzioni virtuali

Regio I

Ed.
privati/commerciali

3

Regio II

Ed. pubblici/privati

2

Regio VI

Ed.
privati

3

Regio VII

Ed.
pubblici/religiosi/commerciali

8

Regio VIII

Ed.
pubblici/religiosi

4

I dati ricavati fanno riferimento alle ricostruzioni virtuali ritenute scientificamente attendibili mentre non rientrano in questa prima valutazione la Casa del Criptoportico e l’insula del Centenario, che pur essendo oggetto di ricostruzioni virtuali al momento non sono incluse nell’elenco dei PdI (Punti di Interesse) consigliati dalla Soprintendenza (vedi audioguida). Inoltre, da questa stima mancano le ricostruzioni virtuali dei complessi posti al di fuori delle mura della città, ovvero le grandi ville (villa di Diomede e villa dei Misteri) e le Necropoli (Necropoli di Porta Ercolano e di Porta Nocera). Al momento si è deciso di valutare solo le ricostruzioni tridimensionali di complessi che ricadono all’interno della città che possono trovare attinenza con i diversi itinerari turistici.

Diversamente, è il caso della domus di Giulio Polibio, al centro nel giugno 2010 di un grande progetto di valorizzazione denominato ‘Opera Regio IX’, coordinato dall’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali di Napoli. Il risultato ottenuto è stato l’installazione di un’applicazione multisensoriale all’interno del complesso, allo scopo di creare un percorso didattico-narrativo attraverso la tecnologia sperimentata dal laboratorio PFMultimedia e l’uso di ricostruzioni tridimensionali curate, invece, dalla società di Roma Altari4 Multimedia.

L’iniziativa era stata concepita come parte integrante di un progetto più articolato, ‘Archeologia Viva’, che prevedeva la valorizzazione e la fruizione di un settore della città antica ricreando percorsi facilitati per disabili e soggetti diversamente abili. Oggigiorno, il progetto ‘Opera Regio IX, non è più disponibile ma costituisce un punto di partenza interessante per la sperimentazione di installazioni multisensoriali e per la creazione di ambienti virtuali all’interno del sito stesso di Pompei.

L’installazione sonora nella domus di Giulio Polibio (fig. 7) inizia con un racconto di due personaggi femminili, una donna vissuta nel 79 d.C. alla fine del nono mese di gravidanza (realmente esistita, i cui resti sono stati trovati nella casa) e una disegnatrice dello scavo archeologico. La prima racconta i momenti dell’eruzione, la seconda il rinvenimento delle strutture, degli oggetti e dei corpi che fissano, come in un fotogramma, gli attimi terribili dell’eruzione.

L’installazione sonora è suddivisa in cinque aree tematiche: 1) l’atrio in cui si possono ascoltare i suoni dalla strada, i rumori dei lavori di ristrutturazione della domus al momento dell’eruzione; 2) la cucina con tutti i suoni, il vasellame, gli oggetti vari; 3) l’impluvium che accoglie i visitatori; 4) il peristilio con la riproduzione quasi fedele del giardino e di tutti i suoni/rumori collegati; 5) gli ambienti della casa che raccontano la vita quotidiana.

In questi ambienti sono stati ricollocati anche gli oggetti, rinvenuti al momento dello scavo con calchi di armadi, tavoli, sedie e triclini realizzati dalla società Opera Laboratori Fiorentini SpA. L’intento era quello di riproporre una ricostruzione su base scientifica, fatta quindi da archeologi ed esperti del settore, di oggetti e di manufatti antichi, opportunamente contestualizzati e ricollocati negli ambienti originari.

Nella ricostruzione virtuale sono state utilizzate due figure olografiche, la donna incinta e il proprietario della domus, Giulio Polibio, che costituisce anche la voce narrante dell’installazione. L’intero sistema è stato ideato dalla società PFMmultimedia, mentre le ricostruzioni virtuali sono state sviluppate dalla ALTAIR4 MULTIMEDIA di Roma che ha curato anche la regia, i modelli 3D, oltre al restauro digitale di decine di affreschi.

L’idea dell’applicazione è quella di accompagnare l’utente, attraverso l’esperienza multimediale e virtuale, alla scoperta degli ambienti della casa, ricostruita nei minimi particolari, con il posizionamento degli oggetti di uso quotidiano, così come sono stati ritrovati.

Fig. 7 – La casa di Giulio Polibio

 

In base ad una prima valutazione, solo 4 progetti sono stati promossi in ambito accademico o scientifico (villa di Diomede, Villa dei Misteri, Insula del Centenario e Casa di Giulio Polibio) tra i quali due conclusi ed uno ancora in corso, con termine dei lavori previsti per il 2017.

Tra le società che hanno curato la realizzazione dei progetti, primeggiano in particolare:

  • La Capware digital world, ideatrice di numerose ricostruzioni tra cui Villa dei Misteri, Casa del Fauno, Casa del Poeta tragico, Casa del Criptoportico, Casa di Loreio Tiburtino, Lupanare, Tempio dorico, Foro Civile, Terme Stabiane, Teatro Grande, Fullonica di Stephanus, che in rapporto ai PdI dell’area archeologica corrispondono al 15,9% dei modelli virtuali realizzabili.
  • La ‘Virtual Pompei – Centro Archeologico Virtuale 3Dimensionale’ che ha realizzato la Villa dei Misteri, la Casa del Fauno, la Casa del Poeta tragico e infine il Foro Civile (5,7% del totale).
  • La VillageDocAndFilm ha curato i modelli per la Casa del Fauno, il Tempio di Apollo e il Tempio di Giove (4,3 % del totale).
  • Laboratorio di Grafica Carraro con due modelli realizzati (Casa del Fauno e Terme Stabiane) che costituiscono il 2,8% delle ricostruzioni.

Tra le applicazioni multimediali finora analizzate per il caso studio Pompei (all’incirca 14) solo 5 propongono immagini ricostruttive o modelli tridimensionali:

Società

Totale ricostruzioni

Pompei Filmcards

15,9%

Pompei Reconstruite

13%

Pompei Touch

15,9%

PompeyaPompeii Interactive Tour

15,9%

Virtual History

2,8%

Emerge in questo caso un quadro abbastanza diversificato in cui alcuni edifici sono stati oggetto più volte di ricostruzioni virtuali da parte di società o istituti di ricerca. In particolare, nella scheda in basso si osserva che il complesso con maggiori versioni di modelli tridimensionali risulta essere la casa del Fauno, della quale si propone, in questa sede, una scheda di approfondimento al fine di verificare la validità dei modelli virtuali proposti rispetto ai resti antichi conservati.

 

4.1 – Scheda di approfondimento: la casa del Fauno

Sorge nel settore nord occidentale, precisamente nella Regio VI, nota come una delle dimore più spettacolari della città, soprattutto per la superficie occupata, corrispondente all’intera insula 12 (fig. 8).

Fig. 8 – Localizzazione della Casa del Fauno

La casa, realizzata nel II sec. a.C. su un complesso preesistente, presenta due fasi di edificazione: nella prima, l’intero edificio è incentrato attorno ai due atri (maggiore e minore) e presenta già il peristilio mentre nella seconda fase, inquadrabile alla fine del II sec. a. C., il complesso assumerà l’articolazione a noi nota.

Sul marciapiede in corrispondenza dell’ingresso è posta l’iscrizione di benvenuto ‘Have’ (fig. 9) mentre oltre la soglia si osserva l’ingresso distinto in vestibolo e in fauces del quale colpiscono le belle decorazioni parietali (motivo in stucco a tempietto forse il lararium) e pavimentali (maschere tragiche), quest’ultime in marmi policromi (figg. 10-11).

Fig. 9 – Casa del Fauno: scritta di benvenuto all’ingresso

 Nell’atrio principale di tipo tuscanico (ambiente 27 in pianta – fig. 12) è attualmente esposta la statua del Satiro danzante il cui originale è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) mentre si osservano intorno una serie di ambienti tra i quali il cubicolo patronale (nr. 28), le alae (nnr. 29-30), l’esedra/tablino (nr. 33) e i triclini (nnr. 34-35) uno dei quali consente di accedere al peristilio minore (nr. 36). L’ambiente 11 consente invece di accedere alla parte privata della casa scandita dall’atrio tetrastilo (nr. 7) e dalla grande esedra sul fondo (nr. 14): dal corridoio (nr 19) si accedeva alle stanze di servizio tra cui la cucina (nr. 24), la stalla (nr. 20) e il settore termale (nnr. 22-23). Ritornando alla parte ‘pubblica della casa, in fondo al peristilio minore (36) si apre la grande esedra distila (nr. 37) decorata dal celebre Mosaico di Alessandro (anche questo esposto al MANN). Nella parte settentrionale del complesso è collocato il peristilio maggiore (nr. 39) su cui si affacciano ambienti residenziali e vani di minore importanza.

fig 32

Fig. 10 – Casa del Fauno – ingresso: decorazioni pavimentali

Fig. 11 – Casa del Fauno – ingresso: decorazioni parietali

 Le ricostruzioni allegate al testo sono state elaborate dalle società Capware digital world (in parte esposte anche al MAV- Museo Archeologico Virtuale di Ercolano), VillageDocAndFilms, Virtual Pompei, Laboratorio di Grafica virtuale di Gualtiero Roberto Carraro mentre le altre sono state tratte dalle APP ideate per dispositivi mobile, in particolare Pompei Filmcards, ‘Pompei Reconstruite’, ‘Pompeya’, ‘Pompei Touch’; infine, si aggiungono le immagini tratte da Warehouse con modelli elaborati da utenti privati mediante il software open source Sketchup.

In base alla planimetria di riferimento e alle informazioni deducibili sul complesso, le ricostruzioni virtuali più realistiche sembrerebbero realizzate dalla Capware digital world e dalla VillageDocAndFilms mentre l’App più completa al momento risulta ‘Pompei Reconstruite’ che propone una ricostruzione di quasi tutta la dimora.

Fig. 12 – Planimetria generale del complesso

Dalle ricostruzioni sono state selezionate delle immagini che rappresentano i settori più importati della casa oggetto della ricostruzione e spesso riproposti attraverso il web, in particolare:

  • L’ingresso con l’atrio tuscanico (nr. 27, 53, 28)
  • L’esedra/tablino dell’atrio tuscanico (nr. 33)
  • Il peristilio minore (nr. 36)
  • L’esedra distila (nr. 37)
  • Il peristilio maggiore (nr. 39).

Di seguito verrà proposta una selezione delle ricostruzioni 3D più interessanti in ciascuna delle quali è indicato il settore di riferimento della casa e la società/l’app che ha curato le elaborazioni. Le immagini ricostruttive sono accompagnate, inoltre, da scatti fotografici realizzati dalla scrivente al fine di offrire un confronto attendibile con le strutture ancora conservate.

 

Ingresso e atrio tuscanico (ambienti in pianta nnr. 27, 53, 28)

fig 35

Ricostruzioni virtuali realizzate dalla società Capware digital world ed esposte anche al MAV (sulla destra)

Ricostruzioni virtuali realizzate da Pompei Filmcards (sinistra) e dalla società VillageDocAndFilms (destra)

Ricostruzioni a cura della Virtual Pompei (sinistra) e del Laboratorio di Grafica virtuale di Gualtiero Roberto Carraro (destra)

Ricostruzioni 3D da Warehouse (visualizzazione in Sketchup)

Ricostruzioni virtuali tratte dalla guida archeologica francese ‘Pompei Reconstruite’

  Ricostruzioni tratte dall’App ‘Pompeya’

Esedra/tablino (ambiente 33 in pianta) dell’atrio tuscanico

 

Ricostruzioni virtuali realizzate dalla società Capware digital world

 

Ricostruzioni virtuali tratte dalla guida archeologica francese ‘Pompei Reconstruite’

 

Ricostruzioni tratte da 3D Warehouse (visualizzazione in Sketchup) (sinistra) e dall’App ‘Pompeya’ (destra)

Peristilio minore (ambiente 36 in pianta)

 

Ricostruzioni virtuali realizzate dalla società Capware digital world

Ricostruzioni virtuali tratte dalla guida archeologica francese ‘Pompei Reconstruite’

 

Ricostruzioni 3D da Warehouse (visualizzazione in Sketchup)(sinistra) e dall’App ‘Pompei Touch’

 

Esedra Distila (ambiente 37 in pianta)

Ricostruzioni virtuali realizzate dalla società Capware digital world (sinistra); ricostruzioni 3D da Warehouse (visualizzazione in Sketchup) (destra)

 

Ricostruzioni virtuali tratte dalla guida archeologica francese ‘Pompei Reconstruite’

 

Peristilio Maggiore (ambiente 39 in pianta)

Ricostruzioni virtuali realizzate dalla società Capware digital world (sinistra); ricostruzioni 3D da Warehouse (visualizzazione in Sketchup) (destra)

 

Ricostruzioni virtuali tratte dalla guida archeologica francese ‘Pompei Reconstruite’

 

 

5. – Note conclusive

 Nonostante la mole di dati e di ricostruzioni 3D reperibili on line, attraverso i motori di ricerca, mancherebbe per il caso studio di Pompei un vero e proprio piano di valorizzazione e di fruizione, in grado di utilizzare la Realtà Virtuale come mezzo didattico e divulgativo a supporto delle numerose guide interattive.

Nei percorsi turistici segnalati dalla Soprintendenza, i punti di Interesse consigliati agli utenti durante l’itinerario di visita sono circa 84, tra questi 69 sono inclusi nell’audioguida noleggiabile all’ingresso di Porta Marina.

I PdI collegati all’audioguida sono opportunamente segnalati nell’area archeologica da pannelli posti all’ingresso o in corrispondenza di ogni edificio, contraddistinti da un apposito simbolo che rimanda all’applicazione guidata (indicata anche sulla mappa degli scavi).

Al fine di valorizzare tali percorsi, sarebbe consigliabile concepire una sorta di tour virtuale con PdI scelti dalla mappa stessa della Soprintendenza ed inclusi tra le categorie precedentemente individuate:

  1. Edifici privati
  2. Edifici pubblici
  3. Edifici religiosi
  4. Edifici commerciali
  5. Ville
  6. Necropoli

Il tour virtuale potrebbe prevedere un’applicazione, anche mobile, in grado di accompagnare il turista durante la visita guidata agli scavi con schede di approfondimento, foto, audioguide e in aggiunta le ricostruzioni virtuali con modelli interattivi ed ambienti esplorabili. In alternativa, all’interno del percorso virtuale potrebbero essere inseriti percorsi multisensoriali simili al caso studio della domus di Giulio Polibio.

Sistemi di segnaletica a Pompei: stato dell’arte, analisi e valutazioni

Tutor: Prof.ssa Stefania Quilici Gigli
ContrattistaSabrina Mataluna

Sistemi di segnaletica a Pompei: stato dell’arte, analisi e valutazioni

La segnaletica del sito archeologico di Pompei

Le attività sono state indirizzate al riconoscimento dei sistemi di segnaletica (direzionale, identificativa e informativa) adottati dal sito archeologico della città di Pompei. Questi ultimi appaiono diversificati poiché riferibili ai diversi progetti di valorizzazione che, negli scorsi anni, hanno riguardato la città antica.
In prima battuta tale attività ha previsto diversi sopralluoghi in situ dedicati all’individuazione, raccolta e documentazione degli elementi che caratterizzano tali sistemi di segnaletica sia presso gli ingressi e dalle aree di accoglienza che nel sito archeologico vero e proprio. Successivamente si è provveduto alla sistematizzazione di tale materiale, attraverso una schedatura fotografica e testuale, al fine di delineare il panorama attuale del sistema di segnaletica e fornire una base conoscitiva di partenza per la comprensione delle problematiche ad esso relative e per la definizione di proposte per un suo miglioramento e/o rafforzamento.
Questa attività ha permesso di identificare i differenti progetti che, nel tempo, sono stati scelti come strumenti di valorizzazione e rilancio del sito al fine di garantirne una fruizione diversificata e modellata sui vari profili di utenza. Diversi sono i pannelli e totem sia a carattere direzionale che informativo presenti all’interno e all’esterno della città.
La relazione che segue propone una rassegna sulle diverse tipologie di segnaletica offerte dal sito archeologico di Pompei.

1. SEGNALETICA INFORMATIVA PRESSO GLI INGRESSI DELL’AREA ARCHEOLOGICA
1.1 INGRESSO PRINCIPALE: PORTA MARINA
Introduce direttamente nell’area accoglienza del sito, a sua volta articolata in una serie di postazioni (figg. 1-2):
1. Biglietteria
2. Bookshop
3. Punto informazioni
4. Servizio audio guida (disponibile in 6 lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese e in una versione speciale per bambini)

Area accoglienza con la biglietteria, il bookshop e il servizio audioguida

Area accoglienza con la biglietteria, il bookshop e il servizio audioguida

Presso il Punto informazioni sono distribuite gratuitamente, in formato cartaceo:
• Piccola guida agli scavi di Pompei (disponibili in lingua italiana, francese e tedesca).
Riporta brevi testi di informazione alla visita della città e riguardanti gli edifici visitabili.
• Pianta degli scavi archeologici di Pompei (redatta in lingua italiana e inglese) riporta le seguenti informazioni:
Fronte: presenta la planimetria dell’impianto urbano, la schematizzazione dei complessi e degli edifici visitabili lungo i percorsi e l’identificazione degli stessi tramite un numero collegato ad una legenda esplicativa. Ogni edificio è contraddistinto da un numero corrispondente alla loro descrizione sulla piccola guida. Un’altra simbologia, corredata da apposita legenda, indica, invece, tutti i servizi offerti dall’area archeologica.
Retro: riporta le informazioni di servizio (orari di apertura e chiusura; tariffe diversificate dei biglietti; contatti etc.); alcuni percorsi consigliati e durata; modalità di utilizzo dell’audio guida; le segnalazioni delle aree archeologiche limitrofe, rientranti nel circuito di valorizzazione dell’ambito vesuviano (Ercolano, Oplontis, Stabia e l’Antiquarium di Boscoreale).

Nell’area di accoglienza, attualmente, sono presenti pannelli espositivi e poster pubblicizzanti (figg. 3-5):
– il Grande Progetto Pompei (con testi informativi in lingua italiana e inglese),
– l’Antiquarium di Boscoreale,
– Eventi culturali ospitati nella città antica.

Pannelli illustrativi presenti nell'area accoglienza

Pannelli illustrativi presenti nell’area accoglienza

1.2 PRIMO INGRESSO SECONDARIO : da PIAZZA ESEDRA (PORTA MARINA INFERIORE)

A qualche centinaio di metri dall’ingresso principale di Porta Marina è situato l’ingresso da Piazza Esedra, noto anche come Porta Marina Inferiore; questo introduce, direttamente, nell’area del Quadriportico dei Teatri (fig. 6).

Ingresso da Piazza Esedra

Ingresso da Piazza Esedra

Al di fuori è collocato 1 pannello informativo autoportante. Questo riporta: una mappa della città antica; contenuti informativi (in italiano e inglese) degli edifici più importanti e relative immagini; ubicazione degli edifici in pianta tramite una freccia direzionale (fig. 7).
Si riportano i testi consultabili:
La furia distruttrice del Vesuvio si scatena il 24 agosto del 79 d.C. Seppellita sotto tre metri di cenere, Pompei cessa improvvisamente di vivere. Dal Foro al tempio di Iside, dalla Casa del Fauno alla Caserma dei gladiatori, migliaia di corpi giacciono al suolo: schiavi e mercanti, donne, bambini, ricchi possidenti. Dopo un sonno di secoli, la città sepolta rivede la luce: è l’alba della più emozionante scoperta archeologica.
Nella parte superiore alla mappa
Edifici privati
VILLA DEI MISTERI: veduta della villa, adagiata sul criptoportico
VILLA DI DIOMEDE: fuori città, sorge questa lussuosa villa, di cui mostriamo la foto della piscina e del triclinio.
CASA DEI VETTII: il giardino nel peristilio della casa, ricostruito in gran parte, si presentava ricco di statuette, colonne e fontane.
CASA DEL FAUNO: certamente è una delle case più grandi e lussuose di Pompei. Questa abitazione prende il nome dal bronzetto del Fauno danzante che ornava l’impluvium dell’atrio tuscanico.
Nella parte inferiore alla mappa:
TEMPIO DELLA FORTUNA AUGUSTA: il tempio aveva una valenza politica che passava attraverso la diffusione del culto imperiale, tant’è che alla proclamazione di un nuovo imperatore i ministri provvedevano a disporre una statua nel tempio.
TEMPIO DI APOLLO: lungo la via Marina in un’area sacra vi è il tempio dedicato ad Apollo. Un culto greco che attraverso le colonie fu trasmesso alle popolazioni italiche. A Pompei era presente sin dalla fondazione nel VI sec. a.C.
TEMPIO DI GIOVE: in posizione dominante nel Foro, con alle spalle la mole del Vesuvio, può ritenersi l’immagine emblematica della distruzione di Pompei.
TEMPIO DI VESPASIANO: edificato dopo il 62 a.C. per il culto dell’imperatore.

Pannello informativo all'ingresso da Piazza Esedra

Pannello informativo all’ingresso da Piazza Esedra

1.3 SECONDO INGRESSO SECONDARIO: da PIAZZA ANFITEATRO

L’ingresso introduce direttamente nel piazzale dell’Anfiteatro e della Palestra Grande (fig. 8).
Questo è principalmente noto per :
– percorso Friendly Pompei, che agevola l’accesso ai visitatori con ridotte possibilità motorie (genitori con bambini piccoli e con passeggini, anziani, diversamente abili) offrendo una visita alternativa alla città
– percorso Pompei bike, un’iniziativa che coniuga la visita agli scavi archeologici ad una passeggiata a piedi o in bicicletta.
Nella piazza antistante l’ingresso vero e proprio sono presenti 3 pannelli autoportanti pubblicizzanti il Grande Progetto Pompei (con testi informativi in lingua italiana e inglese) (fig. 9), così come accade per l’ingresso principale di Porta Marina.

Ingresso da Piazza Anfiteatro ed alcuni pannelli illustrativi

Ingresso da Piazza Anfiteatro ed alcuni pannelli illustrativi

Nei pressi dell’ingresso è visibile 1 totem trasparente autoportante, caratterizzato da diverse informazioni (fig. 10). Questo fa parte della serie di totem realizzati per il progetto ξ Vinum nostrum (2010) che proponeva un percorso di visita del settore sud orientale della città. Il pannello attualmente, oltre a riportare una mappa della città con il percorso prestabilito, l’individuazione dei punti visita in mappa e l’ elenco di questi, mostra appositi cartelli con informazioni sulle guide turistiche e relative tariffe.
All’interno dell’ingresso è presente, invece, 1 grande mappa della città, affissa al muro di alcune strutture moderne (fig. 11).

Totem informativo e mappa della città all'ingresso da Piazza Anfiteatro

Totem informativo e mappa della città all’ingresso da Piazza Anfiteatro

2. SEGNALETICA DIREZIONALE E INFORMATIVA OLTRE L’AREA ACCOGLIENZA

Segnaletica direzionale
Dall’area di accoglienza dell’ingresso di Porta Marina due cartelli “ingresso scavi” (uno dei quali non molto visibile), indicano l’entrata, gestita attraverso un apposito servizio di controllo biglietti, all’area archeologica vera e propria (figg. 12-13).

La segnaletica direzionale oltre l’area accoglienza di Porta Marina

La segnaletica direzionale oltre l’area accoglienza di Porta Marina

Segnaletica informativa
Pannello a cura della Soprintendenza riportante (fig. 14), in 8 lingue (italiana, spagnola, francese, tedesca, inglese, russo, giappone, cinese), il seguente testo:
“Pompei è patrimonio mondiale iscritta nella lista dell’Unesco dal 1997. Perciò appartiene anche a voi. Tutti hanno il dovere di rispettarla, utilizzando gli appositi contenitori per i rifiuti, attenendosi a tutte le indicazioni e ai percorsi proposti.
Pompei è anche un cantiere aperto. I lavori di restauro, manutenzione e ricerca scientifica sono sempre attivi. Per questo motivo dovete prestare la necessaria attenzione.
Date le caratteristiche peculiari del sito vi raccomandiamo pertanto di camminare con la massima attenzione al fine di evitare incidenti e danni personali, di cui la Soprintendenza non può essere ritenuta responsabile. L’amministrazione declina ogni responsabilità per danni a persone e/o cose derivanti dalla fruizione del sito.”

Pannello informativo oltre l'area accoglienza

Pannello informativo oltre l’area accoglienza

3. SEGNALETICA DIREZIONALE ALL’INTERNO DELLA CITTÀ
Sistema di segnaletica direzionale
Il sistema di segnaletica integrata per l’orientamento del pubblico, adottato dal sito archeologico, rientra nel progetto per la nuova identità visiva di Pompei del 2001, all’interno di POMPEIVIVA, un vasto programma di attività e interventi per la valorizzazione e la fruizione della città.
I PANNELLI autoportanti presentano le seguenti caratteristiche (figg. 15-16):
Forma: rettangolare; concava con sviluppo in verticale
Misure: 197 x 0,145 m
Colore: grigio
Materiale: corian (composto da 2/3 di idrossido di alluminio e 1/3 di resina acrilica con aggiunta eventuale di pigmenti colorati). Questo materiale è resistente agli effetti dei raggi solari e il suo colore rimane immutato nel tempo. Resiste, inoltre, al calore ed è traslucente. Inventato e prodotto dalla Casa DuPont a partire dal 1967.
Caratteri e simboli: incisi per una profondità di due millimetri e riempiti di resine di colore
Colore caratteri e simboli: bianco e rosa
Collocazione: inizio di strade e/o vicoli; complessi pubblici
Numero: 41
Stato di conservazione: buono
Informazioni riportate:
su entrambi i lati, in alto:
♦ strada e/o vicoli di percorrenza o complessi pubblici;
♦ complessi e/o edifici visitabili lungo la strada di percorrenza, affiancati dai numeri di identificazione (segnalati sulle mappe e guide cartacee gratuite) e dal simbolo dell’audio guida;
In basso
♦ strade e/o complessi raggiungibili più o meno in breve, associati al simbolo di una freccia direzionale e ad un simbolo rotondo che contraddistingue i servizi presenti presso questi punti (in particolare wc e exit);
♦ Logo della Soprintendenza Speciale Beni Archeologici Pompei Ercolano Stabia, nella forma di un sigillo con le iniziali P(ompei), E(rcolano), B(oscoreale); E(rcolano); S(tabia)
♦ Indicazione dei siti gestiti dalla Soprintendenza sopra citata: Pompei, Ercolano, Boscoreale, Oplontis, Stabia.

Esempio di totem (fronte) lungo Via Marina

Esempio di totem (fronte) lungo Via Marina

Esempio di totem (retro) lungo Via Marina

Esempio di totem (retro) lungo Via Marina

N.B. E’ stato redatto un apposito dossier fotografico comprendente la totalità dei totem presenti lungo percorsi fruibili dell’area archeologica nel mese di settembre.

Indicazione dei totem presenti all'interno della città posizionati sulla mappa

Indicazione dei totem presenti all’interno della città posizionati sulla mappa

4. SEGNALETICA IDENTIFICATIVA ALL’INTERNO DELLA CITTÀ
Sistema di segnaletica identificativa
Il sistema di segnaletica integrata per l’identificazione dei complessi e/o edifici, presenti nel sito archeologico, rientra nel progetto per la nuova identità visiva di Pompei del 2001, all’interno di POMPEIVIVA, un vasto programma di attività e interventi per la valorizzazione e la fruizione della città.
Le TARGHETTE presentano le seguenti caratteristiche (figg. 17-20):
Forma: rettangolare
Misure: 45 x 4,5 cm
Colore: grigio
Materiale: corian (composto da 2/3 di idrossido di alluminio e 1/3 di resina acrilica con aggiunta eventuale di pigmenti colorati). Questo materiale è resistente agli effetti dei raggi solari e il suo colore rimane immutato nel tempo. Resiste, inoltre, al calore ed è traslucente. Inventato e prodotto dalla Casa DuPont a partire dal 1967.
Caratteri e simboli: incisi per una profondità di due millimetri e riempiti di resine di colore
Colore caratteri e simboli: bianco e rosa
Collocazione: muri esterni degli edifici e/o complessi.
Numero: 67
Stato di conservazione: buono
Informazioni riportate:
♦ denominazione edificio e/o complesso affiancato dai numeri di identificazione (segnalati sulle mappe e guide cartacee gratuite) e dal simbolo dell’audio guida (se presenti)
♦ logo della Soprintendenza Speciale Beni Archeologici Pompei Ercolano Stabia, nella forma di un sigillo con le iniziali P(ompei), E(rcolano), B(oscoreale); E(rcolano); S(tabia)
Tipologie targhetta:
Tipologia A
– denominazione edificio e/o complesso
– numero identificazione
– simbolo audio guida
– logo Soprintendenza
Tipologia B
– denominazione edificio e/o complesso
– logo Soprintendenza

Esempio di targhetta identificativa (tipologia A) dal Tempio di Vespasiano

Esempio di targhetta identificativa (tipologia A) dal Tempio di Vespasiano

Esempio di targhetta identificativa (tipologia B) della Villa delle Colonne a mosaico

Esempio di targhetta identificativa (tipologia B) della Villa delle Colonne a mosaico

N.B. E’ stato redatto un apposito dossier fotografico comprendente la totalità delle targhette identificative presenti sugli edifici dei percorsi fruibili dell’area archeologica nel mese di settembre.

Indicazione delle targhette identificative presenti nell'area archeologica posizionate sulla mappa

Indicazione delle targhette identificative presenti nell’area archeologica posizionate sulla mappa

5. SEGNALETICA DIREZIONALE E IDENTIFICATIVA DELLA VILLA DEI MISTERI
Nella parte nord occidentale, fuori le mura della città, risulta emblematico il caso della segnaletica utilizzata per la visita alla Villa dei Misteri.
Segnaletica direzionale verso la villa: indicazioni direzionali sono riportate sui totem autoportanti presenti nell’area del foro ma anche in altri settori della città. L’ultimo totem, riportante tale indicazione, è posto al termine di via delle Tombe, dove è, inoltre, visibile un’ultima segnalazione specifica di percorso (figg. 21-23).
Tipologia: Totem autoportanti e pannelli

Totem e pannelli direzionali per la Villa dei Misteri

Totem e pannelli direzionali per la Villa dei Misteri

Segnaletica direzionale e identificativa all’interno della villa: il sistema di segnaletica utilizzato fornisce informazioni direzionali verso la “Stanza dei Misteri” (figg. 24-26).
Tipologia: fogli A4 inseriti all’interno di bustine trasparenti, affissi alle pareti della villa e collocati su supporti in ferro.
Contenuti: riportano la segnalazione “Stanza dei Misteri”
Lingua: italiano; inglese

Indicazioni direzionali e identificative all'interno di Villa dei Misteri

Indicazioni direzionali e identificative all’interno di Villa dei Misteri

6. SEGNALETICA INFORMATIVA E ILLUSTRATIVA ALL’INTERNO DELLA CITTÀ
Non esiste al momento un sistema uniforme e coordinato di pannelli esplicativi che, con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, riesca a far comprendere l’importanza dei complessi pubblici e privati visitabili lungo i percorsi di tutto il sito archeologico.
Diverse abitazioni accolgono, al loro interno o presso di esse, pannelli, ora completamente bianchi (molto probabilmente cancellati dalla costante esposizione ai raggi solari) ma che in passato dovevano riportare informazioni utili alla comprensione di quel luogo o di un particolare aspetto di esso e presso di esse.
Alcuni di questi, discretamente conservati, rientrano nel progetto “Archeologia e natura nella baia di Napoli” (6.1 Casa di Pansa; 6.2 Casa di Apollo; 6.5 Casa della Nave Europa; 6.7 Ingresso della necropoli di Porta Nocera; 6.8 Praedium di Giulia Felice; 6.9 Fuori le mura, area verde a sud dell’anfiteatro; 6.10 Fuori le mura, in prossimità di Porta Nola).
Di seguito sono elencati gli edifici e/o i luoghi dell’area archeologica nei quali si trovano i pannelli:
6.1 Casa di Pansa (1 pannello)
6.2 Casa di Apollo (3 pannelli)
6.3 Casa di Adone Ferito (1 pannello)
6.4 Casa del Fauno (1 pannello)
6.5 Casa della Nave Europa (1 pannello)
6.6 Porta Nocera (2 pannelli)
6.7 Ingresso della necropoli di Porta Nocera (1 pannello)
6.8 Praedium di Giulia Felice (1 pannello)
6.9 Fuori le mura, area verde a sud dell’anfiteatro (1 pannello)
6.10 Fuori le mura, in prossimità di Porta Nola
6.11 Fuori le mura, a ridosso di Porta Ercolano
In totale sono presenti 14 pannelli nell’area archeologica (fig. 27), di cui solo 4 leggibili e 2 parzialmente leggibile (abbandonato).
Seguono schede dei pannelli e relative caratteristiche.

Collocazione in pianta degli edifici e/o luoghi che ospitano questi pannelli

Collocazione in pianta degli edifici e/o luoghi che ospitano questi pannelli

6.1 Pannello presso la Casa di Pansa (Reg. VI, ins. 6)
Collocazione: verso nord ovest alla fine del Vicolo di Modesto, affisso sul cancello di ingresso dell’antico orto della Casa di Pansa, che attualmente ospita il “vivaio di Pompei” (figg. 28-29).
Tipologia: pannello a parete
Misure: 42 x 29,6 cm
Contenuti: leggibili
Il vivaio di Pompei fu allestito nell’antico orto della Casa di Pansa all’inizio del ‘900 per produrre le essenze da piantare nelle aree a verde che tornavano alla luce. Proprio in quel periodo vi furono introdotte alcune essenze arboree che nulla avevano a che fare con la flora antica: maestosi esemplari di arancio, mandarino, magnolia, loto e falso pepe ancora ombreggiano le aiuole di semina e le serre ripristinate dopo un lungo periodo di abbandono.
Attualmente nel vivaio vengono coltivate le piante che servono ad abbellire gli antichi giardini pompeiani e le fasce di rispetto: in particolare vengono coltivate e moltiplicate quelle caratteristiche dell’antica flora pompeiana, come gli acanti o gli iris fetida.
Lingua: italiano; inglese.
Stato di conservazione: mediocre.
Note: rientra nel progetto “Archeologia e Natura nella baia di Napoli”

Veduta generale e di dettaglio del pannello della Casa di Pansa

Veduta generale e di dettaglio del pannello della Casa di Pansa

6.2 Pannelli presso la Casa di Apollo (Reg. VI, ins.7)
n. 1
Collocazione: verso nord ovest lungo Via di Mercurio, all’esterno dell’abitazione in una piccola rientranza (figg. 30-31).
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto in ferro da terra
Contenuti: mostra, in alto, una fascia di colore verde con l’indicazione di una freccia direzionale e di un rettangolo (probabilmente segnala l’ingresso all’abitazione).
Lingua: /
Stato di conservazione: pessimo

Pannello all'esterno della Casa di Apollo

Pannello all’esterno della Casa di Apollo

n. 2.
Collocazione: in fondo al giardino della casa, dinanzi il cubicolo (figg. 32-33).
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto in ferro da terra
Contenuti: non leggibili (il pannello è completamente bianco a causa della costante esposizione agli agenti atmosferici e, in particolare, ai raggi solari).
Lingua: /
Stato di conservazione: pessimo

Veduta generale e di dettaglio del pannello all'interno della Casa di Apollo

Veduta generale e di dettaglio del pannello all’interno della Casa di Apollo

n. 3.
Collocazione: appoggiato ad una parete di un vano non accessibile collocato a sinistra dell’atrio.
Misure: non recuperabili
Tipologia: pannello con supporto costituito da un’asta
Contenuti: appena leggibili
E’ caratterizzata da una particolare sistemazione delle ampie aree a verde costituite da un piccolo viridario all’ingresso e da un più ampio giardino all’interno a sua volta circondato da un terrapieno coltivato forse a fiori.
Lingua: italiano; inglese
Note: rientra nel progetto “Archeologia e Natura nella baia di Napoli”

Veduta di dettaglio e generale del pannello della Casa di Apollo

Veduta di dettaglio e generale del pannello della Casa di Apollo

6.3 Pannello presso la Casa di Adone Ferito (Reg. VI, ins. 7)
Collocazione: all’interno dell’abitazione dinanzi la stanza decorata con la pittura che riproduce la scena di Adone ferito (figg. 36-37).
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto in ferro da terra
Contenuti: illeggibili (il pannello è completamente bianco a causa della costante esposizione agli agenti atmosferici e, in particolare ai raggi solari).
Lingua: /
Stato di conservazione: pessimo.

Veduta generale e di dettaglio del pannello all'interno della Casa di Adone Ferito

Veduta generale e di dettaglio del pannello all’interno della Casa di Adone Ferito

6.4 Pannello Casa del Fauno (Reg. VI, ins. 12)
Collocazione: all’interno della casa davanti al grande giardino (figg. 38-39).
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto costituito da un’asta da terra
Contenuti: non leggibili (il pannello è completamente bianco a causa della costante esposizione agli agenti atmosferici e, in particolare ai raggi solari).
Lingua: /
Stato di conservazione: pessimo

Veduta generale e di dettaglio del pannello all'interno della Casa del Fauno

Veduta generale e di dettaglio del pannello all’interno della Casa del Fauno

6.5 Pannello della casa della Nave Europa (Reg. I, ins. 15)
Collocazione: nel giardino all’ingresso (figg. 40-41)
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto costituito da un’asta da terra
Contenuti: leggibili
La casa che prende il nome da un graffito raffigurante una nave chiamata Europa, racchiudeva un bel viridario con accesso al vasto campo, che si sviluppa su due livelli e in cui furono rilevati i calchi di 416 radici. Di queste, molte appartenevano a giovani viti, altri ad olivi e ad alberi da frutta che, dai semi ritrovati sono stati identificati come noccioli, mandorli e fichi. Vi erano inoltre colture basse (fave), secondo uno schema ancora oggi in uso nelle campagne vesuviane.
Lungo le parete furono ritrovati dei vasi forati (ollae pertusae) che ospitavano piante giovani o delicate di cui non è stato possibile identificare la specie.
L’ampia area è stata recentemente ripiantata tenendo conto degli studi: il vigneto è stato ripristinato piantando ciascuna vite delle varietà piedirosso e sciascinoso accanto al calco della rispettiva radice.
Lingua: italiano, inglese
Stato di conservazione: discreto
Note: rientra nel progetto “Archeologia e Natura nella
baia di Napoli”

Veduta generale e di dettaglio del pannello all'interno della Casa della Nave Europa

Veduta generale e di dettaglio del pannello all’interno della Casa della Nave Europa

6.6 Pannelli Porta Nocera
n.1
Collocazione: lungo il viale d’accesso all’interno della città, prima della porta (figg. 42-43).
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto costituito da un’asta da terra
Contenuti: non leggibili (il pannello è completamente bianco a causa della costante esposizione agli agenti atmosferici e, in particolare ai raggi solari).
Lingua: /
Stato di conservazione: pessimo

Veduta generale e di dettaglio del pannello davanti Porta Nocera

Veduta generale e di dettaglio del pannello davanti Porta Nocera

n.2
Collocazione: lungo Via Nocera, dopo la porta (figg. 44-45)
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto costituito da un’asta da terra
Contenuti: non leggibili (il pannello è completamente bianco a causa della costante esposizione agli agenti atmosferici e, in particolare ai raggi solari).
Lingua: /
Stato di conservazione: pessimo

Veduta generale e di dettaglio di un altro pannello davanti Porta Nocera

Veduta generale e di dettaglio di un altro pannello davanti Porta Nocera

6.7 Pannello all’ingresso della necropoli di Porta Nocera
Collocazione: a destra dell’ingresso da Piazza Anfiteatro, lungo le scale che conducono alla necropoli di Porta Nocera (figg. 46-47).
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto costituito da un’asta da terra
Contenuti: leggibili
I giardini di Pompei
Nel momento stesso in cui i resti dell’antica Pompei tornarono alla luce si delineò il rapporto tra vegetazione e rovine: queste venivano ricoperte rapidamente dalle piante la cui crescita tumultuosa era favorita dalla fertilità del suolo vulcanico e dalla mitezza del clima.
Bisogna, però, che passi molto tempo, perché tra alterne vicende, grazie anche all’applicazione di nuove tecnologie e lavorando in maniera combinata al restauro dei giardini e ad un sistema integrato di controllo della vegetazione rispettoso anche della preziosa flora locale, si desse un assetto armonico all’intera area archeologica.
Lingua: inglese; italiano
Stato di conservazione: discreto
Note: rientra nel progetto “Archeologia e Natura nella baia di Napoli”

Veduta generale e di dettaglio del pannello nei pressi della necropoli di Porta Nocera

Veduta generale e di dettaglio del pannello nei pressi della necropoli di Porta Nocera

6.8 Pannello del Praedium di Giulia Felice
Collocazione: tra via di Castricio e Piazzale Anfiteatro (figg. 48-49)
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto costituito da un’asta da terra
Contenuti: leggibili
Il praedium di Giulia Felice
Il bellissimo viridario, che ospitava in una fresca cornice gli avventori delle terme a pagamento della proprietaria era ornato con una grande e articolata vasca di marmo alimentata da una fontana a gradini. La vegetazione che lo ornava fu ricostruita in maniera immaginaria a differenza di quella del grande frutteto di cui rimangono ancora i grandi calchi delle radici, utilizzando piante conosciute nel mondo classico, cui furono nel tempo aggiunti elementi estranei alla flora del tempo. Il grande frutteto, che ornava il quartiere privato della casa, è stato filologicamente ricostruito sulla scorta dei dati di scavo: sono ancora in situ i grandi calchi identificati a suo tempo sicuramente come appartenenti a fruttiferi di cui però non è stato possibile identificare le specie.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: discreto
Note: rientra nel progetto “Archeologia e Natura nella
baia di Napoli”

Veduta generale e di dettaglio del Praedium di Giulia Felice

Veduta generale e di dettaglio del Praedium di Giulia Felice

6.9 Pannello Fuori le mura, area verde a sud dell’anfiteatro
Collocazione: a sud dell’anfiteatro, fuori le mura (figg. 50-51)
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto costituito da un’asta da terra
Contenuti: parzialmente leggibili
Questo luogo è straordinario per il suo patrimonio archeologico e naturalistico.
Proprio la sua peculiarità non lo rende però facilmente accessibile.
Si invita pertanto a:
non allontanarsi dai percorsi definiti
non arrecare danno alle strutture
non arrecare danno alla vegetazione
non fumare e non accendere fuochi
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: pessimo
Note: rientra nel progetto “Archeologia e Natura nella baia di Napoli

Veduta generale e di dettaglio del pannello a sud dell'anfiteatro nell'area verde

Veduta generale e di dettaglio del pannello a sud dell’anfiteatro nell’area verde

6.10 Pannello fuori le mura, in prossimità di Porta Nola
Collocazione: prossimità di Porta Nola (figg. 52-53)
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto costituito da un’asta da terra
Contenuti: non leggibili
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: pessimo
Note: rientra nel progetto “Archeologia e Natura nella baia di Napoli

Veduta generale e di dettaglio del pannello fuori le mura nei pressi di Porta Nola

Veduta generale e di dettaglio del pannello fuori le mura nei pressi di Porta Nola

6.11 Pannello Fuori le mura, a ridosso di Porta Ercolano
Collocazione: a ridosso di Porta Ercolano (figg. 54-55)
Misure: 42 x 29,6 cm
Tipologia: pannello autoportante con supporto costituito da un’asta da terra
Contenuti: non leggibili
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: pessimo
Note: rientra nel progetto “Archeologia e Natura nella baia di Napoli

Veduta generale e di dettaglio del pannello fuori le mura a ridosso di Porta Ercolano

Veduta generale e di dettaglio del pannello fuori le mura a ridosso di Porta Ercolano

7. SEGNALETICA INFORMATIVA DEL PROGRAMMA POMPEIVIVA
Lungo il tratto di Via dell’Abbondanza che attraversa la città nel settore sud orientale, sono visibili e consultabili diversi pannelli esplicativi (6 in totale), apposti dietro strutture trasparenti moderne, a protezione di quelle antiche. Questi rientrano nel programma di valorizzazione e fruizione PompeiViva e affrontano tematiche sia a carattere generale che specifico di Pompei.
In particolare:
7.1 I saggi stratigrafici
7.2 L’eruzione del 79 d.C.
7.3 La casa dei Pittori al lavoro
7.4 La casa dei Casti Amanti
7.5 Il Terremoto che seguì l’eruzione
7.6 Il Cantiere dei Casti Amanti: un laboratorio aperto ai visitatori

Pannello di pubblicizzazione del programma PompeiViva
Collocazione: Via dell’Abbondanza in prossimità della casa di Giulio Polibio (fig. 56)
Misure: non recuperabili
Tipologia: pannello a parete
Contenuti: leggibili
PompeiViva: un “claim” e un programma per Pompei.
C’è un nuovo slogan per accompagnare la conoscenza, la tutela e la valorizzazione di uno dei siti più straordinari al mondo. Uno slogan che riassume in se le due principali caratteristiche di questa straordinaria città, cristallizzata nella storia eppure ogni giorno diversa.
POMPIVIVA è un’esclamazione di gioia.
Pompei è figlia e vittima di una tragedia: quella della sua distruzione a causa dell’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79 d.C. Eppure noi, sebbene commossi davanti ai calchi delle vittime, siamo felici di poter osservare, ammirare e conoscere ciò che resta di una città romana.
VIVA POMPEI che riesce ancora oggi a trasmettere l’emozione della scoperta e la gioia della conoscenza.
POMPEI è una città VIVA
Una città che ancora oggi racconta se stessa, i suoi abitanti è il suo vivere quotidiano gli oggetti, i dipinti, le architetture.
Una città che produce vino dalle proprie fertili vigne e cibo dai propri orti.
Una città dove presto torneranno, grazie al restauro del teatro, le diverse forme di espressione artistica già presenti e importanti in epoca romana.
Una città che parla il linguaggio universale dell’uomo e dei suoi valori, che permette di confrontare civiltà lontane e realtà quotidiane in un continuo rimando di flussi e pensieri, dove percorsi, abitudini, tradizioni e stili di vita emergono in ogni angolo.
Ecco perché oggi insieme possiamo esclamare che POMPEIVIVA.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello del programma PompeiViva

Pannello del programma PompeiViva

7.1 Pannello “I Saggi stratigrafici” (Regio IX)
Collocazione: Via dell’Abbondanza (fig. 57)
Misure: non recuperabili
Tipologia: pannello a parete
Contenuti: leggibili
I saggi stratigrafici
I saggi stratigrafici condotti lungo il vicolo hanno permesso di far risalire la costruzione della strada al 200 ca a.C. Di conseguenza va datata a questa stessa epoca la realizzazione dell’impianto urbanistico in quest’area della città, nella quale tuttavia già esistevano isolate costruzioni precedenti. I marciapiedi vennero invece aggiunti nella prima età imperiale.
Gli scavi in profondità hanno inoltre evidenziato delle preesistenze insediative del neolitico finale, databili al 3500 ca a.C., con materiali ceramici, selce e ossidiane, e un coevo paleosuolo ricco di piante palustri, che rimanda ad un paesaggio spiccatamente acquitrinoso.
Di estremo interesse frammenti ceramici non di produzione locale e ossidiane certamente provenienti da Pantelleria, che documentano, già nel IV millennio a.C., una serie di scambi commerciali e di rotte marittime che venivano seguite nel bacino del Mediterraneo.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello "I saggi stratigrafici"

Pannello “I saggi stratigrafici”

7.2 Pannello “L’eruzione del 79 d.C.” (Regio IX)
Collocazione: Via dell’Abbondanza (fig. 58)
Misure: non recuperabili
Tipologia: pannello a parete
Contenuti: leggibili
L’eruzione del 79 d.C.
L’attenta indagine archeologica condotta all’interno della colonna stratigrafica dei prodotti dell’eruzione del 79, i rinvenimenti in essa effettuati e la comparazione con il racconto dell’eruzione che Plinio il Giovane fa a Tacito hanno chiarito l’evolversi delle conseguenze che su uomini e cose si sono prodotte durante il procedere dei fenomeni eruttivi.
La mattinata del 24 agosto del 79 un improvviso sussultare della terra interrompe bruscamente le attività degli uomini.
Dopo poco uno spaventoso boato annuncia l’irruente fuori uscita del condotto vulcanico dei lapilli, scagliati ad un’altezza di oltre 20.000 m. Trasportati dal vento essi ricadono come grandine su Pompei, sommergendo in poche ore la città sotto una coltre di pomici alta circa 3 metri. I tetti di molti edifici collassano sotto il peso del lapillo, talora uccidendo le persone che vi si erano rifugiate sotto. E’ però all’alba del mattino seguente, quando rotolando dal fianco del vulcano una prima nube ardente (surgé), formata da cenere finissima e gas, raggiunge Pompei, che si compie il destino di ogni uomo o animale su cui essa passa. La cenere ardente ne occlude gli alveoli polmonari impedendone la respirazione. Dopo poco tempo ancora, quando già non c’erano più esseri viventi nella città, una nuova nube ardente, di potenza di molto maggiore della prima, si abbatte con furia distruttrice sui muri che si oppongono al suo passaggio, recidendoli nella parte alta e facendoli crollare di peso in avanti. Si è potuto calcolare che tale massa piroclastica si sia mossa ad una velocità tra i 65 e gli 80 km all’ora inglobando nell’avanzare e trasportando seco oggetti , tegole, talora i corpi stessi dei pompeiani, che fluitarono al suo interno. Altri surgés si diressero poi su Pompei, a distruzione ormai completata, sì che alla fine una colonna di 5-6 metri di materiali piroclastici sommergeva ogni cosa, lasciando ormai a vista solo tronconi dei muri più alti in un deserto di colore grigio.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello "L'eruzione del 79 d.C."

Pannello “L’eruzione del 79 d.C.”

7.3 Pannello “La casa dei Pittori al lavoro” (Regio IX)
Collocazione: Via dell’Abbondanza (fig. 59)
Misure: non recuperabili
Tipologia: pannello a parete
Contenuti: leggibili
La casa dei Pittori al lavoro
La casa dei pittori al lavoro è una ricca dimora che trae il nome dal fatto che al momento dell’eruzione una bottega di pittori stava provvedendo alla decorazione parietale del suo prestigioso salone di 50 m2, preceduto da un pretenzioso aperto su un ben curato giardino.
La decorazione pittorica in corso di esecuzione
ha permesso di chiarire non pochi particolari sulla
tecnica della pittura parietale pompeiana e sul come i pittori si dividessero i lavori secondo le specifiche competenze e le tecniche peculiari di cui ognuno era in possesso.
Ad una prima e generale colorazione della parete effettuata “a fresco”, in cui i colori venivano direttamente assorbiti dall’intonaco appena steso, procedendo progressivamente e in successione orizzontale dalla zona superiore a quella mediana e poi allo zoccolo e in ognuna delle tre zone operando per pannelli stavolta verticali, si aggiungevano poi gli elementi decorativi “a secco”, facendo stavolta aderire i colori alla parete mediante un legante organico e utilizzando linee guida e partizioni geometriche a mò di sinopia su cui poi all’impronta si dipingevano elementi ornamentali e piccole raffigurazioni. Al “pittore che fa le immagini”, vero maestro d’arte, era invece riservato il compito di dipingere, ancora “a fresco”, i grossi quadri centrali delle pareti, compito al quale attendeva utilizzando l’ocra gialla per preparare una vera e propria sinopia in volumetrico chiaroscuro su cui stendere i colori.
Il giardino, bordato da un triportico filologicamente ricostruito con i suoi stessi elementi originari, era ornato da aiuole simmetricamente disegnate e protette lungo i bordi da un’incannucciata. Le analisi palinologiche e lo studio dei fori lasciati dalle radici nella terra ha permesso di ricostruire con precisione di dettaglio le essenze che vi erano piantate: in particolare rosacee e cupressacee su un parterre di trifoglio, mentre un filare di viti copriva il muro di confine della casa sul quarto lato.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello "La casa dei Pittori al Lavoro"

Pannello “La casa dei Pittori al Lavoro”

7.4 Pannello “La casa dei Casti amanti” (Regio IX)
Collocazione: Via dell’Abbondanza (fig. 60)
Misure: non recuperabili
Tipologia: pannello a parete
Contenuti: leggibili
La casa dei Casti Amanti
La casa dei Casti Amanti prende il nome da un dipinto simposiaco raffigurante una coppia intenta a scambiarsi un bacio sensuale, e tuttavia casto, durante un convito estivo celebrato da due uomini che si accompagnano ad etere su letti disposti sotto un velario all’aria aperta, in cui musica e danza fanno da corollario al vino e all’amore.
L’edificio è in effetti un panificio con
ambienti residenziali e un’annessa sala di
ristorazione, nella quale sono stati raffigurati
sulle pareti il quadretto prima descritto e altre due scene simili, in cui, con fine ironia, vengono illustrati gli “inconvenienti” accessori di tali allegri banchetti.
Nell’opificio sono state conservate in situ le carcasse dei muli impiegati a far girare le macine per la molitura del grano, mentre ben visibile nella corte centrale il forno a legna, molto simile a quello ancora oggi utilizzato in zona soprattutto per la cottura della pizza. E’ possibile seguire le varie fasi della lavorazione del prodotto scandite da un ben strutturato processo di lavorazione a catena.
Numerose osservazioni condotte nella struttura sui restauri in corso al momento dell’eruzione hanno permesso di chiarire che questi erano condotti per riparare non già i danni del terremoto del 62 d.C., cosa già avvenuta molti anni prima ma quelli di un terremoto occorso solo pochi giorni prima dell’eruzione stessa e verosimilmente prodromo di essa. Tale dato lascia anche inferire che i lavori di restauro in corso evidenziatisi in vari edifici pompeiani siano da attribuire piuttosto a tale evento e non già a quello di 18 anni prima. Ciò modifica di molto l’immagine dell’economia e della società pompeiana degli ultimi decenni, prima ritenuta incapace di reagire prontamente alla catastrofe e bisognosa quindi di un tempo lunghissimo per poter procedere alla ricostruzione post-terremoto.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello "La Casa dei Casti Amanti"

Pannello “La Casa dei Casti Amanti”

7.5 Pannello “Il terremoto che seguì l’eruzione” (Regio IX)
Collocazione: Via dell’Abbondanza (fig. 61)
Misure: non recuperabili
Tipologia: pannello a parete
Contenuti: leggibili
Il terremoto che seguì l’eruzione
Ad eruzione del 79 d.C. quasi terminata, quando i lapilli prima e cenere poi avevano già ricoperto il sito, ancora fenomeni sismici di notevole ampiezza si ripercossero nell’are vesuviana. Di essi dà un efficace racconto Plinio il Giovane nella seconda lettera scritta a Tacito. Un’impressionante documentazione visiva ne è invece offerta dal muro di tramezzo posto nella bottega al nr. 7.
Il sistema di sospensione della struttura muraria alla copertura ha permesso di conservare in situ, nella posizione esatta in cui è
stata rinvenuta, la parte superiore del tramezzo,
scalzata dalla sua base e fatta arretrare dal suo
asse evidentemente da un notevole movimento sismico.
Il fatto che tale struttura divelta non sia precipitata
a terra, ma sia rimasta in posizione verticale, è dovuta all’essere ormai la stanza stessa già completamente piena di proietti piroclastici. In particolare la cenere vulcanica, non ancora consolidatasi, ha permesso alla struttura tranciata di conservare la sua posizione eretta, quand’anche su un asse più arretrato, peraltro in direzione del tutto opposta a quella dell’avanzare dei flussi piroclastici e quindi senz’altro indipendente da tale fenomeno. Una visione veramente drammatica e diretta delle forze naturali che l’eruzione ha messo in campo.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello "Il terremoto che seguì l'eruzione"

Pannello “Il terremoto che seguì l’eruzione”

7.6 Pannello “Il cantiere dei Casti Amanti: un laboratorio aperto ai visitatori” (Regio IX)
Collocazione: Via dell’Abbondanza (fig. 62)
Misure: non recuperabili
Tipologia: pannello a parete
Contenuti: leggibili
Il cantiere dei Casti Amanti: un laboratorio aperto ai visitatori
Lo scavo archeologico dell’insula “dei Casti Amanti” (Reg. IX, ins. 12) viene condotto più che per portare alla luce nuovi edifici pompeiani, per offrire risposte ai numerosi interrogativi inerenti la vita e la fine di Pompei. E’ stato pertanto concepito un laboratorio d’indagine scientifica in cui numerose professionalità di formazione diversa, quali architetti, ingegneri, geologi, vulcanologi, chimici, fisici, biologi, zoologi, paleopatologi, petrologi lavorano a contatto stretto e diretto con l’archeologo per permettere di trarre dallo scavo il maggior
numero di conoscenze possibili.
Questo cantiere-evento, una volta completati i percorsi di fruizione realizzati attraverso passerelle soprelevate, verrà aperto ai visitatori che potranno osservare direttamente, in tempo reale, le operazioni di scavo e di restauro mentre si svolgono sotto i loro occhi. Inoltre attraverso installazioni tecnologiche multimediali il visitatore potrà meglio osservare e comprendere sia la complessa attività di scavo e recupero nonché l’insieme dei fenomeni avvenuti durante l’eruzione vulcanica del 79 d.C.
Un cantiere, un laboratorio, un evento: un modo nuovo per leggere e comprendere le pagine del diario del giorno in cui Pompei fu distrutta.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello "Il cantiere dei Casti Amanti: un laboratorio aperto ai visitatori"

Pannello “Il cantiere dei Casti Amanti: un laboratorio aperto ai visitatori”

8. SEGNALETICA INFORMATIVA DEL PROGETTO FRIENDLY POMPEI
Friendly Pompei, inserito nel programma di valorizzazione PompeiViva (2010), propone un percorso di visita agli scavi, facilitato e alternativo, della durata di circa 3 ore, pensato e realizzato per le esigenze dei visitatori con ridotte possibilità motorie (genitori con bambini piccoli e passeggini, anziani, diversamente abili). Appositi raccordi e rampe rendono più agevole il cammino lungo un percorso prestabilito dove è possibile ammirare alcuni degli edifici della città.
La segnaletica informatica di questo percorso è caratterizzata dei totem esplicativi (supporti autoportanti trasparenti su basi in cemento) e pannelli trasparenti pendenti o affissi a parete, posti all’esterno e/o all’interno degli edifici (19 in totale).
Questi offrono una serie di informazioni uguali e differenziate.
I pannelli autoportanti, posti solitamente all’ingresso degli edifici visitabili o lungo i vicoli, mostrano rispettivamente: una pianta con la segnalazione dei punti di visita offerti dal percorso, accompagnati da una legenda esplicativa nella parte sottostante; indicazione sulla mappa, in un colore differente, che contraddistingue ciò che si sta visitando e dunque della posizione dell’utente rispetto al percorso; informazioni, in italiano e inglese, a carattere didattico, a volte corredate da immagini, riguardanti notizie sulla storia dell’edificio, sulle sue caratteristiche più importanti e ancora informazioni sui proprietari.
Tutti gli altri pannelli (in particolare quelli posti all’interno dei complessi) riportano testi, in italiano e inglese, corredati da immagini, su alcune peculiarità degli edifici.
Partendo dall’ingresso secondario da Piazza Anfiteatro 12 sono le tappe segnalate nel percorso (fig. 63):
8.1 Ingresso-uscita da Piazza Anfiteatro
8.2 Necropoli di Porta Nocera
8.3 Orto dei fuggiaschi
8.4 Vigneto/Vineyard Domus della Nave Europa
8.5 Domus della Nave Europa
8.6 Caupona Euxinus
8.7 Domus di Menandro
8.8 Domus dei Quattro Stili
8.9 Domus di Casca Longus
8.10 Termopholium di Lucius Vetutius Placidus
8.11 Domus di Giulio Polibio
8.12 Inizio percorso di uscita-Vicolo della Nave Europa

Indicazione in pianta del percorso "Friendly Pompei"

Indicazione in pianta del percorso “Friendly Pompei”

Esempio di strutturazione contenuti pannello Friendly Pompei (fig. 64)

Strutturazione del pannello "Friendly Pompei"

Strutturazione del pannello “Friendly Pompei”

8.1 Ingresso-uscita da Piazza Anfiteatro
Collocazione: a sinistra di Piazza Anfiteatro all’esterno dell’ingresso (figg. 65-66)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
INGRESSO
Friendly Pompei percorsi facilitati
Un nuovo percorso pensato per le esigenze dei visitatori con ridotte possibilità motorie (genitori con bambini piccoli o passeggini, anziani, diversamente abili). I marciapiedi e le strade dell’antica città possono essere un ostacolo al piacere della scoperta di Pompei.
Oggi rampe e appositi raccordi rendono più agevole il cammino; non sono state eliminate tutte le barriere architettoniche ma sono più facilmente accessibili alcuni luoghi simbolo e le domus più significative.
Da qui friendly Pompei!
Una segnaletica chiara indica il percorso: si possono ammirare una delle necropoli della città, i calchi di alcune vittime, delle aree coltivate a vigneto e ancora magnifiche domus ma anche strutture per la prima volta aperte al pubblico. Questa prima passeggiata tra le insulae dura circa 3 ore. Nei prossimi mesi il percorso verrà esteso anche ad altre aree, come il Foro e la Palestra Grande.
Benvenuti a Pompei.
A sinistra:
La visita alla domus di Giulio Polibio è possibile per piccoli gruppi e previa prenotazione. Rivolgersi al personale della biglietteria per eventuali disponibilità di accesso.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello "Ingresso-Uscita da Piazza Anfiteatro" e indicazione con riquadro in giallo del punto sulla mappa

Pannello “Ingresso-Uscita da Piazza Anfiteatro” e indicazione con riquadro in giallo del punto sulla mappa

8.2 Necropoli di Porta Nocera
Collocazione: vialetto antistante la Necropoli di Porta Nocera (lato sud) (figg. 67-68)
Misure: non recuperabili
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Necropoli di Porta Nocera
La porta di ingresso alla città è così chiamata perché da essa partiva il percorso che conduceva fino a Nocera, a quel tempo la città più importante della regione. Nelle mura perimetrali, lungo l’odierna Via Nocera, si aprivano alcune botteghe, quali quelle delle lucerne, del profumiere, dello stuoaio nonché un vivaio.
Le necropoli, con i monumenti sepolcrali destinati ad accogliere le ceneri del morto, erano abitualmente collocate lungo le strade principali che uscivano dalla città.
Quella situata all’uscita di Porta Nocera è probabilmente la più interessante, tenuto conto della monumentalità delle tombe. Su di esse le iscrizioni funerarie raccontano le varie storie delle famiglie dei defunti.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono
Note: il pannello è stato consultabile dall’esterno del sito archeologico. Dall’interno vi si accede, infatti, attraverso un cancello occasionalmente aperto per le persone con difficoltà motorie.

Pannello "Necropoli di Porta Nocera" con indicazione sulla mappa con riquadro giallo del punto in esame

Pannello “Necropoli di Porta Nocera” con indicazione sulla mappa con riquadro giallo del punto in esame

8.3 Pannello Orto dei fuggiaschi (Regio I, ins. 21)
Collocazione: all’ingresso dell’orto, lungo Vicolo dei Fuggiaschi (figg. 69-70)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: parzialmente leggibili
Orto dei fuggiaschi
Quest’area di forma rettangolare era adibita (a vigneto). La presenza di un triclinio fa supporre che il prodotto venisse lì servito ai clienti che (lo consumavano) insieme ad altre pietanze, distesi su letti (tricliniari) in muratura. Il nome deriva dal ritrovamento di (tredici) corpi nella zona centrale del vigneto. Le vittime si trovavano nello stato di cenere ad un’altezza di 3,5 m dal livello del terreno, che era stato (coperto) dalla pioggia di lapilli. Al momento dello scavo (venne) realizzato, ottenuto facendo co(lare) gesso liquido nell’impronta cava che avevano lasciato (i) corpi.
“Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature (umane) che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della c(….) dè loro panni mescolati col gesso; è il dolore della morte che riacquista corpo e figura”.
Luigi Settembrini in una lettera a I Pompeiani del 186(3)
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: mediocre
Note: il testo indicato nelle parentesi è una integrazione effettuata in fase di trascrizione poiché non più leggibile sul pannello.

Pannello "Orto dei Fuggiaschi" e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

Pannello “Orto dei Fuggiaschi” e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

8.4 Pannello Vigneto – Domus della Nave Europa (Reg. I, ins. 15)
Collocazione: all’ingresso del vigneto della casa, lungo Vicolo della Nave Europa (figg. 71-72)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Vigneto/Vineyard Domus della Nave Europa
La coltivazione della vite era molto diffusa in città e in campagna. Nelle zone periferiche della città le domus erano caratterizzate dalla presenza di un’area agricola. Gli studi su questo vigneto hanno dimostrato la presenza di 416 cavità di radici, che testimoniano la presenza di un orto-frutteto, con alcuni olivi e alberi da frutta intercalati ai filari di viti. L’intera area è stata reimpiantata esattamente come era e ciascuna pianta collocata accanto ai calchi originali delle antiche radici. Attualmente sono presenti 1.250 piante, su una superficie complessiva destinata a viti di 1.500 mq.
Due sono le tipologie di vitigno attualmente coltivato: il Piedirosso e lo Scascinoso. Al vino, prodotto dal 1996 in collaborazione con l’azienda vinicola di Mastroberardino, è stata data la denominazione di “Villa dei Misteri”.
L’ingresso al vigneto avviene dalla domus della Nave Europa.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono
Note: vigneto non visitabile

Pannello "Vigneto-Domus della Nave Europa" e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

Pannello “Vigneto-Domus della Nave Europa” e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

8.5 Pannello Domus della Nave Europa (Reg. I, ins. 15)
Collocazione: all’ingresso della casa, lungo Via di Castricio (figg. 73-74)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Domus della Nave Europa
Il nome di questa domus deriva dal graffito di una nave da carico presente sulla parete a sinistra del porticato. E’ raffigurata una nave, “Europa”, che rimorchia una barchetta di salvataggio: è l’immagine più imponente ed elegante di imbarcazione ritrovata in area vesuviana. La casa è caratterizzata da un porticato posto al centro della struttura e delimitato sui tre lati da un colonnato dorico. Sono state rinvenute un gran numero di anfore, probabilmente legate all’attività commerciale della domus. Le vasche presenti a destra del porticato servivano verosimilmente a pulire le anfore stesse.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: mediocre

Pannello "Domus della Nave Europa" con indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

Pannello “Domus della Nave Europa” con indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

8.6 Pannello Caupona di Euxinus (Reg. I, ins. 11)
Collocazione: all’ingresso della casa, lungo Via di Castricio (figg. 75-76)
Misure: 110 x 0,50 m, spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente a parete
Contenuti: leggibili
Caupona di Euxinus
Sull’altro lato della strada è visibile il dipinto di un larario (edicola sacra) raffigurante un serpente agathodemone (portatore di felicità) che striscia verso delle offerte votive, quali una pigna, uova e frutta. L’immagine è situata sulla parete di una caupona (osteria) il cui nome deriva da un manifesto elettorale posto all’epoca a sinistra dell’ingresso, in cui l’oste Euxinus sosteneva l’elezione di Postumius e di Cerrinus alla carica di aediles (magistrati eletti dal popolo che si occupavano della cura della città). La presenza di un piccolo vigneto fa supporre che del vino fosse prodotto e consumato. E’ possibile che il piano superiore della caupona venisse utilizzato come alloggio per i clienti di passaggio.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono
Note: edificio non visitabile

Pannello "Caupona di Euxinus"con indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

Pannello “Caupona di Euxinus”con indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

8.7 Domus del Menandro
L’edificio è visitabile e rientra nel percorso di Friendly Pompei (fig. 77); tuttavia, allo stato attuale, non sono presenti i totem esplicativi come accade per gli altri “punti di visita”.

Indicazione su mappa con riquadro giallo della Domus del Menandro

Indicazione su mappa con riquadro giallo della Domus del Menandro

8.8 Domus dei Quattro Stili
L’edificio, allo stato attuale, non è visitabile (fig. 78); le strade di accesso che vi conducono non sono percorribili. Pertanto non è stato possibile documentare e verificare la presenza dei pannelli esplicativi del percorso Friendly Pompei.

Indicazione su mappa con riquadro giallo della Domus dei Quattro Stili

Indicazione su mappa con riquadro giallo della Domus dei Quattro Stili

8.9 Pannello della Domus di Casca Longus (Reg. I, ins. 6)
Collocazione: all’ingresso della casa, lungo Via dell’Abbondanza (figg. 79-80)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Domus di Casca Longus
La casa è caratterizzata dalla presenza, nei pressi dell’impluvium, della base di un tavolo marmoreo costituita da tre zampe decorate con teste di leone che recano sulla sommità l’iscrizione “P. Casca Long(us)”. Casca Longus fu il congiurato che colpì per primo Cesare nel Senato nel 44 a.C. Divenne successivamente tribuno della plebe e proscritto, andò in Oriente, dove morì nel 42 a.C. insieme a Bruto, dopo la battaglia di Filippi in Macedonia. I suoi beni furono confiscati e, attraverso vendite pubbliche, il tavolo fu evidentemente acquistato dal ricco proprietario di questa domus. La casa è nota anche con il nome “Quadretti Teatrali”, per la presenza nell’atrio di rilevanti decorazioni a soggetto teatrale. Alle spalle degli ambienti dell’atrio è visibile un porticato con giardino.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: mediocre

Pannello "Domus di Casca Longus" e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

Pannello “Domus di Casca Longus” e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

8.10 Pannelli del Thermopolium di Lucius Vetutius Placidus (Reg. I, ins. 8)
n.1
Collocazione: all’ingresso davanti al bancone, lungo Via dell’Abbondanza (figg. 81-82)
Misure: 1 x 0,24 m
Tipologia: pannello autoportante
Contenuti: leggibili
Il bancone rivestito di opus sectile (segmenti marmorei di vari colori che compongono forme geometriche), si presenta ancora completo dei dolia (recipienti di terracotta). In uno di essi venne rinvenuto il contenuto della cassa, costituito da monete di piccolo taglio: 374 assi e 1.237 quadranti, per un valore complessivo di circa 170 sesterzi. E’ quasi certo che tale somma, costituita da “spiccioli” rappresentasse l’incasso dell’attività commerciale, forse abbandonato dal proprietario durante le drammatiche fasi dell’eruzione con la speranza di poterlo recuperare in un secondo momento.
Sul bancone, sono stato rinvenuti, inoltre, una serie di incavi di varie dimensioni (vedi foto) . Difficile è l’interpretazione del loro utilizzo. Probabilmente servivano ad identificare i tagli e la validità delle varie monete in uso all’epoca.
Sulla parete a destra del bancone c’è un larario (edicola sacra) dipinto a tempietto con colonne corinzie. Al centro sono raffigurati i Lari e il Genio sacrificante su di un altare non fisso, mentre ai due lati dell’edicola le divinità protettrici del commercio e del vino, Mercurio e Dionisio. Al di sotto dell’edicola sono presenti i serpenti agatodemoni (divinità considerate portatrici di prosperità ed abbondanza) che strisciano verso un’ara centrale. La raffigurazione coprì un precedente larario di più modeste dimensioni, probabilmente danneggiato in seguito alle frequenti scosse sismiche che interessarono l’area vesuviana prima dell’eruzione.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello Thermopolium di Lucius Vetutius Placidus e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

Pannello Thermopolium di Lucius Vetutius Placidus e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

n.2
Collocazione: nel passaggio dal termopolium alla zona abitativa (fig. 83)
Misure: 0,94 x 0,68 m
Tipologia: pannello pendente a parete
Contenuti: leggibili
Thermopolium Lucius Vetutius Placidus
Termopolio – Thermoplium
Vista la diffusa abitudine di consumare il prandium (la colazione di mezzogiorno) fuori casa, era molto facile imbattersi a Pompei in uno spazio commerciale come questo. Il locale era generalmente costituito da una stanza con ampia apertura sulla strada, occupata in parte dal banco in muratura in cui sono inseriti i dolia (recipienti di terracotta), che contenevano cibo da consumare al momento. Talvolta erano presenti anche una o più stanze retrostanti, dove poter consumare il pasto.
Il termpolio di Lucius Vetutius Palcidus è tra i migliori esempi rinvenuti di questo tipo di attività con abitazione annessa. La presenza di alcuni programmi elettorali dipinti sulla facciata nonché il nome su tre anfore rinvenute all’interno, hanno permesso di identificare il proprietario del termpolio, il dominus, in Lucius Vetutius Placidus.
La facciata su Via dell’Abbondanza venne riportata alla luce nel novembre del 1912, mentre lo scavo dell’intero edificio venne effettuato alcuni anni dopo, nel 1938-1939.
La struttura del termopolio, grazie all’attuale intervento di restauro, viene per la prima volta completamente aperta al pubblico. Per molti anni, infatti, è stata visibile unicamente dall’esterno.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

2° Pannello informativo sul Termpolio

2° Pannello informativo sul Termpolio

n.3
Collocazione: nei pressi dell’atrio retrostante il termopolium (fig.84)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Thermoplium di/of Lucius Vetutius Placidus
La struttura, per molti anni visibile solo dall’esterno, grazie al recente intervento di restauro, è ora completamente accessibile al pubblico. L’abitudine di consumare il prandium (la colazione di mezzogiorno) fuori casa favoriva lo sviluppo di attività come il termopolio, locale costituito da una stanza, aperta sulla strada, con un banco in muratura in cui erano inseriti i dolia 8recipienti di terracotta), che contenevano cibo da consumare. Questo termopolio è caratterizzato dalla compresenza di una zona privata e di locali commerciali ed è tra i migliori esempi di questa tipologia. In uno dei dolia venne rinvenuto l’incasso dell’attività, abbandonato durante le drammatiche fasi dell’eruzione. Sulla parete a destra del bancone si ammira un lararium (edicola sacra) dipinto a tempietto con colonne corinzie. La parte commerciale è completata dall’oecus, la sala di rappresentanza, e probabilmente da un triclinium, nel quale veniva servito e consumato il pasto. La parte privata era caratterizzata dal triclinuim, in cui si consumavano i pasti sdraiati secondo l’usanza greca e da un suggestivo viridarium cum triclinio, giardino con triclinio estivo.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: discreto

Pannello del Termopolio del progetto Friendly Pompei

Pannello del Termopolio del progetto Friendly Pompei

n.4
Collocazione: sala di rappresentanza “oecus” del termopolium (fig. 85)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Thermopolium Lucius Vetutius Placidus
Sala di rappresentanza – Oecus
La sala, nella quale probabilmente gli avventori potevano consumare il cibo in maniera più riservata, è caratterizzata dal tipico pavimento in cocciopesto. Questo materiale è costituito da calce mescolata a frammenti di terracotta ed era molto utilizzato in età romana, non solo come pavimento ma anche come impermeabilizzante per il rivestimento di vasche o cisterne e per la maggior parte marciapiedi di Pompei, come quelli di via dell’Abbondanza. Al centro di tale pavimento è ancora visibile un prezioso emblema (riquadro) costituito da marmi policromi in opus sectile.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello del Termopolio: sala di rappresentanza

Pannello del Termopolio: sala di rappresentanza

n.5
Collocazione: antistante il triclinio nella sala di rappresentanza “oecus” del termopolium (fig. 86)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Thermopolium Lucius Vetutius Placidus
Triclinio – Triclinum
Questo locale rappresenta il retrobottega del termpolio ed era probabilmente adibito a triclinio (luogo nel quale veniva servito e consumato il pasto dai clienti). Una porta metteva in collegamento tale ambiente con la sala di rappresentanza, rendendolo nello stesso tempo isolato dal resto della casa. Il pavimento è in cocciopesto e presenta un emblema in opus sectile.
Le pareti sono impreziosite da decorazioni di Terzo Stile (caratterizzato da grandi riquadri divisi da esili candelabri; il riquadro centrale presenta una grande composizione figurativa). La decorazione di questa stanza, anche se molto semplice, è stata realizzata nello stesso periodo del sontuoso triclinio post in fondo all’edificio.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello del Termopolio: triclinio

Pannello del Termopolio: triclinio

n.6
Collocazione: atrio della casa (fig. 87)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Thermopolium Lucius Vetutius Placidus
Corridoio di ingresso – fauces
Rappresenta l’ingresso della parte privata della struttura del termopolio. Alla domus si accedeva, infatti, da un vicolo perpendicolare a via dell’Abbondanza. Entrando da questa porta si entrava direttamente nell’atrio.
Atrio con impluvio – Atrium cum impluvio
Caratteizzato dalla presenza di una colonnina marmorea, forse la base di una vaschetta, l’atrio presenta un impluvium (vasca) per la raccolta d’acqua piovana necessaria per gli usi della domus. Gli attuali lavori di restauro hanno permesso di portare alla luce una pavimentazione realizzata con scaglie di marmi pregiati di vario colore; si nota anche il canale di scarico che convogliava l’acqua nella cisterna sottostante e quello che permetteva all’acqua di defluire verso la strada. Le pareti dell’ambiente presentano nella zona centrale pannelli delineati in rosso ed è visibile la parte superiore
con il capitello dorico di una colonna relativa ad una precedente
fase costruttiva dell’edificio.

Pannello del Termopolio: corridoio di ingresso

Pannello del Termopolio: corridoio di ingresso

n.7
Collocazione: davanti al triclinio dell’abitazione (fig. 88)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Thermopolium Lucius Vetutius Placidus
Triclinio – Triclinium
Era l’ambiente privato della domus nel quale si consumava il pasto sdraiati su letti tricliniari, secondo l’usanza greca. Dopo il restauro si può notare sul pavimento il riquadro centrale realizzato con scaglie marmoree, intorno al quale venivano disposti i letti tricliniari. Sulle pareti laterali sono visibili gli incassi per i letti.
Nella parete di destra sono percepibili la luminosità e la bellezza degli affreschi di Terzo Stile: sono raffigurate nei pannelli di separazione vedute di scorcio, prospettive architettoniche, sottili ghirlande che sorreggevano quadretti, eleganti candelabri e tripodi.
Al centro della stessa parete è visibile, in buono stato di conservazione, il quadro raffigurante “Il ratto di Europa”, con Giove nelle sembianze di un toro. Sulla parete di sinistra sono, invece, conservati frammenti ricomposti che lasciano immaginare uno schema simile a quello della parete di destra.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello del Termopolio: triclinio dell'abitazione

Pannello del Termopolio: triclinio dell’abitazione

n.8
Collocazione: davanti al cubicolo dell’abitazione (fig. 89)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Thermopolium Lucius Vetutius Placidus
Cubicolo-Cubiculum
La presenza di un incasso per il letto permette di identificare la funzione di tale ambiente come camera da letto. E’ caratterizzato dalla presenza dell’anticamera e dell’alcova, suddivisione intuibile da una differente decorazione pavimentale delle due zone. Il pavimento in cocciopesto presenta, infatti, nella parte adibita ad anticamera, un tappeto di crocette e rete di losanghe (decorazione romboidale) ed in alcuni punti presenta ancora il leggero strato di intonaco che lo ricopriva. L’ambiente era originariamente coperto da un soffitto a volta, del quale ancora si conservano tracce su una delle pareti laterali. E’ inoltre visibile una nicchia di larario, illuminata attraverso la finestra strombata dell’opposta parete.
Le pareti affrescate, in buono stato di conservazione, presentano decorazioni pittoriche di tardo Terzo Stile, che riproducono sottili candelabri floreali e quadretti con uccelli alternati a ghirlande. Gli affreschi, in alcuni punti, coprono pitture del Secondo Stile (caratterizzato da elaborate architetture in prospettiva per tutta la lunghezza della parete).
Nell’ultimo periodo il cubicolo fu adibito a deposito di anfore.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello del Termopolio: cubicolo

Pannello del Termopolio: cubicolo

n.9
Collocazione: davanti al porticato dell’abitazione (fig. 90)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Thermopolium Lucius Vetutius Placidus
Giardino con triclinio estivo – viridarium cum triclinium
Il giardino è delimitato, sul lato del portico, da colonne di tufo rivestite di intonaco rosso. Nel giardino è stato ritrovato un monopodium (tavolo rotondo) di marmo. Solitamente i triclini all’aperto erano ombreggiati da pergole di vite, mentre le aiuole erano probabilmente coltivate con piante aromatiche, che tornavano utili anche in cucina.
Il triclinio estivo è composto da tre letti di diverse dimensioni che, nella parte interna, erano decorati con motivi geometrici e floreali. Il triclinio, inoltre, era coperto e ombreggiato da un pergolato che poggiava sulle colonne di laterizio rivestite di stucco.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello del Termopolio: giardino con triclinio estivo

Pannello del Termopolio: giardino con triclinio estivo

n.10
Collocazione: tablinum dell’abitazione (fig. 91)
Misure: 1,80 x 1,60 m
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Thermopolium Lucius Vetutius Placidus
Il restauro
La struttura del termo polio, grazie all’attuale intervento di restauro, viene per la prima volta completamente aperta al pubblico. Per molti anni, infatti, è stata unicamente visibile solo dall’esterno.
Gli interventi di restauro hanno riguardato in particolare la sostituzione delle coperture fatiscenti e la verifica dell’integrità di quelle restanti, nonché il consolidamento delle murature, delle pareti affrescate, dei pavimenti e degli intonaci delle colonne del portico e del triclinio.
Per quanto riguarda le coperture sono stati rimossi i solai, ormai danneggiati dal tempo, del cubicolo, del triclinio principale, del portico, sostituiti con travi e tavolati in legno di castagno, opportunamente trattati e impermeabilizzati. Nei restanti ambienti sono stati eseguiti interventi di impermeabilizzazione, laddove necessario.
Sono state realizzate una serie di sarciture (chiusura delle lesioni) delle murature per riparare profonde lesioni che compromettevano la stabilità della struttura e sono state protette e consolidate le sommità murarie perimetrali, al fine di preservarle dalle infiltrazioni di acqua e dall’azione distruttiva della vegetazione.
Le pareti affrescate sono state ripulite dalle polveri e dagli elementi degradati di vecchi restauri. La pellicola pittorica e gli intonaci sono stati opportunamente trattati e consolidati con protettivi specifici e sono stati realizzati i lacertini (stuccature) perimetrali per assicurarne una migliore adesione al supporto murario ed una maggiore protezione dall’umidità.
In particolare sull’affresco del larario è stato anche effettuato un ritocco pittorico sulla parte aggiunta in una precedente operazione di messa in sicurezza (individuabile nella parte in basso a sinistra dell’affresco) al fine di meglio raccordarne la cromia con le parti preesistenti.
L’intervento di restauro del bancone ha riguardato la pulitura dei marmi di rivestimento e la rimozione dell’intonaco moderno, sostituito con una malta nel rispetto delle parti originali.
I pavimenti di tutti gli ambienti sono stati ripuliti e consolidati nelle parti danneggiate, realizzando le relative integrazioni con malte specifiche. L’intervento ha riguardato sia i pavimenti in cocciopesto che quelli caratterizzati dalla presenza di marmi policromi in opus sectile, come quelli degli ambienti tricliniari, dell’oecus e del tablinum.
Il triclinio estivo è stato protetto con una copertura realizzata con materiali leggeri e poco invasivi che preservano anche il frammento di intonaco affrescato conservato sulla parete di fondo. Su una delle colonne in laterizio di sostegno della tettoia, lo stucco rosso originario è stato riposizionato in situ grazie all’individuazione degli attacchi dei frammenti ormai distaccatisi. Nel triclinio sono state eseguite le necessarie integrazioni con malte per ripristinare sia i livelli del pavimento che dei piani di appoggio orizzontali e delle pareti verticali dei letti, conferendo così maggiore compattezza alla struttura.
Nel giardino è stata rimessa in luce la canaletta di raccolta e scolo delle acque piovane, riattivandone la funzione ed è stato riportato il piano di calpestio al suo originario livello.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello del Termopolio: il restauro

Pannello del Termopolio: il restauro

8.11 Pannello della Domus di Giulio Polibio (Reg. IX, ins. 13)
Collocazione: davanti l’abitazione, lungo Via dell’Abbondanza (figg. 92-93)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Domus di Giulio Polibio
L’attribuzione del nome sulla casa deriva da iscrizioni elettorali presenti sia all’interno che sulla facciata esterna. L’agiatezza dei proprietari è testimoniata dalle decorazioni pittoriche di II e I secolo a.C. così come le decorazioni pavimentali dei vari ambienti: marmi provenienti dall’Italia, dalla Grecia, dall’Asia Minore e dall’Africa settentrionale. I molti studi sulla domus e i suoi abitanti hanno permesso di elaborare un percorso di visita attraverso i vari ambienti, che come mossi da vita vera, si “animano” riproducendo i rumori e i suoni che l’eruzione ha messo a tacere. All’interno sono stati inoltre ricostruiti in legno alcuni arredi della casa quali armadi, tavoli e letti tricliniari. Nella domus sono stati inoltre trovati, durante gli scavi, dodici corpi.
Sarà proprio Giulio Polibio ad accogliere i visitatori.
La visita è possibile per piccoli gruppi e previa prenotazione, al numero 199 104 114, oppure da cellulari e dall’estero al numero +39 06 39967850. Rivolgersi al personale di accoglienza per eventuali disponibilità di accesso.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: buono

Pannello "Domus di Giulio Polibio" e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

Pannello “Domus di Giulio Polibio” e indicazione su mappa con riquadro giallo del punto in esame

8.12 Pannello inizio percorso di uscita da Vicolo della Nave Europa
Collocazione: inizio Vicolo della Nave Europa (nord est) (figg. 94-95)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Inizio percorso di uscita
Da Vicolo della Nave Europa verso Piazza Anfiteatro
Chi volesse continuare a scoprire le altre meraviglie di Pompei può proseguire la visita lungo i tradizionali percorsi della città antica.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: mediocre

Pannello "Inizio percorso di uscita" e indicazione sulla mappa con riquadro giallo del punto in esame

Pannello “Inizio percorso di uscita” e indicazione sulla mappa con riquadro giallo del punto in esame

1. SEGNALETICA DEL PERCORSO POMPEI BIKE
1.1 L’INIZIATIVA POMPEI BIKE
Iniziativa partita il 29 maggio 2010 e inserita nel programma PompeiViva (fig.96); ha previsto la creazione di un percorso ciclo-pedonale fuori le mura perimetrali della città antica al fine di coniugare la visita agli scavi archeologici ad una passeggiata a piedi o in bicicletta. Il percorso prestabilito, di circa 5 km tra andata e ritorno, parte da Piazza Anfiteatro per giungere alla Villa dei Misteri.
Il percorso rientra nel costo del biglietto ed è fruibile a piedi o utilizzando la propria bicicletta oppure noleggiandone una completamente gratuita (completa di casco) presso l’infopoint gestito dalla Federazione italiana amici della bici (FIAB).
Lungo il percorso di Pompei bike sono presenti aree verdi attrezzate per la sosta (fig. 96) e punti di osservazione panoramica sia verso il Vesuvio che verso gli scavi archeologici, con scorci panoramici tra archeologia e natura, dalle rovine al mare. Sono presenti, inoltre, tabelle informative, presso ogni tappa prestabilita, con l’indicazione degli edifici visitabili in quel punto, e rastrelliere per consentire ai ciclo turisti di parcheggiare la bici ed entrare a piedi nella città antica.

Area verde fuori la città a sud dell'anfiteatro contemplata nel percorso Pompei Bike

Area verde fuori la città a sud dell’anfiteatro contemplata nel percorso Pompei Bike

1.2. IL PERCORSO POMPEI BIKE
Il percorso parte da Piazza Anfiteatro, uno degli ingressi secondari alla città, ed è costituito da 7 tappe (questa compresa) (fig. 97).
Tappa 1: Piazza Anfiteatro, inizio/conclusione del percorso e punto noleggio biciclette.
Tappa 2: Porta Sarno con ingresso su Via dell’Abbondanza per la visita:
– Anfiteatro (diramazione su Vicolo dell’Anfiteatro),
– Domus della Venere in Conchiglia
– Domus di Octavius Quartio
Tappa 3: Porta Nola con ingresso su Via di Nola per la visita:
– Domus di Obellio Firmo
– Domus di Marco Lucrezio Frontone
Tappa 4: Porta Veusvio con ingresso su Via del Vesuvio per la visita
– Necropoli di Porta Vesuvio,
– Domus dell’Ara Massina
– Domus degli Amorini dorati
Tappa 5: Torre Mercurio, tappa di sosta con punto di osservazione panoramico.
Tappa 6: Porta Ercolano con ingresso su Via Consolare per la visita:
– Domus di Sallustio
– Domus del Forno
– Domus di Pansa
Tappa 7: Villa dei Misteri

Pianta della città con il percorso esterno e le indicazione delle tappe con i relativi punti di visita

Pianta della città con il percorso esterno e le indicazione delle tappe con i relativi punti di visita

2. LE TABELLE INFORMATIVE POMPEI BIKE
Sono dislocate lungo il percorso e, in particolare, nei punti di sosta (tappe), immediatamente accanto alle rastrelliere per parcheggiare la bici.
In totale sono sette tabelle contenenti diverse informazioni.
Riprendono la tipologia e la schematizzazione dei contenuti dei pannelli trasparenti autoportanti realizzati per il progetto Friendly Pompei.
Esempio di strutturazione contenuti tabella Pompei Bike (fig. 98).

Tabella informativa con strutturazione dei contenuti

Tabella informativa con strutturazione dei contenuti

2.1 Tabella Piazza Anfiteatro (inizio e conclusione percorso)
Collocazione: inizio percorso, a sud dell’anfiteatro (fig. 99)
Misure: 1,80 x 1,00 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Pompei bike: percorso ciclopedonale
Il percorso ciclo-pedonale Pompei bike unisce la visita agli scavi archeologici ad una passeggiata in bicicletta o a piedi. Per accedere al percorso sarà possibile usare la propria bici o noleggiarla gratuitamente, completa di casco, all’ingresso di Piazza Anfiteatro, presso l’infopoint gestito dalla FIAB (Federazione Italiana amici della bici). Il percorso parte da Piazza Anfiteatro e arriva fino a Villa dei Misteri, lungo le mura perimetrali della città antica, su quello che può essere definito il percorso ciclabile più bello del mondo, tra archeologia, natura e scorci panoramici, dalle rovine al mare. Lungo il percorso, che ha una lunghezza di 5 km (andata e ritorno), sono state disposte tabelle informative e rastrelliere, che permettono di lasciare la bicicletta e di entrare a piedi facilmente negli scavi archeologici per visitare luoghi di grande suggestione: domus aperte per la prima volta al pubblico dopo tanti anni, come la domus di Obellio Firmo e la domus di Marco Lucrezio Frontone ed altre ormai accessibili in maniera permanente come la domus degli Amorini Dorati, quella dell’Ara Massima e la domus di Sallustio.
Lingua: italiana; inglese
Stato di conservazione: buono

Tabella di presentazione Pompei Bike posta all’inizio del percorso

Tabella di presentazione Pompei Bike posta all’inizio del percorso

2.2 Tabella Porta Sarno
Collocazione: ingresso esterno Porta Sarno (figg. 100-101)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Porta Sarno-Via dell’Abbondanza
Via dell’Abbondanza era il decumanus maximus, la via principale che attraversava la città in direzione est-ovest, dal Foro a Porta Sarno. Particolarmente animata e rumorosa, su di essa si affacciavano botteghe, officini e termpoli (locali in cui si servivano vivande).
ANFITEATRO
Costruito intorno all’80 a.C. è tra i più antichi, con una capienza di circa 20.000 persone. Durante uno spettacolo, nel 59 a.C. scoppiò una rissa tra pompeiani e nocerini, con morti e feriti, che ne determinò la chiusura per dieci anni.
DOMUS DELLA VENERE IN CONCHIGLIA
Il nome deriva dal grande affresco che raffigura Venere, dea protettrice di Pompei, mentre naviga su una conchiglia circondata da due amorini (raffigurazioni di fanciulli con ali) e trainata da un delfino. Il giardino continua prospetticamente nelle decorazioni pittoriche delle pareti.
DOMUS DI OCTAVIUS QUARTIO (o di Loreio Tiburtino)
E’ una delle domus più estese e suggestive dal punto di vista pittorico. Si caratterizza per il giardino nel quale fontane e giochi d’acqua imitavano le rituali inondazioni del Nilo.
Lingua: italiana; inglese
Stato di conservazione: discreto

Tabella informativa e rastrelliere di Porta Sarno

Tabella informativa e rastrelliere di Porta Sarno

2.3 Tabella Porta Nola
Collocazione: ingresso esterno Porta Nola (figg.102-103)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Porta Nola-Via di Nola
La Porta, in posizione arretrata rispetto alle mura per ragioni difensive, risale al tardo II secolo a.C. Da essa comincia la Via di Nola che, proseguendo in Via della Fortuna, costituisce uno degli assi viari che attraversavano l’intera città in direzione est-ovest. Rappresentava un’importante arteria per il trasporto delle merci in città.
DOMUS DI OBELLIO FIRMO
Particolarità della casa è la presenza di un doppio atrio, di cui uno signorile, monumentale e composto da quattro colonne e l’altro, secondario senza colonne. Il giardino è circondato dal portico. Su una colonna è stato rinvenuto inciso un alfabeto osco, precedente a quello latino.
DOMUS DI MARCO LUCREZIO FRONTONE
Il proprietario è stato identificato in Marcus Lucretius Fronto, grazie a quattro iscrizioni elettorali a sostegno della sua nomina alle magistrature pubbliche, la più importante della quale era quella dei quinquennali (magistrati eletti ogni cinque anni). Pur non essendo di grandi dimensioni, la casa offre raffinate ed importanti decorazioni con quadri raffiguranti scene mitologiche e ville marittime.
Lingua: italiana; inglese
Stato di conservazione: buono

Tabella informativa di Porta Nola e rastrelliere

Tabella informativa di Porta Nola e rastrelliere

2.4 Tabella Porta Vesuvio
Collocazione: ingresso Porta Vesuvio (figg. 104-105)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Porta Vesuvio-via del Vesuvio
La porta era stata distrutta dal terremoto del 62 d.C. e non ancora completamente ricostruita prima dell’eruzione del 79 d.C. Da qui comincia l’omonima via che proseguendo in Via Stabiana, attraversa la città in direzione nord-ovest/sud-est.
NECROPOLI DI PORTA VESUVIO
Alle porte della città sorgevano le necropoli, caratterizzate dalla presenza di tombe le cui dimensioni e forme variavano in base all’appartenenza sociale del defunto. Di particolare rilievo è la tomba di C. Vestorius Priscus, impreziosita da scene di combattimento e di caccia.
DOMUS DELL’ARA MASSIMA
Ricche e ben conservate sono le decorazioni pittoriche, a soggetto mitologico, in questa casa di modeste dimensioni. Nella parete di fondo dell’atrio, si ammira il “Narciso alla Fonte”.
DOMUS DEGLI AMORINI DORATI
Le ricche decorazioni parietali, tra cui la ben conservata scena di Giasone che si presenta a Pelia, la rendono una delle domus più belle di Pompei. Il nome deriva da raffigurazioni di fanciulli con ali (Amorini) incisi su una foglia d’oro, che ornavano la parete di una stanza da letto.
Lingua: italiana; inglese
Stato di conservazione: buono

Tabella informativa di Porta Vesuvio e rastrelliere

Tabella informativa di Porta Vesuvio e rastrelliere

2.5 Tabella Torre di Mercurio
Collocazione: in corrispondenza di Torre Mercurio (fig. 106)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Torre di Mercurio-Via Mercurio
Da questo punto panoramico si può ammirare l’imponente Torre di Mercurio, struttura di guardia, composta da due piani, costruita tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. che, con la sua posizione, domina il settore settentrionale della città. La torre permette di raggiungere il camminamento di ronda realizzato, probabilmente, all’epoca della Seconda Guerra Punica (219-201 a.C.). In quell’occasione venne anche rifatta, con blocchi di tufo, la facciata esterna delle mura e ampliato il terrapieno interno, per scongiurare l’utilizzo delle gallerie da parte degli assalitori. In corrispondenza della torre sono state rinvenute le tracce di una porta, successivamente chiusa, che dava accesso alla via di Mercurio. Questa è delimitata a sud dall’Arco Onorario e sul suo percorso si affacciano alcune delle domus più importanti, come quella di Meleagro e la domus dei Dioscuri.
Lingua: italiano; inglese
Stato di conservazione: mediocre

Tabella informativa di  Torre Mercurio

Tabella informativa di
Torre Mercurio

2.6 Tabella Porta Ercolano
Collocazione: ingresso Porta Ercolano (figg. 107-108)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Porta Ercolano
Una delle più imponenti in quanto costituita da tre aperture, le due laterali riservate ai pedoni e quella centrale, più grande, ai carri. Da qui si raggiungevano Oplontis, Ercolano e Napoli.
DOMUS DI SALLUSTIO
Come testimonia il ritrovamento di un sigillo, il proprietario era A. Cossius Libanus, che probabilmente la utilizzava come albergo. Lungo la facciata, su cui comparivano iscrizioni elettorali a sostegno di Sallustius, si aprono cinque botteghe e un termpolio (locale dove si servivano vivande). E’annesso un forno con l’unica canna fumaria conservata a Pompei.
DOMUS DEL FORNO
Composta da due piani: quello produttivo al pianterreno, e quello residenziale al primo piano. Sono visibili quattro macine e un forno per la lavorazione la cottura del pane.
DOMUS DI PANSA
Probabilmente apparteneva a C. Alleius Nigidius Maius, che affittava le stanze del piano superiore, come pubblicizzato dall’iscrizione nel vicolo adiacente la domus. La struttura occupa la maggior parte dell’insula e si sviluppa attorno al grande atrio con un peristilium monumentale (giardino circondato da portici colonnati).
Lingua: italiana; inglese
Stato di conservazione: buono

Tabella informativa di Porta Ercolano e rastrelliere

Tabella informativa di Porta Ercolano e rastrelliere

2.7 Tabella Villa dei Misteri
Collocazione: lungo il sentiero che conduce alla Villa (figg. 109-111)
Misure: 1,80 x 0,50 m; spessore 2,5 cm
Tipologia: pannello trasparente autoportante
Contenuti: leggibili
Villa dei Misteri
Lontana dal centro della città, la Villa prende il nome dal ritrovamento, lungo le pareti della sala da pranzo, di un affresco che inneggiava e introduceva ai misteri dionisiaci. Si tratta di dieci scene legate all’iniziazione femminile al matrimonio con la divinità. Particolare è l’utilizzo del “rosso pompeiano”, che ne impreziosisce la decorazione. Nella parte rustica della villa è visibile uno dei due torchi per la premitura dell’uva, ricostruito in copia, che rimanda all’utilizzo a vigneto del terreno circostante la villa.
Lingua: italiana; inglese
Stato di conservazione: buono
Note: in questo punto è presente anche un’indicazione direzionale su
Pannello che segnala di lasciare la bici e proseguire a piedi.

Tabella informativa di Porta Nola e rastrelliere e pannello direzionale

Tabella informativa di Porta Nola e rastrelliere e pannello direzionale

ANALISI E VALUTAZIONI SUI SISTEMI DI SEGNALETICA A POMPEI

Il lavoro condotto nei primi tre mesi di ricerca è stato rivolto al riconoscimento dei sistemi di segnaletica presenti nel sito archeologico di Pompei. Le relazioni precedenti hanno fornito una base documentaria sullo stato dell’arte del sito in merito a questa tematica; si è provveduto a documentare la totalità dei differenti supporti segnaletici e delle relative informazioni nei percorsi dell’area archeologica fruibili al pubblico.
Su questa base documentaria è stato possibile svolgere un’analisi dettagliata sull’offerta culturale attuale del sito cercando di evidenziare punti di forza e di debolezza per l’eventuale identificazione di strategie di intervento e linee progettuali per la sua futura valorizzazione. L’analisi della situazione attuale del sito archeologico, nel caso specifico quello di Pompei, ha rappresentato una fase fondamentale poiché ha permesso di comprendere l’ambiente e le dinamiche che lo governano e nel quale, eventualmente, inserire una proposta progettuale. Si è trattato di analizzare le condizioni nelle quali poter operare la gestione, individuando vincoli e opportunità.
Sulla base di quanto rilevato è stata utile la SWOT ANALYSIS, un’analisi, appunto, che consente di sistematizzare e rendere fruibili tutte le informazioni raccolte su un argomento specifico; può risultare utile a fornire dati per la definizione di politiche e linee di intervento e successivamente elaborare una strategia progettuale. Attraverso la swot analysis si individuano e classificano gli elementi positivi di forza; elementi negativi di debolezza; le opportunità da raggiungere nel breve-medio periodo; le minacce, ovvero le difficoltà, che si incontrano nel breve-medio periodo.
I punti di forza e di debolezza rappresentano la situazione attuale, quindi il presente, mentre opportunità e minacce riguardano il futuro.
L’acronimo del termine SWOT corrisponde a:
S STRENGTHS PUNTI DI FORZA
W WEAKNESSES PUNTI DI DEBOLEZZA
O OPPORTUNITIES OPPORTUNITÀ
T THREATS MINACCE
I punti di forza rappresentano tutti quegli aspetti positivi ovvero i maggiori elementi a favore dello sviluppo mentre i punti di debolezza individuano quegli ostacoli da superare. Le opportunità sono, invece, i possibili vantaggi futuri da utilizzare in relazione a una strategia di sviluppo mentre le minacce sono rappresentate dai fattori di rischio eventualmente verificabili in futuro che possono condizionare i risultati della strategia di sviluppo e di valorizzazione. In tal modo la Swot Analysis rappresenta un punto di riferimento poiché, una volta definita la situazione attuale del sito archeologico, permette di individuare problemi e potenzialità del sito stesso in relazione alla sua valorizzazione e fruizione. E’ possibile così stabilire gli elementi positivi (punti di forza) e/o quelli negativi (punti di debolezza) che caratterizzano un sito, analizzando al contempo le potenzialità e i fattori di rischio.
La SWOT Analysis è stata condotta per il sito archeologico di Pompei per ottenere una valutazione d’insieme su uno degli aspetti dell’offerta culturale del sito; in particolare sono stati esaminati i sistemi segnaletici che hanno il compito di assicurare non solo la fruibilità del sito ma anche un interesse scientifico e culturale alla visita.

LA SEGNALETICA
La segnaletica, nei luoghi di interesse culturale, riveste un ruolo fondamentale, poiché viene intesa come una serie di segnali coordinati che, attraverso un linguaggio universale, indirizza e guida in maniera semplificata il pubblico fruitore. Rappresenta il biglietto da visita più importante per un complesso archeologico; deve mettere a proprio agio il visitatore garantendogli tutte le informazioni necessarie e consentendogli libertà di movimento individuale.
La Wayfinding, letteralmente “scegliere /seguire un percorso”, si occupa della progettazione dei sistemi di segnaletica. Un buon progetto di segnaletica deve essere concepito analizzando diversi fattori; in primis occorre esaminare i flussi dei visitatori, individuare i percorsi e i punti dove occorre garantire loro le informazioni o l’eventuale ripetizione di alcune indicazioni, per offrire anche percorsi alternativi.
Un progetto di segnaletica completo deve essere strutturato su 4 livelli di informazioni:
fig. 1

L’efficacia di un progetto di segnaletica si valuta in base a una serie di parametri che sono rispettivamente:
fig. 2

L’efficacia grafica di un sistema di segnaletica dipende molto dal carattere scelto per il testo e soprattutto dal colore di fondo, nonchè da un suo uso sapiente al fine di generare un contrasto con le condizioni di illuminazione e le tonalità predominanti dell’ambiente naturale. Il colore nella segnaletica è un fattore molto importante e strategico proprio perché influisce direttamente sull’aspetto dell’ambiente, in modo da renderlo accogliente. Inoltre, molte persone possono avere deficit nella percezione dei colori e possono avere difficoltà nel distinguere colori simili da un punto di vista tonale; per questo motivo è necessario prestare attenzione alle combinazioni di colori che devono assicurare un alto contrasto di luminanza.
L’identità di un luogo di interesse culturale e pubblico viene determinata da un forte connubio tra spazio, architettura e contenuti. L’identità si definisce attraverso la presenza di elementi fisici che occupano un luogo e ne restituiscono, al tempo stesso, l’immagine e la comprensione. Il piano della comunicazione mira alla creazione di un forte legame visivo tra contenitore e contenuto che espliciti, in maniera lineare, lettura e comprensione degli aspetti materiali e immateriali che costituiscono l’identità di tale luogo.
In particolare la segnaletica e l’informazione sono una parte fondamentale dei servizi che un sito di interesse culturale deve offrire ai visitatori.
fig. 3

fig. 4
PUNTI DI FORZA
a) Presenza dei servizi sotto elencati:
– Biglietteria;
– Punto Informazioni;
– Book shop;
– Servizio audio guida (sei lingue + versione per bambini)
b) Presenza di pannelli espositivi pubblicizzanti:
– altri siti del circuito archeologico Vesuviano (esclusivamente l’Antiquarium di Boscoreale);
– progetti per la conservazione e restauro dell’area archeologica;
– eventi culturali che si svolgono all’interno del sito
c) Presenza di supporti utili alla visita (distribuzione gratuita):
– mappa della città e brochure informativa in formato cartaceo

PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Assenza di pannelli informativi di supporto alla visita
b) Assenza di pannelli esplicativi con le prime informazioni a carattere storico-archeologico sulla città
c) Assenza di una mappa della città (bidimensionale o tridimensionale)
d) Assenza di un punto comune per le guide turistiche
e) Assenza, in alcuni giorni, dei supporti gratuiti per la visita (mappa e brochure)
f) Assenza di materiale informativo sulla possibilità e la modalità di visita degli altri siti archeologici del circuito vesuviano
g) Assenza di postazioni multimediali

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Inserire pannelli con le informazioni di supporto alla visita;
– Inserire pannelli didattici per un primo approccio alla comprensione del sito e alla sua conservazione;
– Inserire mappe, bidimensionali o tridimensionali, che facciano comprendere al visitatore la grandezza e la complessità del sito, eventualmente corredate da percorsi tematici tarati sulle esigenze del visitatore;
– Inserire materiale informativo per la visita agli altri siti del circuito vesuviano;
– Garantire costantemente i supporti alla visita (mappa e brochure cartacea);
– Inserire postazioni multimediali che possano assicurare tutte le informazioni in maniera adeguata, differenziate a seconda delle esigenze dei visitatori;
– Stabilire un punto di riferimento per le guide turistiche.

fig. 5
PUNTI DI FORZA
a) Presenza dei servizi sotto elencati:
– Biglietteria
b) Pannello esplicativo con testi bilingue (italiano e inglese) e immagini riportante brevi notizie storiche sulla città e su alcuni dei suoi edifici.

PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Assenza di pannelli informativi di supporto alla visita.
b) Assenza di un punto di distribuzione dei supporti gratuiti per la visita (mappa e brochure).

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Inserire almeno un pannello con le informazioni di supporto alla visita;
– Garantire costantemente i supporti alla visita (mappa e brochure cartacea);
* Questo ingresso, situato a poca distanza da quello principale, risulta essere quello meno frequentato dalle folle dei visitatori.

fig. 6
PUNTI DI FORZA
a) Presenza dei servizi sotto elencati:
– Biglietteria.
b) Presenza di pannelli espositivi pubblicizzanti:
– progetti per la conservazione e restauro dell’area archeologica.
c) Planimetria bidimensionale, a parete, della città.
d) Punto funzionale ai percorsi di visita alternativi:
– Friendly Pompei
– Pompei Bike

PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Assenza di pannelli informativi di supporto alla visita.
b) Assenza di pannelli esplicativi con le prime informazioni a carattere storico-archeologico sulla città.
c) Assenza di guide turistiche.
d) Recupero dei supporti gratuiti per la visita (mappa e brochure) solo su richiesta al personale.
e) Assenza di pubblicizzazione dei percorsi Friendly Pompei e Pompei Bike
e) Mancanza dei supporti per la visita (mappa cartacea dei percorsi):
– Pompei Bike
– Friendly Pompei
f) Presenza di segnaletica confusionaria (pannelli riutilizzati).
g) Assenza di materiale informativo sulla possibilità e la modalità di visita degli altri siti archeologici del circuito vesuviano.

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Inserire un pannello con le informazioni di supporto alla visita;
– Inserire pannelli didattici per un primo approccio alla comprensione del sito e alla sua conservazione;
– Inserire materiale informativo per la visita agli altri siti del circuito vesuviano;
– Garantire costantemente i supporti alla visita (mappa e brochure cartacea);
– Pubblicizzare i percorsi Friendly Pompei e Pompei Bike e garantire i supporti cartacei per la visita
– Inserire una postazione multimediale che possa assicurare tutte le informazioni in maniera adeguata, differenziate a seconda delle esigenze dei visitatori;
– Inserire un punto di riferimento delle guide turistiche;
– Eliminare la segnaletica confusionaria

fig. 7
PUNTI DI FORZA
a) Collocazione e visibilità.
b) Omogeneità del sistema in tutti i percorsi fruibili.
c) Garanzia di un orientamento preliminare.
d) Consapevolezza degli elementi per l’orientamento e la visita:
– strada percorrenza
– edifici presenti
– servizi

PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Contrasto dei colori utilizzati non abbastanza evidente.
b) Stato di conservazione.
c) Stato di abbandono.
d) Assenza delle paline in alcuni punti dell’area (in particolare lungo Via di Nola).

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Aumentare le paline in particolar modo in quelle aree dove risultano in minor numero (in particolar modo il settore orientale della città);
– Restaurare segni e caratteri sulle paline non più leggibili possibilmente aumentandone il contrasto con il colore grigio del fondo;
– Restaurare le paline e ripulirle da macchie numerose scure di colore nero; da residui di adesivi cartacei; da scritte vandaliche;
– Ricollocare al posto d’origine le paline ora abbandonate nel sito e alla vista dei visitatori

fig. 8
PUNTI DI FORZA
a) Collocazione e visibilità
b) Omogeneità del sistema in tutti i percorsi fruibili.
c) Garanzia di un riconoscimento degli edifici e/o complessi.
d) Stato di conservazione.

PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Contrasto dei colori utilizzati non abbastanza evidente.
b) Mancanza di visibilità di alcune targhette occultate da pannelli espositivi di altri progetti.
c) Assenza delle targhette per diversi edifici (alcuni molto noti).

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Implementare il numero delle targhette per tutti gli edifici, in particolare quelli visitabili;
– Rimpinguare il colore che contraddistingue segni e caratteri dal colore del fondo;
– Rendere visibili, eventualmente ricollocando in altri punti, le targhette occultate da altra segnaletica;
– Procedere ad opere di manutenzione per preservarne la conservazione.

INGRESSO PORTA MARINA: documentazione fotografica allegata
figg. 9-12

fig. 13

INGRESSO PORTA MARINA INFERIORE: documentazione fotografica allegata
figg. 14-16

INGRESSO PIAZZA ANFITEATRO: documentazione fotografica allegata
figg. 17-19

ANALISI sulla SEGNALETICA INFORMATIVA E ILLUSTRATIVA A CARATTERE DIDATTICO-DIVULGATIVO DI POMPEI

Non esiste al momento un sistema di segnaletica informativa e illustrativa a carattere didattico-divulgativo che sia coerente ed omogeneo all’interno dei percorsi della città.
Il grafico elaborato evidenzia in maniera sintetica le percentuali numeriche riferite ai diversi pannelli informativi presenti nel sito e riconducibili ai differenti programmi di valorizzazione condotti nel corso del tempo.
fig. 20

L’esame di questa segnaletica presente a Pompei ha evidenziato che sono principalmente due le tipologie strutturali dei pannelli:
TIPOLOGIA 1.
Pannelli bianchi e/o del Progetto Archeologia e Natura della Baia di Napoli
TIPOLOGIA 2.
Pannelli dei progetti PompeiViva; PompeiViva del Termopolio; Friendly Pompei; Pompei Bike.*
*Questi, infatti, sebbene riconducibili a progetti differenti, presentano gli stessi supporti trasparenti, affissi a muro o autoportanti, con testi bilingue e corredati da foto; i colori utilizzati per la parte testuale sono gli stessi mentre i font sono diversi. Questi, tuttavia, contribuiscono in tal senso a dare una identità visiva omogenea alla città.
E’ stato evidenziato che i pannelli si concentrano prevalentemente in due settori della città antica, rispettivamente il settore nord occidentale e quello sud orientale.
fig. 21

Si nota una ulteriore differenziazione della distribuzione all’interno del settore sud-orientale della città che mette in risalto che la maggior parte di questi sono collocati lungo Via dell’Abbondanza, gli altri sono all’esterno e all’interno del Termopolio di L. Vetutius Placidus, ma sempre lungo la stessa strada, mentre la restante parte si trova in diversi punti nel settore sud est della città.
fig. 22

fig. 23
PUNTI DI FORZA
Nessuno
PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Stato di conservazione (alcuni in buono stato e leggibili; altri mediocremente leggibili; altri per nulla leggibili e/o in cattivo stato)
b) Stato di abbandono

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Eliminare tutti i pannelli dall’area archeologica dal momento che non contribuiscono ad una fruibilità, nemmeno parziale, del sito. Quelli leggibili forniscono soltanto brevi informazioni non fondamentali per visitatore poiché sono unici elementi svincolati da un percorso di conoscenza.
fig. 24

fig. 25
PUNTI DI FORZA
a) Stato di conservazione
b) Contenuti testuali e illustrativi per la comprensione di tematiche specifiche
c) Ubicazione topografica

PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Collocazione
b) Disposizione sequenziale
c) Alcuni contenuti specifici in riferimento a:
– alcune abitazioni non individuabili lungo la strada
– progetti non più fruibili

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:

– Una rimodulazione dei pannelli in relazione ai temi trattati e degli aggiornamenti sulla accessibilità di alcune abitazioni in esame nei pannelli stessi.
– Procedere ad opere di manutenzione per preservarne la conservazione.
Lo stato di conservazione è buono per tutti i pannelli.

fig. 26

PUNTI DI FORZA
a) Stato di conservazione
b) Contenuti testuali e illustrativi per la comprensione degli aspetti del termopolio

PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Disposizione di alcuni pannelli

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Procedere ad opere di manutenzione per preservarne la conservazione.
– Ricollocare il secondo pannello che attualmente si trova a parete nello stretto passaggio che va dal termopolio agli ambienti sul retro; i visitatori, infatti, soffermandosi davanti ad esso, bloccano l’accesso in questo punto.
Lo stato di conservazione è buono per tutti i pannelli.

fig. 27
PUNTI DI FORZA
a) Omogeneità di un percorso visivo unitario creato appositamente per persone con disabilità motorie
b) Contenuti testuali e illustrativi per la comprensione di tematiche specifiche
c) Presenza della mappa e del percorso per l’individualizzazione costante della posizione del visitatore
d) Contrasto con l’ambiente circostante
e) Non invasività

PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Stato di conservazione *
b) Limitazione punti visita prestabiliti legati a un percorso
c) Non fruibilità di alcuni punti del percorso per chiusura degli edifici
d) Non fruibilità di alcuni punti del percorso per inaccessibilità e difficoltà dei percorsi stessi.

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Fare manutenzione per alcuni dei pannelli danneggiati
– Installare nuovi pannelli di questa tipologia per altri punti visita, estendendo tale sistema anche al settore occidentale della città in modo da creare una identità visiva unitaria e omogenea.
– Procedere ad opere di manutenzione per preservarne la conservazione.
fig. 28

fig. 29
PUNTI DI FORZA
a) Omogeneità di un percorso visivo unitario fuori la città e di una visita aletrnativa
b) Contenuti di base testuali e illustrativi sugli edifici visitabili di ciascun punto di sosta
c) Presenza della mappa e del percorso per l’individualizzazione costante della posizione del visitatore e degli edifici visitabili lungo le tappe
d) Contrasto con l’ambiente circostante

PUNTI DI DEBOLEZZA
a) Stato di conservazione *
b) Non fruibilità delle domus segnalate presso i punti visita
c) Accidentalità del percorso in alcuni punti
d) Cattivo stato di conservazione di alcune delle rastrelliere

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Fare manutenzione costante dei pannelli
– Rendere fruibile il percorso riportandolo alla funzione originaria
– Rimettere in sesto i servizi contemplati nel percorso
– Procedere ad opere di manutenzione per preservarne la conservazione.
fig. 30

LA SEGNALETICA DELLA VILLA DEI MISTERI
fig. 31
PUNTI DI FORZA
Nessuno

PUNTI DI DEBOLEZZA
Nessuno
dal momento che non esiste un sistema di segnaletica adeguata per la visita e la sua fruizione

IN RELAZIONE ALL’ANALISI DEI PUNTI DI FORZA E QUELLI DI DEBOLEZZA SAREBBE AUSPICABILE:
– Modulare ex novo e successivamente inserire all’interno del complesso un sistema di segnaletica informativa adeguato per la fruizione della villa.
Fatta eccezione per le indicazioni direzionali presenti sulle paline grigie, attualmente è presente, sul sentiero che conduce alla villa, una tabella specifica di indicazione direzionale. All’interno della villa, invece, sono presenti in più punti semplici fogli in A4 in bustine trasparenti, collocati su supporti in ferro oppure affissi ai muri del complesso.

La rappresentazione cartografica e il telerilevamento aereo come strumenti di conoscenza del territorio.

Titolo dell’incarico: Attività di ricerca sui sistemi di telerilevamento e di rappresentazione del territorio finalizzati alla conoscenza archeologica

Contrattista: Davide Mastroianni

Tutor: Prof. Carmine Gambardella

 

Introduzione

La rappresentazione cartografica è uno strumento di fondamentale importanza per la conoscenza del territorio. Le tradizionali tecniche di rilievo restituiscono una riproduzione non precisa del territorio. Tecniche, invece, quali la fotografia aerea riproducono in un unico fotogramma la reale conformazione fisica della città e l’unione dei fenomeni che ne determinano le dinamiche di sviluppo. La fotografia aerea, inoltre, permette di osservare fenomeni di mutamento dei paesaggi che la cartografia da sola non è in grado di fornire. Mediante l’analisi e la lettura di immagini satellitari, di riprese aeree storiche, di fotografie verticali e oblique è possibile ricostruire l’evoluzione del paesaggio antico. Sviluppo edilizio, realizzazione di opere infrastrutturali, trasformazioni dell’uso del suolo, meccanizzazione dell’agricoltura hanno profondamente cambiato il territorio, distruggendo e occultando una parte significativa del nostro patrimonio archeologico. Solo attraverso l’analisi dettagliata delle coperture aerofotografiche è possibile recuperare, almeno in parte, la memoria dell’esistenza, dell’ubicazione e dell’articolazione di insediamenti e altre attività antropiche o eventi naturali. La ripresa diretta delle foto aeree da parte dell’archeologo che studia il territorio porta notevoli vantaggi in termini di comprensione del contesto, sia per il riconoscimento delle evidenze, sia per gli stimoli alla riflessione che derivano dall’osservazione del territorio. La città antica di Pompei può essere considerata come un caso studio per la ricostruzione degli elementi narrativi del paesaggio archeologico, attraverso lo sviluppo di una sintesi in grado di quantificare l’evoluzione del paesaggio antico emerso dagli scavi  nel corso dei secoli. La tecnologia GIS permette l’interpretazione interattiva dei dati archeologici utili a leggerne questa evoluzione.

 

Obiettivi e strumenti

L’attività di ricerca del progetto consiste nel raccontare e rappresentare, su piattaforma GIS, la storia dell’evoluzione del paesaggio archeologico della città di Pompei, attraverso l’analisi degli scavi e dell’impatto che questi hanno avuto sul territorio. Sarà possibile, quindi, realizzare uno “storytelling stratigrafico digitalizzato” che narrerà le dinamiche di trasformazione della città attraverso:

  1. la raccolta bibliografica dello stato dell’arte sugli studi della città di Pompei, con particolare attenzione agli studi relativi alla topografia;;
  2. la raccolta e lo studio delle planimetrie storiche degli scavi;
  3. la consultazione e l’acquisizione delle fotografie aeree storiche.

 

Evoluzione della ricerca

  1. La raccolta bibliografica dello stato dell’arte sugli studi della città di Pompei, con particolare attenzione agli studi relativi alla topografia
  2. La raccolta e lo studio delle planimetrie storiche degli scavi

La pubblicazione, nel 2012, dell’Atlante di Pompei, è stata l’occasione per presentare e divulgare i risultati dell’ampio progetto di ricerca “Pompei, Fabbrica della Conoscenza”, diretto dal Benecon. L’utilizzo di diverse competenze scientifiche, che abbracciano ambiti che vanno dalla cartografia all’economia, dall’archeologia alla progettazione, dalla legislatura alla rappresentazione, hanno permesso di realizzare un modello di lettura a 360° per la conoscenza di Pompei e del suo territorio. Per quanto riguarda l’aspetto prettamente archeologico, volto alla conoscenza del sito, l’utilizzo di tecniche di telerilevamento aereo hanno permesso di ottenere una visione aggiornata delle condizioni della città e degli scavi; il successo del progetto “Pompei, Fabbrica della Conoscenza” è stato la definizione di un modello operativo di metodologia della conoscenza, esportabile, quindi, ad altri contesti. Partendo dalla ferma convinzione che la conoscenza è indispensabile ai fini della comprensione delle dinamiche che determinano la nascita e l’evoluzione di nuove condizioni di adattamento territoriale, nasce l’esigenza di questa attività di ricerca.

La consultazione del numeroso materiale bibliografico e cartografico di Pompei, conservato presso il catalogo centrale del Deutsches Archäologisches Institut (DAI), sito in Roma, è stato il primo passo verso una visione complessiva della topografica della città. L’incontro con Laurentino Garcia y Garcia, studioso di Pompei e collaboratore per diversi anni del  gruppo RICA (Research In Campanian Archaeology), per il quale ha curato alcuni volumi del Corpus Topographicum Pompeianum, (Vol. II (Toponymy); Volume III, The RICA Maps of Pompeii; Volume IIIA, The Insulae of Regions I-V; Vol. V (Cartography) è stato utile per determinare una strategia di ricerca bibliografica maggiormente mirata alla conoscenza topografica del sito archeologico. Questo studioso ha pubblicato, inoltre, nel 1998 i due volumi della “NOVA BIBLIOTHECA POMPEIANA. 250 anni di bibliografia archeologica” nella collana delle monografie della Soprintendenza Archeologica di Pompei.

Di seguito l’elenco del materiale raccolto:

Volumi, Contributi in riviste e collane

  • VV., Città vesuviane : antichità e fortuna : il suburbio e l’agro di Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabiae, Roma : Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2013.
  • VV., Neapolis. Progetto-sistema per la valorizzazione integrale delle risorse ambientali e artistiche dell’area vesuviana, 3. Planimetria della città antica di Pompei, in Soprintendenza archeologica di Pompei. Monografie 7, Roma 1994.
  • VV., Pompei. L’informatica al servizio di una città antica. Analisi delle funzioni urbane. Fotopiani e piante. Textbd.; Beil. im Schuber, Roma 1988.
  • Anderson M.A., Digital spaces: Pompeii, the Internet, and beyond, in Archeologia e Calcolatori, 15 (2004), pp. 449-464.
  • Casale A., Primo contributo alla topografia del suburbio pompeiano, in Rivista dell’Archeoclub d’Italia, 15s. 1979, pp. 27-56.
  • Corpus Topographicum Pompeianum (voll I-V), 1977, 1986.
  • D’Andrea A., Il rilievo archeologico con il laser scanner: luci e ombre, in Vesuviana: an international journal of archaeological and historical studies on Pompei and Herculaneum, 3 (2011), Pisa 2011, pp. 193-218.
  • Dobbins, J. J., Modeling Hypotheses in Pompeian Archaeology: The House of the Faun., in CAA 2010, Oxford 2013, pp. 77-84.
  • Grete S., Il rilievo topofotografico di Pompei del 1910., in Archeologia Aerea, 3, 2008, pp.15-19.
  • Kockel V., Un capitolo dimenticato della cartografia di Pompei. Gaspare Marchesi e il Reale officio topografico di Napoli, in Rivista di studi pompeiani, 16.2005, Roma 2005, pp. 11-36.
  • García y García L., Nova bibliotheca Pompeiana. 1. Supplemento (1999-2011): Repertorium bibliographicum pompeianum : oltre 260 anni di bibliografia archeologica: catalogo dei libri e degli scritti riguardanti la storia, l’arte e gli scavi di Pompei, Ercolano, Stabia ed Oplonti con numerose referenze per l’eruzione vesuviana del 79 d.C., i papiri ercolanesi, le raccolte del Museo Nazionale di Napoli e per il libri dei viaggiatori in Campania: contributo alla bibliografia ed iconografia di Pompei e della zona vesuviana del 79 d.C., Roma, Arbor Sapientiae, 2012.
  • Maiuri A., Note di topografia pompeiana, Rendiconti della Accademia di archeologia, lettere e belle arti, Napoli, 34. 1959, pp. 73-88.
  • Maratini C., Gestione informatizzata e valorizzazione del patrimonio archeologico. La piattaforma GIS per lo scavo a Pompei, in Archeologia e calcolatori, 22.2012, Firenze,, pp. 319-412.
  • Morichi R, Nuova Cartografia di Pompei, in Nuove ricerche archeologiche nell’area vesuviana (scavi 2003-2006), Roma 2008, pp. 554-555.
  • Morichi R., Dalle RICA Maps alla nuova cartografia digitale di Pompei, in Opuscula Pompeiana, 12.2003-04, pp. 3-15.
  • Morichi R., Sulla nuova cartografia digitale di Pompei, in Rivista di Studi Pompeiani, 22 (2011), pp. 133-143.
  • Ogden J., Geophysical Prospection in the Vesuvian Cities, in Urban landscape survey in Italy and the Mediterranean, Oxford 2012, pp. 114-125.
  • Scatozza Höricht, L.A., Pompei, in Bibliografia topografica della colonizzazione greca in occidente in Italia e nelle isole tirreniche (= BTCGI) XVI, 1996, pp. 146-186.
  • Ward-Perkins, J.B., Note di topografia e urbanistica, in Pompei 79, Raccolta di studi per il decimonono centenario dell’eruzione vesuviana, 1979, pp. 25-39.

Cartografia e planimetria storica

Le planimetrie storiche fino ad ora raccolte (circa una ventina comprese nell’arco cronologico che va dal 1818 al 1910 circa) sono state redatte da architetti ed archeologi con varie tecniche: rilievo su carta, acquerello e incisioni di vario tipo. L’oggetto rappresentato è spesso l’intero sito archeologico, insieme alle singole insulae indagate nel corso dell’anno a cui la pianta fa riferimento. Nella maggior parte dei casi questo genere di rappresentazione è accompagnato dall’indicazione delle misure o da una scala metrica (Fig. 1; Fig. 2).

 Plan de la ville de Pompeii (1818),; Diisegno; Tecnica: Acquerello, matita, inchiostro; Misure: 250 x 382 mm; Autore: Henry Wilkins; In: Originalaquarelle zu: Wilkins, Suite de vues pittoresques des ruines de Pompeii et un precis historique de la ville.
Fig. 1. Plan  de la ville de Pompeii (1818),; Diisegno; Tecnica: Acquerello, matita, inchiostro; Misure: 250 x 382 mm; Autore: Henry Wilkins; In: Originalaquarelle zu: Wilkins, Suite de vues pittoresques des ruines de Pompeii et un precis historique de la ville.

 

Pompei, scavi  (1748 – 1855) ; Incisione; Tecnica: Litografia; Misure: 397 x 454 mm; Incisore: J. G. Bach; In: Overbeck J., Pompeji in seinen Gebäuden, Alterthümern und Kunstwerken für Kunst- und Alterthumsfreunde, Lipsia, 1856.
Fig. 2. Pompei, scavi (1748 – 1855) ; Incisione; Tecnica: Litografia; Misure: 397 x 454 mm; Incisore: J. G. Bach; In: Overbeck J., Pompeji in seinen Gebäuden, Alterthümern und Kunstwerken für Kunst- und Alterthumsfreunde, Lipsia, 1856.

 

  1. La consultazione e l’acquisizione delle fotografie aeree storiche

L’esigenza di voler cogliere le continue trasformazioni di un paesaggio e di comprenderne le dinamiche ha reso indispensabile l’uso della fotografia aerea, non più sussidiaria per la ricerca archeologica, ma fondamentale quale strumento di analisi del territorio e della sua evoluzione, unita al survey sul campo e allo scavo stratigrafico. Tutte le “tracce” in foto aerea, che si possono riscontrare dall’analisi interpretativa, (vegetazione, umidità, alterazione della composizione del terreno, microrilievo, anomalia e sopravvivenza) sono da considerarsi “archeologiche”, in seguito alla verifica sul terreno con ricognizioni di superficie o scavo stratigrafico. Parte dell’attività di ricerca volge verso questa direzione; ai fini di una ricostruzione complessiva dell’impianto urbanistico della città antica, con particolare attenzione alle aeree sepolte (Regiones I,III, IV, V e IX).

 

Di seguito l’elenco dei fotogrammi IGM consultati:

  • IGM 1954, Strisciata 117B, Fotogrammi 4081 4082, 4083, Foglio 185, Quota 6000m, Data 10/09/1954 (Fig. 3);
  • IGM 1956, Strisciata 1, Fotogrammi 1775, 1776, 1777, 1778, Foglio 185, Quota 3900m, Data 13/04/1956 (Fig. 4);
  • IGM 1974, Strisciata 25, Fotogrammi 673, 674, 675, Foglio 185, Quota 2300, Data 16/05/1974;
  • IGM 2003, Strisciata 107A, Fotogramma 4417, 4418, 4419, Foglio 185, Quota 4550, Data 23/06/2003.

 

Pompei in una foto IGM del 1954 (Strisciata 117B, Fotogramma 4082, Foglio 185)
Fig. 3. Pompei in una foto IGM del 1954 (Strisciata 117B, Fotogramma 4082, Foglio 185)

 

Pompei in una foto aerea IGM del 1956 (Strisciata 1, Fotogramma 1776, Foglio 185)
Fig. 4. Pompei in una foto aerea IGM del 1956 (Strisciata 1, Fotogramma 1776, Foglio 185)

 

In seguito alla richiesta effettuata presso l’Aerofototeca Nazionale, con sede a Roma, per ricercare fotogrammi aerei presenti nel loro archivio fotografico, è stato possibile risalire alla presenza di diverse fotografie aeree effettuate durante il corso della Seconda Guerra Mondiale dalla RAF (Royal Air Force) e di diversi altri fotogrammi che avrò modo di consultare in sede e acquisire.

 

La creazione del GIS

Nel presente lavoro la città antica di Pompei può essere considerata come un caso studio per la ricostruzione degli elementi narrativi del paesaggio archeologico. Lo scopo di questa prima parte del lavoro non è soltanto l’approccio sull’analisi dei dati territoriali, ma lo sviluppo di una sintesi rappresentativa in grado di quantificare l’evoluzione del paesaggio antico emerso durante gli scavi  nel corso dei secoli. La tecnologia GIS permette l’interpretazione interattiva dei dati archeologici utili a leggerne la loro evoluzione. Lo studio ha prodotto una sintesi grafica della situazione degli scavi e una simulazione stratigrafica digitale dell’interpretazione del passato.

Il GIS (Geographical Information System) è stato costruito con il software open-source QGIS 2.6 Brighton, su base cartografica vettoriale in scala 1:5000 (CTR Campania 2004, Fogli 466022, 466061), su base cartografia raster (Ortofoto 2011 Regione Campania, Fogli 466020, 466060) e sui servizi WMS di Google Maps e Bing Maps.

La georeferenziazione della cartografie storiche (1818; 1825; 1831; 1839; 1845; 1855), su base cartografica raster del 2011 (Fig. 5), ha permesso di poter distinguere, grazie alla sovrapposizione dei differenti layers, l’evoluzione estensiva degli aree di scavo nel corso degli anni. Questo ha reso possibile la realizzazione delle specifiche “buffer zones” delle aree di scavo (Fig. 6) nella loro estensione e nella loro mappa “cronologica”. Ad ogni singola planimetria georeferenziata è stata associata una tabella degli attributi, contenente informazioni relative all’anno di stesura, alla tecnica di realizzazione, alle misure, all’autore e alla bibliografia di riferimento.

Di seguito l’esempio del contenuto della tabella relativa alla planuimetria del 1818:

  • Nome: (nome della Pianta). Es. Plan de la Ville de Pompeii (1818);
  • Tipologia: (disegno, bozza). Es. Disegno;
  • Tecnica: (acquerello; incisione; matita). Es. Acquerello; incisione; matita;
  • Misure: (misure della Pianta). Es. 250 x 382 mm;
  • Incisore: Es. Henry Wilkins;
  • Autore: Es. Henry Wilkins
  • Bibliograf.: (volume dal quale è stata tratta l’immagine ). Es. Originalaquarelle zu: Wilkins, Suite de vues pittoresques des ruines de Pompeii et un precis historique de la ville.
  • Coll. (Collocazione del volume). Es. DAI – Instititum Archaeologicum Germanicum, Roma.

 

La vettorializzazione delle Regiones, delle Insulae e delle case, integrata con le buffer zone e le diverse tabelle degli attributi dei layers, fornisce di ottenere un quadro statistico e quantitativo dell’estensione dell’area complessiva degli scavi, attraverso delle query che consentiranno di interrogare e chiedere quale casa, quale insula e quale Regio è stata oggetto di scavo, in quale anno e in quale buffer zone ricade.

 

Georeferenziazione delle planimetrie storiche in QGIS 2.1.6 (Pompei 1818)
Fig. 5. Georeferenziazione delle planimetrie storiche in QGIS 2.1.6 (Pompei 1818)

 

Buffer zone zone (in rosso) degli scavi realizzati fino al 1818
Fig. 6. Buffer zone zone (in rosso) degli scavi realizzati fino al 1818 (Realizzata su base cartografia georeferenziata del 1818)

 

Prime conclusioni

La linea operativa eseguita per la realizzazione della rappresentazione dell’area archeologica di Pompei ha restituito il primo tassello di uno “storytelling grafico”, che narra l’evoluzione degli scavi nel corso dei secoli. Saranno implementante nuove planimetrie storiche che amplieranno le buffer zone globali, integrate con fotografie aeree storiche, utili per la lettura archeologica delle aree ancora sepolte.

Le più recenti dichiarazioni connesse a modelli di turismo sostenibile: Carta di Rimini e Québec declaration on Ecotourism

Contrattista: Ph.D. Avv. Gianpiero Zinzi
Tutor: prof. Marco Calabrò

Conferenza Internazionale per il turismo sostenibile del 30 giugno 2001

Noi, come partecipanti alla conferenza di Rimini, pensiamo che La Carta sia uno strumento utile per fare ulteriori passi verso la “sostenibilità del turismo”, con un’attenzione particolare alle “destinazioni del turismo di massa”. Riteniamo che questo tema sia una priorità da inserire nell’agenda politica di tutti i soggetti coinvolti e che su di questa priorità si debbano indirizzare e promuovere ulteriori sforzi e impegni nei prossimi anni.

Poniamo come punto di partenza gli sforzi già compiuti dai documenti e dalle Carte prodotti a livello internazionale nel recente passato. Tra questi, ricordiamo:

• La Conferenza internazionale di Lanzarote (1995)

• La Conferenza internazionale di Calvià (1997)

• Il Congresso internazionale di Sant.Feliu de Guixols organizzato dalle associazioni del volontariato dell’area mediterranea (1998)

• Il lavoro prodotto dal World Tourism Organisation, in particolare il Codice Globale di Etica per il Turismo (adottato nel 1999)

• Il lavoro svolto dall’UNEP con il Mediterranean Action Plan on Tourism (grazie al contributo di BP/RAC e PAP/RAC) e con le Indicazioni formulate dalla Commissione per lo Sviluppo Sostenibile del Mediterraneo e adottate dalle parti contraenti alla Convention di Barcellona (1999)

• Il lavoro per la Tour Operators Iniziative, in partnership tra UNEP, WTO e UNESCO.

Guardiamo con interesse alle strategie, in via di finalizzazione a livello della Commissione Europea. In particolare a:

• la Strategia Europea sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere – ICZM (2000),

• la Strategia dell’Unione Europea per lo Sviluppo Sostenibile (2001)

• i documenti preparatori dell’Agenda 21 europea per il turismo sostenibile

Riconosciamo e sottolineiamo pertanto l’urgenza di un’azione concertata, in grado di agire efficacemente sulla crescente domanda e offerta turistica, fenomeno che ha già prodotto effetti ambientali e sociali rilevanti e che oggi rischia di compromettere la stessa qualità e vitalità dell’offerta turistica.

Rilanciamo con forza la priorità del turismo maturo nelle aree costiere, non per questo ignorando l’urgenza di un analogo sforzo con riferimento a tutte le aree ambientalmente “fragili” e coinvolte dal turismo di massa (le aree montane, le città d’arte,…).

Riteniamo, in particolare, che i paesi europei dell’area mediterranea e le aree a “turismo maturo” debbano:

• assumersi la responsabilità di ripensare i propri modelli e strategie di sviluppo territoriale e turistico

• innovare il proprio prodotto turistico, affermando la propria identità e diversità culturale e valorizzando i prodotti e le risorse umane ed economiche locali,

nella direzione chiara della sostenibilità sociale, economica ed ambientale del turismo e di una riqualificazione ambientale del territorio capace di considerare anche la dimensione globale dei problemi.

Ci impegniamo direttamente ad attuare, ampliare e diffondere buone pratiche di gestione sostenibile del turismo, in coerenza con gli obiettivi e i contenuti delle successive raccomandazioni.

Chiediamo a tutti i soggetti che a diverso titolo possono contribuire, in partnership tra loro e nel rispetto del loro specifico ruolo, di partecipare allo sforzo di definizione di un quadro comune di politiche, con particolare riferimento a quelle di livello europeo e di scala mediterranea, finalizzate all’attuazione delle seguenti raccomandazioni.

RACCOMANDAZIONI 

Promuovere l’utilizzo della partecipazione e rafforzare e costruire partenariati attivi (come proposto dai modelli introdotti con le Agende 21 locali, e dagli approcci UNEP ed Europei per la Gestione Integrata delle zone costiere), riconoscendo la partecipazione come un fondamentale “fattore di successo” per mettere in pratica la sostenibilità.

I processi partecipativi devono svilupparsi fin dalle prime fasi dei processi decisionali, devono poter influire su di essi, devono essere strettamente integrati con il sistema della rappresentanza democratica.

La costruzione di partenariati deve in particolare coinvolgere e integrare tra loro:

• gli attori fondamentali (le pubbliche amministrazioni, i Tour operator, gli imprenditori turistici, le associazioni ambientaliste e dei consumatori, i sindacati, le comunità locali, i lavoratori, i turisti, le Università e gli Istituti di Formazione e Ricerca…);

• tutti i livelli di governo (da quello internazionale a quello locale, con particolare attenzione al ruolo di quest’ultimo);

• tutti i settori di intervento (trasporti, uso del territorio, ambiente, turismo, ecc.);

• le aree confinanti e contigue (terra/mare, entroterra/costa)

con lo scopo di definire e suddividere le responsabilità di ogni soggetto, con riferimento ad azioni rilevanti per il raggiungimento del risultato di un turismo sostenibile.

Promuovere e rafforzare la gestione, la progettazione e la pianificazione integrata e sostenibile, con particolare attenzione alle destinazioni turistiche di massa nelle aree costiere:

• Adottando da parte del Consiglio e del Parlamento Europeo la Raccomandazione della Commissione Europea relativa alla strategia sulla Gestione Integrata delle aree costiere – ICZM

• Inserendo l’approccio proposto da detta Raccomandazione nelle strategie nazionali e regionali

• Sostenendone l’attuazione concreta a livello locale.

In particolare sottolineiamo l’importanza di:

• Agire sulle aree costiere considerandole come un insieme, includendo in modo adeguato le porzioni di territorio e di mare coinvolte

• Considerare in modo integrato tutte le problematiche più importanti per lo sviluppo sociale, economico e ambientale, in una prospettiva a lungo termine;

• Rivedere le politiche e le legislazioni nazionali e promuovere linee guida regionali

• Identificare e coordinare tra loro tutti i piani e i progetti settoriali (uso del territorio, gestione del sistema idrico, energia, trasporti, turismo, ecc.) e inserire la gestione integrata dei territori costieri nel sistema istituzionale e pianificatorio vigente;

• Definire obiettivi strategici in modo preciso, progettando programmi fortemente orientati all’azione e capaci di adattarsi ai cambiamenti;

• Rafforzare e individuare nuovi strumenti (norme, sistemi di gestione, informazione e educazione, incentivi economici, progetti pilota) per indirizzare le aree turistiche più mature verso azioni di rinnovo urbano, di miglioramento della qualità urbana e sociale, di riqualificazione del territorio, di rinaturalizzazione, verso modelli più sostenibili.

Mantenere l’impegno internazionale e locale per lo sviluppo e l’utilizzo di strumenti di analisi, a supporto della decisione e dell’azione, quali:

• l’analisi della capacità di carico ecologica, sociale ed economica delle destinazioni;

• gli strumenti di previsione e valutazione dell’impatto locale e strategico dei servizi e dei prodotti turistici (per es. gli strumenti noti come L.C.A., E.I.A., S.E.A.);

• gli indicatori di sostenibilità, multidimensionali, in grado di monitorare in modo permanente i cambiamenti nel tempo e nello spazio dei principali impatti e dei risultati definiti dai programmi integrati e dai processi di Agenda 21;

L’uso di questi strumenti deve basarsi su processi partecipati, deve servire a definire e supportare le azioni per il turismo sostenibile, deve essere scientificamente affidabile e comprensibile agli utenti finali. L’informazione di base deve essere prodotta e resa disponibile coordinando tra loro gli enti competenti a fornirla.

Rafforzare le capacità dei governi locali affinché questi siano in grado di svolgere pienamente il proprio ruolo politico, di pianificazione, di gestione e controllo nel settore turistico:

• promuovendo formazione, scambio di buone pratiche, coordinamento nazionale e sovranazionale tra le reti già esistenti e le diverse realtà locali con problemi analoghi

• sostenendo il marketing ambientale del territorio e la valorizzazione delle esperienze positive

Attuare azioni specifiche centrate sulla Mobilità, con il sostegno e la realizzazione di “progetti pilota” locali utili a dimostrare la fattibilità e l’efficacia di sistemi e modelli alternativi e sostenibili. Tra questi:

• sostegno alla realizzazione di reti integrate di mobilità pedonale e ciclabile

• promozione di sistemi e servizi innovativi (per es. car sharing, bus a chiamata, taxi collettivi, car pooling, etc.)

• rafforzamento dell’integrazione tra le diverse modalità di trasporto a livello locale, regionale e nazionale e miglioramento dell’attrattività del trasporto collettivo e a basso impatto ambientale

• azioni a livello europeo, nazionale e locale sulle tasse e tariffe dei trasporti (così come definite dalla Strategia dell’Unione Europea per lo Sviluppo Sostenibile) e promozione di pacchetti integrati di servizi relativi al soggiorno/mobilità per i turisti

Promuovere alternative sostenibili per il turismo stagionale di massa (riducendo le punte e distribuendo le presenze turistiche nell’arco di tutto l’anno):

• valorizzando la complementarietà e le sinergie del turismo con gli altri settori economici;

• promuovendo lo sviluppo e l’uso di un turismo culturale, ecologico e rurale compatibile con l’ambiente;

Promuovere strumenti economici (nuovi meccanismi finanziari, incentivi, destinazione ecologica delle entrate fiscali…) per qualificare le destinazioni turistiche in senso sostenibile.

Le risorse finanziare possono provenire:

• dal settore privato, con investimenti mirati a migliorare le performance delle imprese turistiche e la qualità del territorio entro cui il settore offre i propri prodotti e servizi,

• dal settore pubblico, con un uso mirato dei fondi disponibili a livello nazionale, regionale ed europeo, rafforzando gli attuali finanziamenti (come ad esempio i Programmi europei Life, Interreg….) e integrando ulteriormente la priorità “turismo sostenibile nelle aree a turismo maturo” nei Fondi Strutturali europei e nei finanziamenti nazionali per le “aree obiettivo”, allo scopo di favorire la realizzazione di progetti pilota nelle destinazioni caratterizzate dal turismo di massa.

Assicurare e promuovere una buona gestione ambientale e sociale delle destinazioni e infrastrutture turistiche:

• incoraggiando strumenti per il miglioramento della performance ambientale (quali dichiarazioni di intenti, accordi volontari, Ecolabel, tecnologie pulite, sistemi di gestione ambientale, e di acquisti ecologici)

• garantendo il rispetto dei diritti dei lavoratori e promuovendo la Certificazione Etica (SA 8000 o altri modelli riconosciuti)

• promuovendo la progressiva armonizzazione nel settore della certificazione, per garantirne rigore e credibilità ma, nello stesso tempo, per mantenere flessibilità e capacità di considerare le differenze dei contesti ambientali e dei servizi offerti;

• rafforzando le sinergie e la coerenza tra gli sforzi prodotti a livello territoriale dalle amministrazioni pubbliche (per es. con Piani d’azione integrati, Agenda 21, Reporting, EMAS, ISO) e dagli operatori privati;

• promuovendo azioni di formazione, sensibilizzazione, marketing sui benefici ottenuti grazie al miglioramento della gestione ambientale e sociale;

Rafforzare le attività finalizzate alla sensibilizzazione di imprese turistiche, dei tour operator e dei turisti allo scopo di promuovere positivamente un loro ruolo attivo (con strategie di comunicazione finalizzate che tengano in considerazione le loro aspettative, le loro differenze culturali e linguistiche, ecc.)

 

ECOTURISMO URBANO PER LA FRUIZIONE DEI BENI CULTURALI IN CAMPANIA

Percorso di fruizione ampliata – Casa di Polibio [Demo]

Incarico: “Attività di ricerca nel campo del design e dello sviluppo software, con particolare riferimento alle forme di comunicazione multimediale, all’Interaction Design
e alla progettazione di ambienti sensibili”.

Collaboratore: Dott. Cristian Fuschetto

Tutor: Prof. Maurizio Sibilio

Sede della ricerca: Università degli Studi di Salerno

Settore scientifico disciplinare: M-PED/04, M-EDF/01

L‘obiettivo di coniugare un modello turistico-culturale di fruizione ampliata con metodologie e criteri propri della pedagogia e della didattica sperimentale, ha trovato efficacia nella progettazione di uno strumento compensativo in grado di integrare la “conoscenza per descrizione” dei tutorial più tradizionali con forme innovative di apprendimento situato.
In particolare, in risposta alle esigenze di target trasversali di soggetti caratterizzati da deficit di natura esterocettiva, si è optato per lo sviluppo di un ambiente di apprendimento di tipo acustico-sinestetico. Nello specifico si è individuato quale luogo della progettazione prototipale di fruizione ampliata la Domus di Giulio Polibio (IX,13,1-3), già oggetto nel 2010 di un percorso multisensoriale realizzato dall’Istituto per la Diffusione delle Scienza Naturali in collaborazione con la Sezione Provinciale di Napoli dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.
La Domus (ora chiusa per lavori di restauro) gode dunque, dal punto di vista del potenziamento dell’accessibilità, di un corredo di esperienze e studi specifici tali da renderla luogo d’elezione di una nuova sperimentazione di accessibilità turistica.
Sebbene molto coinvolgente, il percorso sonoro messo a punto nel 2010 si rivela “statico” (prevede un percorso obbligato ed è basato su tecnologie “non responsive”) e quindi poco adatto al raggiungimento di una fruizione il più possibile autonoma e personalizzata del bene culturale. Lo strumento compensativo progettato dalla nostra unità di ricerca permette di superare tali criticità. Basato su tecnologie di microgeolocalizzazione di tipo responsive e arricchito di inediti effetti e tappeti acustici creati ad hoc, l’ambiente sensibile immersivo in fase di realizzazione permetterà infatti di rendere dinamica e autonoma la visita da parte degli utenti “deboli” grazie all’utilizzo di una piattaforma integrata in un’app liberamente scaricabile su smartphone o tablet in grado di rispondere a sensori (beacon) disposti nella Domus.

Caratteristiche del percorso “aumentato”
La progettazione dell’app si situa all’interno di una recente area di ricerca nel campo dell’interaction design e delle arti multimediali per tecnologie mobili incentrata sullo sviluppo di esperienze immersive e interattive di augmented aurality. Come nel caso della augmented reality, i progetti di “auralità aumentata” intendono costruire un’interazione sensoriale con lo spazio che non si sovrappone integralmente al mondo reale nel tentativo di rimpiazzarlo con un’esperienza artificiale, come invece accadeva nei progetti di virtual reality, quanto di interagire con esso integrandolo con suoni e stimoli sensoriali site specific, che entrino cioè in relazione dinamica con quanto realmente presente nello spazio e nel tempo specifici della fruizione.
Le tecnologie di geolocalizzazione e di microlocalizzazione consentono infatti, attraverso i dispositivi mobili comuni (smartphone e tablet), l’attivazione di contenuti multimediali in base alla posizione fisica nello spazio dell’utente. Nel caso della microlocalizzazione questo principio può raggiungere una precisione molto elevata, consentendo di attivare contenuti diversi anche a pochi centimetri di distanza l’uno dall’altro, e quindi consentendo di collegare l’attivazione di stimoli specifici – suoni nel caso di cui si sta qui discutendo – a seconda della posizione del fruitore anche in spazi molto piccoli (cosa questa che era preclusa alla tecnologia GPS). Il progetto per la Casa di Polibio si inserisce in questo solco di sperimentazioni prevedendo per l’appunto la realizzazione di un’esperienza di fruizione aumentata dello spazio mediante il ricorso al medium sonoro, nell’ottica di mettere al servizio dell’esperienza soprattutto la capacità del suono di lavorare sul livello emotivo e percettivo profondo del fruitore.
Integrata da una voce narrante, l’ambientazione acustica in cui è immerso il visitatore consente di reinterpretare il contesto – ovvero il bene archeologico – in un’esperienza di vita vissuta. Accompagnati da una descrizione “sinestetica”, storie, esperienze, manufatti e corpi riemersi dagli scavi diventano altrettanti “calchi sonori” della domus pompeiana. La fruizione turistica diventa in tale prospettiva un’esperienza di archeologia ed antropologia sonora proiettando l’utente nell’“ultimo giorno di Pompei”. Il percorso aumentato è sviluppato sotto forma di narrazione: l’utente vive le ultime ore di Pompei “ascoltando” e immedesimandosi con le persone che hanno vissuto e sono tragicamente morte sotto l’eruzione del 79. Gli archeologi hanno rinvenuto ben 13 scheletri in due stanze della domus, e si stima siano sopravvissuti all’eruzione per quasi 20 ore. Tra i corpi è stato rinvenuto anche quello di una giovane donna (16-18 anni) giunta ormai alla fine del nono mese di gravidanza. Furono probabilmente proprio le condizioni della donna incinta a spingere i Polibi a rimanere in casa, evitando una fuga disperata sotto la pioggia di polveri, cenere e lapilli che stava progressivamente sommergendo la città. L’itinerario sonoro si concentra su questa figura, che insieme a quella di altri due bimbi (sono stati rinvenuti altri due scheletri di bimbi di circa 10 anni), fa da sfondo e trama all’itinerario immersivo del visitatore.

Distribuzione dell’installazione sonora
Il tappeto sonoro che accompagnerà il visitatore nel corso della visita alla Domus evolverà insieme ai suoi spostamenti: suoni, rumori e parole “scatteranno” a seconda della sua posizione nella domus grazie a un sistema di sensori (beacon) intelligenti. Il device (telefonino, tablet, ecc) su cui sarà installata l’app dialogherà con i sensori e, al passaggio del visitatore, farà ascoltare e dunque rivivere le azioni e le emozioni proprie di quell’ambiente.
Atrio: Si odono suoni dalla strada, rumori dei lavori di ristrutturazione cui era sottoposta la domus al momento dell’eruzione. Con riferimento particolare ai ritrovamenti, in questo ambiente, di calce, intonaco, chiodi e martelli, utili probabilmente a sistemare l’edificio dopo il terremoto del 62 d.c.
Cucina: Sono stati riprodotti, sulla base dei ritrovamenti fatti nel piccolo vano, i suoni che potevano caratterizzare la cucina. Suoni del vasellame, di un mortaio, del fuoco acceso, di una piccola macina. Ma anche di cereali e di acqua versata. Poi, in particolare, due richiami significativi: la cottura di una pietanza a base di cervo ed un echeggiare di suoni caratteristici a simboleggiare le spezie provenienti dall’Africa.

Orizzonte teorico di riferimento
Il crescente interesse delle scienze cognitive e psicologiche per i fondamenti evoluzionistici del pensiero ha infatti indirizzato negli ultimi decenni gli studi filosofici e didattico-pedagogici a indagare il ruolo delle emozioni nella riflessione sulla mente e sui processi di apprendimento. È in particolare il neuroscienziato Antonio Damasio con “L’errore di Cartesio” a rovesciare in modo definitivo il tradizionale approccio “top-down” connesso allo studio delle “passioni dell’anima”, secondo cui gli stati emotivi dovrebbero essere analizzati in riferimento a ciò che li accomuna al pensare in generale, e a imporre in questo senso uno studio del mentale di tipo “bottom-up”, nel cui solco le corporeità ed emotività diventano il centro di ogni gnoseologia. Dalla filosofia alla medicina, dal diritto alla pedagogia, dall’antropologia alla psicologia, oggi tutte le discipline “umanistiche” rivendicano la centralità del corpo, e nell’ambito degli studi sulla cognizione e sull’apprendimento vanno vanno moltiplicandosi le qualifiche della mente e della cognizione quali “situate”, “embodied” o “distribuite”. In tale prospettiva non c’è da stupirsi se si arriva a riconoscere che “la maggior parte delle conoscenze, specie quelle vitali, sono espresse nella struttura stessa del corpo” il quale non è più considerato come un semplice mediatore tra il nostro cervello e la realtà esterna, ma come un’autentica «macchina della conoscenza».
Del resto, prima ancora della svolta dettata dalle “scienze dure”, anche gli umanisti più avvertiti avevano segnalato la necessità di ripensare le due dimensioni del corporeo e dello spirituale. Sulla scia di Alan Turing, tanto per fare un esempio, corpo e pensiero appaiono a Italo Calvino come grandezze commensurabili. «Il pensiero – scrive Calvino in “Cibernetica e fantasmi” – che fino a ieri ci appariva come qualcosa di fluido, evocava in noi immagini lineari come un fiume che scorre o un filo che si sdipana, oppure immagini gassose, come una specie di nuvola, tant’è vero che veniva spesso chiamato “lo spirito”, oggi tendiamo a vederlo come una serie di stati discontinui, di combinazioni di impulsi su un numero finito (un numero enorme ma finito) di organi sensori e di controllo». Il pensiero emerge dalla materia, affiora dal corpo, anzi “si fa” attraverso di esso.
Tale visione acquista in ambito pedagogico particolare rilievo circa il dibattito relativo al presunto primato della “conoscenza diretta” rispetto a quella per descrizione, dove la prima si basa sul coinvolgimento dell’apparato percettivo mentre la seconda sulla descrizione di un oggetto (per esempio un quadro) sulla base della sua descrizione. Dibattito significativamente animato soprattutto a proposito della fruizione delle opere d’arte da parte degli ipovedenti.
Molti studiosi riconoscono l’insostituibile ruolo della vista per accedere all’apparenza degli oggetti, parlando pertanto di “verbalismo”, ossia di uso di termini concettualmente vuoti di significato nell’area dell’esperienza visiva. Altri invece, basandosi sugli studi di Chomsky sul sistema innato di elaborazione sintattica, considerano il linguaggio come componente autonoma della cognizione, profilando la “conoscenza per descrizione” come compensativa dell’informazione percettiva deficitaria.
La rinnovata visione del ruolo delle emozioni nella formazione del processo cognitivo rende di fatto superata questa contrapposizione. In particolare, Michel Meulders mette in evidenza come l’opposizione netta tra “conoscenza diretta” e “conoscenza per descrizione” faccia riferimento a una concezione ingenua di percezione, secondo la quale la percezione è un atto passivo, con cui il mondo “ci entra dentro” quando apriamo gli occhi. La percezione, invece, è un processo attivo che dipende, oltre che dall’accesso sensoriale anche dai processi interni di elaborazione. Il percepire si configura come un “vedere con la mente” che mette in gioco un terzo livello di analisi, quello della rappresentazione e dell’elaborazione dell’informazione. Un altro studioso, John Kennedy, autore di innovativi esperimenti sul disegno dei ciechi, ha mostrato come l’apparenza degli oggetti non dipenda solo dalle loro proprietà sensibili (e quindi dall’apparato sensoriale principalmente deputato a coglierle, la vista), ma anche dal sistema interno di elaborazione. La cecità è spesso solo un disturbo periferico e, se la periferia del sistema visivo è impedita, non è detto sia impedito il sistema visivo di elaborazione interno. Secondo Kennedy la visione è un processo che non riguarda solo la periferia del sistema visivo. Il sistema visivo di elaborazione interno, se opportunamente stimolato con l’utilizzo dei sensi integri (tatto, ma anche suono, olfatto, descrizione “sinestetica”), può produrre rappresentazioni della realtà proprie dell’esperienza visiva. In questo senso la fruizione potenziata di un luogo da parte di un non vedente rappresenta un ambiente altrettanto potenziato di conoscenza e di apprendimento.
Il superamento di modelli dualistici basati sulla contrapposizione tra materialità del corpo e la spiritualità del pensiero permette infine di accogliere nuovi paradigmi teorici nel campo dell’apprendimento segnatamente in riferimento alle dimensioni formative ed educative offerte dal corpo e dal movimento. Nel rapporto tra educazione e movimento, infatti, secondo il modello classico di Arnold, è possibile intravedere tre dimensioni formative: la conoscenza del movimento (about the movement) che si traduce nello studio razionale e critico di vari aspetti motori, elaborati in differenti campi disciplinari; la conoscenza attraverso il movimento (through the movement) legata all’acquisizione di competenze fisiche, sociali, intellettuali e morali attraverso l’azione motoria; la conoscenza nel movimento (in the movement) che rinvia ai saperi esperenziali e informali propri dell’elaborazione durante il movimento. In tutti e tre i casi siamo di fronte a quelle che di recente sono state individuate come delle “corporeità didattiche”, nozione paticolarmente fertile in chiave euristica nella progettazione e fruizione di ambienti sensibili caratterizzati da esperienza di tipo sinesteitco-immersivo.

Cenni bibliografici

  • Arneim R., Art and Visual Perception, University of California Press, Berkeley and Los Angeles 1954.
  • Bellini A., Toccare l’arte. L’educazione estetica di ipovedenti e non vedenti, Armando, Roma 2000, pp. 51-98.
  • Calvani A., Costruttivismo, progettazione didattica e tecnologie, in D. Bramanti (a cura di) Progettazione formativa e valutazione, Carocci Editore, Roma 1998.
  • Cascella D., Scultori di suono. Percorsi nella sperimentazione musicale contemporanea,Tuttle Edizioni, Rimini 2005.
  • Damasio A., Emozioni e coscienza, Adelphi, Milano 2000.
  • Damasio A., L’errore di Cartesio, Adelphi, Milano: 1994.
  • Kennedy J., Drawing and the Blind, Yale University Press,  New Haven-London: 1993.
  • Longo, G. O., Dal Golem a Godel e ritorno, Macchine e automi, Laboratorio Interdisciplinare dell’Immaginario scientifico, Cuen, Napoli 1995
  • Luongo, G., Perrotta A. e Scarpati C. 2001. “L’impatto dei prodotti di eruzioni esplosive sull’ambiente: l’eruzione del 79 d.C. a Pompei”, in La casa di Giulio Polibio. Studi Interdisciplinari, Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Edizione: Centro Studi Arte Figurative, Università di Tokyo, pp. 215-238.
  • Meulders M., Helmholtz. Dal secolo dei lumi alle neuroscienze, Bollati Boringhieri, Torino: 2005.
  • Murray Schaeffer, R.  Il paesaggio sonoro, ed. Casa Ricordi, Milano1998
  • Neuhaus M., “Sound Art”, in Id. Bed of Sound, New York 2000

 

 

App per la fruizione ampliata della Domus di Polibio
Visualizza la simulazione: 

La Fabbrica della Conoscenza di Pompei: Modello economico-culturale di marketing dei Beni Culturali.

Titolo dell’incarico: Attività di ricerca sui sistemi di telerilevamento e di rappresentazione del territorio finalizzati alla conoscenza archeologica

Contrattista: Davide Mastroianni

Tutor: Prof. Carmine Gambardella

Relazione attività: Agosto 2014

 

L’uomo cerca da sempre nuove tecniche per superare i suoi limiti naturali di osservazione e di percezione visiva; generalmente siamo abituati ad osservare ciò che ci circonda da un punto di vista più o meno orizzontale. In queste condizioni, è ovvio che la nostra capacità visiva è limitata a piccole aree e la presenza di elementi naturali e artificiali ne ostacola la nostra già parziale percezione. Il nostro campo di vista è nettamente ampliato se il punto di osservazione ha origine da un punto più elevato rispetto alla nostra superficie: ad esempio il tetto di un palazzo, la vista obliqua da una terrazza o da un punto panoramico. Da una prospettiva verticale o alta obliqua, la superficie al di sotto ci appare notevolmente differente rispetto a quando la guardiamo dalla superficie stessa. Così facendo si riesce ad osservare l’insieme degli elementi posti sulla superficie come apparirebbero su una mappa tematica nelle loro relazioni spaziali. Il telerilevamento aereo, o Remote Sensing, è l’insieme di metodi e “approcci tecnologici” che mediante l’utilizzo di strumenti avanzati permette all’uomo di abbracciare con un solo sguardo vaste aree di territorio e di rappresentarlo su piccola scala attraverso immagini e mappe estremamente dettagliate; è da considerarsi uno strumento che permette all’uomo di possedere una visione completa e complessiva del territorio che occupa. Tutto ciò è possibile, in particolare, grazie all’uso di (aerei, satelliti, droni), che consentono di riprendere a distanza più o meno ravvicinata il territorio, e di sensori (termico, multispettrale, Lidar) che ne scrutano le caratteristiche e le condizioni.

Il patrimonio culturale rappresenta un elemento fondamentale che consente di conoscere e promuovere un determinato territorio e, contemporaneamente, richiamare interesse, investimenti, stabilità di presenze. Promuovere un territorio significa lavorare sul versante dei valori condivisi, ma anche saper comprendere appieno quali sono le possibili reti per la sua valorizzazione. La cultura è uno degli elementi dell’identità territoriale e il patrimonio culturale rappresenta un bene prezioso che riveste un ruolo di particolare rilievo per la vita dei cittadini e un elemento fortemente competitivo per la promozione del territorio. Partendo dal rapporto tra identità e territorio quale elemento centrale per la crescita del contesto sociale ed economico, è importante considerare la capacità di gestione del patrimonio culturale come un visibile vantaggio competitivo attraverso la promozione dell’occupazione, delle attività produttive, dei siti museali, della tutela del paesaggio. Risulta quindi importante saper “governare” questo processo anche attraverso l’apporto delle nuove tecnologie, in modo tale da attivare flussi di conoscenze, esperienze e nuove relazioni.

Per poter realizzare una strategia intelligente di marketing del territorio è necessario interrogarlo ai fini di una conoscenza globale consapevole che conduca ad una idea di valorizzazione delle risorse. È imprescindibile che l’uomo debba considerare la Città e il territorio come risorse primarie con l’obiettivo di valorizzare e restituirle alla collettività, affinché queste siano fruibili al cittadino. La risorsa territoriale deve divenire, quindi, risorsa economica.

La pubblicazione dell’Atlante di Pompei è stata l’occasione per presentare e divulgare i risultati dell’ampio progetto di ricerca “Pompei, Fabbrica della Conoscenza”, diretto  dal centro di eccellenza Benecon, Beni Culturali Ecologia Economia, incardinato presso la Presidenza della Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli. Il territorio di Pompei non è stato limitato alla sola area archeologica, ma è stato preso in considerazione l’intero comune, quale portatore di risorse grezze da lavorare e valorizzare. Il comune di Pompei infatti costituisce un caso unico per la presenza di un doppio polo di attrazione di flussi turistici: da una parte gli scavi archeologici della città sommersa dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.; dall’altra il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, ora Basilica Pontificia. Proprio intorno al santuario, a partire dal 1875 sorse la nuova città di Pompei, disegnata da Bartolo Longo. La problematica di Pompei è legata alla ricostruzione di quanto avvenuto nel lunghissimo periodo intercorso tra la fine della città antica e lo sviluppo di quella moderna. Il punto di partenza del progetto di ricerca su Pompei è stata la necessità di analizzare in maniera unitaria due realtà, antica e moderna, che coesistono tra loro in mancanza di una pianificazione organica e sostenibile, e che comporta un enorme flusso turistico (circa 2.500.000 di turisti l’anno visitano gli scavi archeologici, e 4.000.000 di pellegrini l’anno si recano al santuario della Madonna di Pompei) che danneggia il patrimonio e l’identità locale senza apportare ricchezza e benessere alla popolazione. La linea strategica del progetto era di promuovere lo sviluppo eco-sostenibile del territorio attraverso la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali e culturali presenti, al fine di creare modelli di “economia territoriale” derivanti dallo sviluppo di attività turistiche, produttive e culturali. Il turismo deve essere una risorsa per il territorio, e viceversa, ma sempre nel rispetto dell’identità locale e culturale.

 

Strategia della Conoscenza

Una prima fase è consistita nella lettura del territorio, rivolta alla comprensione di tutti gli aspetti che ne hanno determinato la forma: fattori naturali ed artificiali e immateriali. Questi sono legati al valore intrinseco della storia e della cultura del territorio stesso. Questo tipo di lettura ha consentito di evidenziare un patrimonio di tracce e segni utili per pianificare la strategia della conoscenza. Questo approccio ha visto la nascita di due principali direzioni di indagine: da un lato la lettura delle fonti storiche e di archivio, dall’altra la lettura delle caratteristiche spaziali, percettive e prospettiche della città antica e di quella ottocentesca. Le due direzioni hanno converso in un’unica linea di conoscenza: la ricostruzione delle vicende del territorio tra l’eruzione del 79 d. C. e l’inizio degli scavi archeologici nel 1748, stabilendo un nesso di continuità nell’antropizzazione del territorio tra la città antica e quella ottocentesca. La conoscenza preliminare del territorio è stata la premessa per una sua ricostruzione. La sperimentazione e l’utilizzo integrato di tecniche e strumentazioni per il rilievo ha permesso di mettere a punto una metodologia collaudata di rilievo digitale integrato multidimensionale e multi scalare. L’obiettivo finale è stata la ricerca della qualità spaziale, urbana e funzionale degli interventi sul territorio, sui tessuti urbani e sui paesaggi antropizzati.

L’attenzione è stata rivolta sia alle tematiche relative alla conservazione e protezione del sito sia alla progettazione di soluzioni per il miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita della popolazione locale.

Tra queste:

  • l’individuazione, il recupero ed il riuso di grandi edifici ora dismessi o impropriamente utilizzati e di vuoti urbani (serre, orti, giardini) al fine di conferire una nuova identità alle periferie della città configurandole come attrattori;
  • l’introduzione di fonti di energie rinnovabili, per innovare in una nuova qualità il rapporto fra ambiente, vita e lavoro;
  • il recupero di quinte stradali, centrali e periferiche, per restituire maggiore organicità ai contesti urbani;
  • il censimento delle serre presenti nel territorio comunale, per una superficie totale di 97 ettari. Questo ha orientato verso ipotesi progettuali che riguardano la creazione di orti urbani e serre d’arte, in parte produttive ed in parte espositive, e la riconversione in serre solari per la produzione di energia attraverso i pannelli fotovoltaici;
  • la zoonizzazione acustica, ovvero la classificazione in aree omogenee di territorio sulla base della destinazione d’uso. Questo approccio ha permesso di definire una serie di interventi di risanamento acustico con diverse strategie di intervento per l’attenuazione del rumore, quali l’impiego di barriere antirumore, barriere vegetali, o asfalti drenanti fonoassorbenti;
  • il censimento della rete stradale con le relative criticità che ha permesso di formulare ipotesi progettuali relative a nuovi percorsi di attraversamento del territorio comunale per ridurre l’inquinamento e gestire meglio la mobilità sia dei residenti che dei visitatori.

 

Tutte queste ipotesi progettuali rientrano in una strategia che nasce dal territorio stesso; in tal senso il progetto “Pompei Fabbrica della Conoscenza” mira a  configurare Pompei come una smart city, città intelligente. Il sistema informativo già realizzato in forma aperta ed implementabile, unito alla realizzazione degli obiettivi progettuali emersi dalle analisi, potrebbe costituire la base per la gestione tecnologica intelligente e partecipata del territorio di Pompei. I dati acquisiti attraverso il rilevamento aereo dell’area archeologica e la possibilità di un monitoraggio costante e non invasivo delle condizioni potrebbero diventare la base per la programmazione delle strategie per la conservazione e la fruizione sostenibile.

 

L’obiettivo ambizioso di questo progetto è stato la definizione di protocolli operativi per l’analisi e la conoscenza e successivamente la progettazione e gestione sostenibile del territorio, che possano essere utilizzati come modelli esportabili ad altri contesti.

 

Butrinto come Pompei

Butrinto (in albanese Butrint o Butrinti) è una città e un sito archeologico, vicino al confine con la Grecia. Nell’antichità era conosciuta come Bouthroton in greco antico e come Buthrotum in latino. Abitata fin dai tempi della preistoria, Butrinto è stata nei secoli una città epirota, una colonia romana e un vescovato. Dopo la caduta del regime comunista nel 1992 il nuovo governo democratico progettò di sviluppare turisticamente il sito di Butrinto, e lo stesso anno esso divenne parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Nel 1997, a causa di una grande crisi politica e finanziaria, l’UNESCO inserì Butrinto nella lista dei siti in pericolo, a causa di furti di reperti, mancanza di protezione e problemi manageriali ed economici. Nel 2000 il governo albanese istituì il Parco Nazionale di Butrinto, e grazie all’aiuto del governo albanese e di enti internazionali, il sito fu cancellato dalla lista dei Patrimoni dell’umanità in pericolo nel 2005, anno in cui anche il Parco Nazionale entrò a far parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità. L’importanza culturale del paesaggio e del contesto archeologico è stata in seguito riconosciuta allargando la designazione UNESCO sino a includervi un’area complessiva di 2900 ettari.

 

Butrinto è un microcosmo di storia mediterranea che ben rappresenta l’ascesa e la caduta dei grandi imperi che dominarono la regione. Oggi è un coacervo di monumenti che riflettono un periodo di più di due millenni, dai templi ellenistici del IV sec. a.C. ai sistemi difensivi ottomani del primo Ottocento. Secondo la mitologia classica, l’antica Buthrotum fu fondata dagli esuli fuggiti dalla caduta di Troia. Una volta arrivati Elleno, figlio di Priamo, sacrificò un bue, che ferito si trascinò sulla risacca e morì sulla spiaggia. Considerandolo di buon auspicio, il luogo fu chiamato Buthrotum, cioè “bue ferito”. Il poema epico di Virgilio, l’Eneide, racconta di Enea in viaggio per l’Italia che fa visita a Butrinto. Butrinto deve la sua crescita e fama precoce a un santuario dedicato ad Esculapio, dio della medicina, fondato nel IV sec. a.C. Il santuario era ubicato sul pendio meridionale dell’altura acropolare. I fedeli visitavano il santuario per venir curati da malattie e donavano oggetti simbolici e denaro al dio e ai sacerdoti. Il santuario portò alla creazione di Butrinto e la forza sacra dell’acqua locale venne venerata per tutta la durata della città. Le ninfe, a cui diversi monumenti erano dedicati, erano dee naturali particolarmente legate all’acqua, per cui la loro adorazione era molto popolare nella zona. Una grotta con diverse figurine votive che lo testimoniano è stata scoperta vicino a Konispoli, a sud di Butrinto. Nel IV sec. a.C. Buthrotum era divenuta importante e così intorno al 380 a.C. l’insediamento fu fortificato con nuove e lunghe mura con cinque porte, a cintare un’area complessiva di 4 ettari. Nel 228 a.C. la città divenne di dominio romano e nel I sec. d.C. parte della provincia romana di Macedonia. Giulio Cesare vi fondò una colonia e vi insediò i veterani intorno al 45 a.C., mentre Augusto raddoppiò l’area cittadina e il numero di neoinsediati romani. Le nuove strutture costruite inclusero un acquedotto, delle terme, svariate case, il Foro e un ninfeo. Nel III sec. d.C. un terremoto distrusse gran parte della città, che da lì in poi cominciò un lungo declino. Agli inizi del VI sec., Buthrotum divenne sede vescovile e si costruirono un grande battistero (una delle strutture paleocristiane maggiori di questo genere) e una basilica. La città fu governata da Bisanzio fino al XII sec., dopodiché passò di mano molte volte, dato che era posizionata su un punto strategico dell’Adriatico, la rotta ionica marinara. Fu particolarmente contesa tra Venezia (fino al 1796) e l’Impero Ottomano fino all’indipendenza dell’Albania nel 1912.

 

Il parco naturale di Butrinto

Il Parco è importantissimo per la conservazione della biodiversità mondiale poiché comprende 14 specie animali e 16 vegetali in pericolo di estinzione. La zona umida è modellata da una laguna tettonica di 1600 ettari nota come Lago di Butrinto, circondata da monti boscosi, montagne, acqua dolce e paludi salmastre e collegata allo stretto di Corfù dal Canale di Vivari. Il “Lago” è profondo in media 14 m (per un massimo di 22 m), mentre il canale naturale di Vivari raggiunge la larghezza di 100 m. I resti archeologici di Butrinto fanno parte del terreno boscoso naturale con un ecosistema complesso, dipendente dai vicini Lago di Butrinto e Canale di Vivari, quest’ultimo drenante il primo dentro il Mar Ionio. Questa combinazione di monumenti storici e ambiente naturale fa di Butrinto un luogo unico e un paesaggio con monumenti amato dai giovani viaggiatori dei Grand Tour dei secoli XVIII e XIX. L’area di Butrinto custodisce 16 specie di flora a rischio come Agrimonia eupatoria, Capparis spinosa e Laurus nobilis, e 12 varietà rare come Alkano corcyrensis SE e Limonium anfracium oltre a 4 specie ancora poco note come la Scabiosa epirota. Il parco protegge anche specie in via di estinzione (due a rischio critico, due a rischio e dieci vulnerabili) come Rhinolophus e Myotis. Butrinto ospita 17% delle specie animali albanesi; il parco è notevole soprattutto per la presenza di anfibi, rettili, uccelli e mammiferi (incluso il lupo) ed è l’unico sito albanese a ospitare la rana epirotica, la testuggine, il boa delle sabbie e la lucertola dei Balcani. La baia di Butrinto e le paludi di Vrine sono importanti siti di nutrizione ed appollaiamento per gli uccelli. In inverno, stormi di uccelli trampolieri utilizzano le acque basse, inclusi il chiurlo europeo, la pettegola, la pavoncella e il piovanello pancianera. Nel 2003 l’area fu nominata Zona umida Ramsar di Importanza Internazionale.

Inseriti nella lista del Patrimonio Unesco sono anche i centri storici di Berat e Gjirokastra, quest’ultimo noto per la città di Lazarat, famosa per la massiccia produzione di Cannabis. Quattro sono invece i siti candidati a diventare Patrimonio Unesco: le tombe di Basse Selca, l’anfiteatro di Durazzo, la regione di Ohrid e la città di Apollonia.

Butrinto, come anche gran parte dell’Albania, è la cellula staminale di processo di maggiore consapevolezza economica e culturale; è una base dove poter lavorare e applicare la progettualità della “Fabbrica della Conoscenza” di Pompei, che potrebbe, quindi, valorizzare un territorio conosciuto da pochi e ignorato da molti. La città di Butrinto, quindi, potrebbe rappresentare un modello di come le comunità locali, in paesi in via di sviluppo, possano essere responsabilizzate attraverso l’utilizzo sostenibile del patrimonio culturale.