La rappresentazione cartografica e il telerilevamento aereo come strumenti di conoscenza del territorio.

Titolo dell’incarico: Attività di ricerca sui sistemi di telerilevamento e di rappresentazione del territorio finalizzati alla conoscenza archeologica

Contrattista: Davide Mastroianni

Tutor: Prof. Carmine Gambardella

 

Introduzione

La rappresentazione cartografica è uno strumento di fondamentale importanza per la conoscenza del territorio. Le tradizionali tecniche di rilievo restituiscono una riproduzione non precisa del territorio. Tecniche, invece, quali la fotografia aerea riproducono in un unico fotogramma la reale conformazione fisica della città e l’unione dei fenomeni che ne determinano le dinamiche di sviluppo. La fotografia aerea, inoltre, permette di osservare fenomeni di mutamento dei paesaggi che la cartografia da sola non è in grado di fornire. Mediante l’analisi e la lettura di immagini satellitari, di riprese aeree storiche, di fotografie verticali e oblique è possibile ricostruire l’evoluzione del paesaggio antico. Sviluppo edilizio, realizzazione di opere infrastrutturali, trasformazioni dell’uso del suolo, meccanizzazione dell’agricoltura hanno profondamente cambiato il territorio, distruggendo e occultando una parte significativa del nostro patrimonio archeologico. Solo attraverso l’analisi dettagliata delle coperture aerofotografiche è possibile recuperare, almeno in parte, la memoria dell’esistenza, dell’ubicazione e dell’articolazione di insediamenti e altre attività antropiche o eventi naturali. La ripresa diretta delle foto aeree da parte dell’archeologo che studia il territorio porta notevoli vantaggi in termini di comprensione del contesto, sia per il riconoscimento delle evidenze, sia per gli stimoli alla riflessione che derivano dall’osservazione del territorio. La città antica di Pompei può essere considerata come un caso studio per la ricostruzione degli elementi narrativi del paesaggio archeologico, attraverso lo sviluppo di una sintesi in grado di quantificare l’evoluzione del paesaggio antico emerso dagli scavi  nel corso dei secoli. La tecnologia GIS permette l’interpretazione interattiva dei dati archeologici utili a leggerne questa evoluzione.

 

Obiettivi e strumenti

L’attività di ricerca del progetto consiste nel raccontare e rappresentare, su piattaforma GIS, la storia dell’evoluzione del paesaggio archeologico della città di Pompei, attraverso l’analisi degli scavi e dell’impatto che questi hanno avuto sul territorio. Sarà possibile, quindi, realizzare uno “storytelling stratigrafico digitalizzato” che narrerà le dinamiche di trasformazione della città attraverso:

  1. la raccolta bibliografica dello stato dell’arte sugli studi della città di Pompei, con particolare attenzione agli studi relativi alla topografia;;
  2. la raccolta e lo studio delle planimetrie storiche degli scavi;
  3. la consultazione e l’acquisizione delle fotografie aeree storiche.

 

Evoluzione della ricerca

  1. La raccolta bibliografica dello stato dell’arte sugli studi della città di Pompei, con particolare attenzione agli studi relativi alla topografia
  2. La raccolta e lo studio delle planimetrie storiche degli scavi

La pubblicazione, nel 2012, dell’Atlante di Pompei, è stata l’occasione per presentare e divulgare i risultati dell’ampio progetto di ricerca “Pompei, Fabbrica della Conoscenza”, diretto dal Benecon. L’utilizzo di diverse competenze scientifiche, che abbracciano ambiti che vanno dalla cartografia all’economia, dall’archeologia alla progettazione, dalla legislatura alla rappresentazione, hanno permesso di realizzare un modello di lettura a 360° per la conoscenza di Pompei e del suo territorio. Per quanto riguarda l’aspetto prettamente archeologico, volto alla conoscenza del sito, l’utilizzo di tecniche di telerilevamento aereo hanno permesso di ottenere una visione aggiornata delle condizioni della città e degli scavi; il successo del progetto “Pompei, Fabbrica della Conoscenza” è stato la definizione di un modello operativo di metodologia della conoscenza, esportabile, quindi, ad altri contesti. Partendo dalla ferma convinzione che la conoscenza è indispensabile ai fini della comprensione delle dinamiche che determinano la nascita e l’evoluzione di nuove condizioni di adattamento territoriale, nasce l’esigenza di questa attività di ricerca.

La consultazione del numeroso materiale bibliografico e cartografico di Pompei, conservato presso il catalogo centrale del Deutsches Archäologisches Institut (DAI), sito in Roma, è stato il primo passo verso una visione complessiva della topografica della città. L’incontro con Laurentino Garcia y Garcia, studioso di Pompei e collaboratore per diversi anni del  gruppo RICA (Research In Campanian Archaeology), per il quale ha curato alcuni volumi del Corpus Topographicum Pompeianum, (Vol. II (Toponymy); Volume III, The RICA Maps of Pompeii; Volume IIIA, The Insulae of Regions I-V; Vol. V (Cartography) è stato utile per determinare una strategia di ricerca bibliografica maggiormente mirata alla conoscenza topografica del sito archeologico. Questo studioso ha pubblicato, inoltre, nel 1998 i due volumi della “NOVA BIBLIOTHECA POMPEIANA. 250 anni di bibliografia archeologica” nella collana delle monografie della Soprintendenza Archeologica di Pompei.

Di seguito l’elenco del materiale raccolto:

Volumi, Contributi in riviste e collane

  • VV., Città vesuviane : antichità e fortuna : il suburbio e l’agro di Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabiae, Roma : Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2013.
  • VV., Neapolis. Progetto-sistema per la valorizzazione integrale delle risorse ambientali e artistiche dell’area vesuviana, 3. Planimetria della città antica di Pompei, in Soprintendenza archeologica di Pompei. Monografie 7, Roma 1994.
  • VV., Pompei. L’informatica al servizio di una città antica. Analisi delle funzioni urbane. Fotopiani e piante. Textbd.; Beil. im Schuber, Roma 1988.
  • Anderson M.A., Digital spaces: Pompeii, the Internet, and beyond, in Archeologia e Calcolatori, 15 (2004), pp. 449-464.
  • Casale A., Primo contributo alla topografia del suburbio pompeiano, in Rivista dell’Archeoclub d’Italia, 15s. 1979, pp. 27-56.
  • Corpus Topographicum Pompeianum (voll I-V), 1977, 1986.
  • D’Andrea A., Il rilievo archeologico con il laser scanner: luci e ombre, in Vesuviana: an international journal of archaeological and historical studies on Pompei and Herculaneum, 3 (2011), Pisa 2011, pp. 193-218.
  • Dobbins, J. J., Modeling Hypotheses in Pompeian Archaeology: The House of the Faun., in CAA 2010, Oxford 2013, pp. 77-84.
  • Grete S., Il rilievo topofotografico di Pompei del 1910., in Archeologia Aerea, 3, 2008, pp.15-19.
  • Kockel V., Un capitolo dimenticato della cartografia di Pompei. Gaspare Marchesi e il Reale officio topografico di Napoli, in Rivista di studi pompeiani, 16.2005, Roma 2005, pp. 11-36.
  • García y García L., Nova bibliotheca Pompeiana. 1. Supplemento (1999-2011): Repertorium bibliographicum pompeianum : oltre 260 anni di bibliografia archeologica: catalogo dei libri e degli scritti riguardanti la storia, l’arte e gli scavi di Pompei, Ercolano, Stabia ed Oplonti con numerose referenze per l’eruzione vesuviana del 79 d.C., i papiri ercolanesi, le raccolte del Museo Nazionale di Napoli e per il libri dei viaggiatori in Campania: contributo alla bibliografia ed iconografia di Pompei e della zona vesuviana del 79 d.C., Roma, Arbor Sapientiae, 2012.
  • Maiuri A., Note di topografia pompeiana, Rendiconti della Accademia di archeologia, lettere e belle arti, Napoli, 34. 1959, pp. 73-88.
  • Maratini C., Gestione informatizzata e valorizzazione del patrimonio archeologico. La piattaforma GIS per lo scavo a Pompei, in Archeologia e calcolatori, 22.2012, Firenze,, pp. 319-412.
  • Morichi R, Nuova Cartografia di Pompei, in Nuove ricerche archeologiche nell’area vesuviana (scavi 2003-2006), Roma 2008, pp. 554-555.
  • Morichi R., Dalle RICA Maps alla nuova cartografia digitale di Pompei, in Opuscula Pompeiana, 12.2003-04, pp. 3-15.
  • Morichi R., Sulla nuova cartografia digitale di Pompei, in Rivista di Studi Pompeiani, 22 (2011), pp. 133-143.
  • Ogden J., Geophysical Prospection in the Vesuvian Cities, in Urban landscape survey in Italy and the Mediterranean, Oxford 2012, pp. 114-125.
  • Scatozza Höricht, L.A., Pompei, in Bibliografia topografica della colonizzazione greca in occidente in Italia e nelle isole tirreniche (= BTCGI) XVI, 1996, pp. 146-186.
  • Ward-Perkins, J.B., Note di topografia e urbanistica, in Pompei 79, Raccolta di studi per il decimonono centenario dell’eruzione vesuviana, 1979, pp. 25-39.

Cartografia e planimetria storica

Le planimetrie storiche fino ad ora raccolte (circa una ventina comprese nell’arco cronologico che va dal 1818 al 1910 circa) sono state redatte da architetti ed archeologi con varie tecniche: rilievo su carta, acquerello e incisioni di vario tipo. L’oggetto rappresentato è spesso l’intero sito archeologico, insieme alle singole insulae indagate nel corso dell’anno a cui la pianta fa riferimento. Nella maggior parte dei casi questo genere di rappresentazione è accompagnato dall’indicazione delle misure o da una scala metrica (Fig. 1; Fig. 2).

 Plan de la ville de Pompeii (1818),; Diisegno; Tecnica: Acquerello, matita, inchiostro; Misure: 250 x 382 mm; Autore: Henry Wilkins; In: Originalaquarelle zu: Wilkins, Suite de vues pittoresques des ruines de Pompeii et un precis historique de la ville.
Fig. 1. Plan  de la ville de Pompeii (1818),; Diisegno; Tecnica: Acquerello, matita, inchiostro; Misure: 250 x 382 mm; Autore: Henry Wilkins; In: Originalaquarelle zu: Wilkins, Suite de vues pittoresques des ruines de Pompeii et un precis historique de la ville.

 

Pompei, scavi  (1748 – 1855) ; Incisione; Tecnica: Litografia; Misure: 397 x 454 mm; Incisore: J. G. Bach; In: Overbeck J., Pompeji in seinen Gebäuden, Alterthümern und Kunstwerken für Kunst- und Alterthumsfreunde, Lipsia, 1856.
Fig. 2. Pompei, scavi (1748 – 1855) ; Incisione; Tecnica: Litografia; Misure: 397 x 454 mm; Incisore: J. G. Bach; In: Overbeck J., Pompeji in seinen Gebäuden, Alterthümern und Kunstwerken für Kunst- und Alterthumsfreunde, Lipsia, 1856.

 

  1. La consultazione e l’acquisizione delle fotografie aeree storiche

L’esigenza di voler cogliere le continue trasformazioni di un paesaggio e di comprenderne le dinamiche ha reso indispensabile l’uso della fotografia aerea, non più sussidiaria per la ricerca archeologica, ma fondamentale quale strumento di analisi del territorio e della sua evoluzione, unita al survey sul campo e allo scavo stratigrafico. Tutte le “tracce” in foto aerea, che si possono riscontrare dall’analisi interpretativa, (vegetazione, umidità, alterazione della composizione del terreno, microrilievo, anomalia e sopravvivenza) sono da considerarsi “archeologiche”, in seguito alla verifica sul terreno con ricognizioni di superficie o scavo stratigrafico. Parte dell’attività di ricerca volge verso questa direzione; ai fini di una ricostruzione complessiva dell’impianto urbanistico della città antica, con particolare attenzione alle aeree sepolte (Regiones I,III, IV, V e IX).

 

Di seguito l’elenco dei fotogrammi IGM consultati:

  • IGM 1954, Strisciata 117B, Fotogrammi 4081 4082, 4083, Foglio 185, Quota 6000m, Data 10/09/1954 (Fig. 3);
  • IGM 1956, Strisciata 1, Fotogrammi 1775, 1776, 1777, 1778, Foglio 185, Quota 3900m, Data 13/04/1956 (Fig. 4);
  • IGM 1974, Strisciata 25, Fotogrammi 673, 674, 675, Foglio 185, Quota 2300, Data 16/05/1974;
  • IGM 2003, Strisciata 107A, Fotogramma 4417, 4418, 4419, Foglio 185, Quota 4550, Data 23/06/2003.

 

Pompei in una foto IGM del 1954 (Strisciata 117B, Fotogramma 4082, Foglio 185)
Fig. 3. Pompei in una foto IGM del 1954 (Strisciata 117B, Fotogramma 4082, Foglio 185)

 

Pompei in una foto aerea IGM del 1956 (Strisciata 1, Fotogramma 1776, Foglio 185)
Fig. 4. Pompei in una foto aerea IGM del 1956 (Strisciata 1, Fotogramma 1776, Foglio 185)

 

In seguito alla richiesta effettuata presso l’Aerofototeca Nazionale, con sede a Roma, per ricercare fotogrammi aerei presenti nel loro archivio fotografico, è stato possibile risalire alla presenza di diverse fotografie aeree effettuate durante il corso della Seconda Guerra Mondiale dalla RAF (Royal Air Force) e di diversi altri fotogrammi che avrò modo di consultare in sede e acquisire.

 

La creazione del GIS

Nel presente lavoro la città antica di Pompei può essere considerata come un caso studio per la ricostruzione degli elementi narrativi del paesaggio archeologico. Lo scopo di questa prima parte del lavoro non è soltanto l’approccio sull’analisi dei dati territoriali, ma lo sviluppo di una sintesi rappresentativa in grado di quantificare l’evoluzione del paesaggio antico emerso durante gli scavi  nel corso dei secoli. La tecnologia GIS permette l’interpretazione interattiva dei dati archeologici utili a leggerne la loro evoluzione. Lo studio ha prodotto una sintesi grafica della situazione degli scavi e una simulazione stratigrafica digitale dell’interpretazione del passato.

Il GIS (Geographical Information System) è stato costruito con il software open-source QGIS 2.6 Brighton, su base cartografica vettoriale in scala 1:5000 (CTR Campania 2004, Fogli 466022, 466061), su base cartografia raster (Ortofoto 2011 Regione Campania, Fogli 466020, 466060) e sui servizi WMS di Google Maps e Bing Maps.

La georeferenziazione della cartografie storiche (1818; 1825; 1831; 1839; 1845; 1855), su base cartografica raster del 2011 (Fig. 5), ha permesso di poter distinguere, grazie alla sovrapposizione dei differenti layers, l’evoluzione estensiva degli aree di scavo nel corso degli anni. Questo ha reso possibile la realizzazione delle specifiche “buffer zones” delle aree di scavo (Fig. 6) nella loro estensione e nella loro mappa “cronologica”. Ad ogni singola planimetria georeferenziata è stata associata una tabella degli attributi, contenente informazioni relative all’anno di stesura, alla tecnica di realizzazione, alle misure, all’autore e alla bibliografia di riferimento.

Di seguito l’esempio del contenuto della tabella relativa alla planuimetria del 1818:

  • Nome: (nome della Pianta). Es. Plan de la Ville de Pompeii (1818);
  • Tipologia: (disegno, bozza). Es. Disegno;
  • Tecnica: (acquerello; incisione; matita). Es. Acquerello; incisione; matita;
  • Misure: (misure della Pianta). Es. 250 x 382 mm;
  • Incisore: Es. Henry Wilkins;
  • Autore: Es. Henry Wilkins
  • Bibliograf.: (volume dal quale è stata tratta l’immagine ). Es. Originalaquarelle zu: Wilkins, Suite de vues pittoresques des ruines de Pompeii et un precis historique de la ville.
  • Coll. (Collocazione del volume). Es. DAI – Instititum Archaeologicum Germanicum, Roma.

 

La vettorializzazione delle Regiones, delle Insulae e delle case, integrata con le buffer zone e le diverse tabelle degli attributi dei layers, fornisce di ottenere un quadro statistico e quantitativo dell’estensione dell’area complessiva degli scavi, attraverso delle query che consentiranno di interrogare e chiedere quale casa, quale insula e quale Regio è stata oggetto di scavo, in quale anno e in quale buffer zone ricade.

 

Georeferenziazione delle planimetrie storiche in QGIS 2.1.6 (Pompei 1818)
Fig. 5. Georeferenziazione delle planimetrie storiche in QGIS 2.1.6 (Pompei 1818)

 

Buffer zone zone (in rosso) degli scavi realizzati fino al 1818
Fig. 6. Buffer zone zone (in rosso) degli scavi realizzati fino al 1818 (Realizzata su base cartografia georeferenziata del 1818)

 

Prime conclusioni

La linea operativa eseguita per la realizzazione della rappresentazione dell’area archeologica di Pompei ha restituito il primo tassello di uno “storytelling grafico”, che narra l’evoluzione degli scavi nel corso dei secoli. Saranno implementante nuove planimetrie storiche che amplieranno le buffer zone globali, integrate con fotografie aeree storiche, utili per la lettura archeologica delle aree ancora sepolte.

La Fabbrica della Conoscenza di Pompei: Modello economico-culturale di marketing dei Beni Culturali.

Titolo dell’incarico: Attività di ricerca sui sistemi di telerilevamento e di rappresentazione del territorio finalizzati alla conoscenza archeologica

Contrattista: Davide Mastroianni

Tutor: Prof. Carmine Gambardella

Relazione attività: Agosto 2014

 

L’uomo cerca da sempre nuove tecniche per superare i suoi limiti naturali di osservazione e di percezione visiva; generalmente siamo abituati ad osservare ciò che ci circonda da un punto di vista più o meno orizzontale. In queste condizioni, è ovvio che la nostra capacità visiva è limitata a piccole aree e la presenza di elementi naturali e artificiali ne ostacola la nostra già parziale percezione. Il nostro campo di vista è nettamente ampliato se il punto di osservazione ha origine da un punto più elevato rispetto alla nostra superficie: ad esempio il tetto di un palazzo, la vista obliqua da una terrazza o da un punto panoramico. Da una prospettiva verticale o alta obliqua, la superficie al di sotto ci appare notevolmente differente rispetto a quando la guardiamo dalla superficie stessa. Così facendo si riesce ad osservare l’insieme degli elementi posti sulla superficie come apparirebbero su una mappa tematica nelle loro relazioni spaziali. Il telerilevamento aereo, o Remote Sensing, è l’insieme di metodi e “approcci tecnologici” che mediante l’utilizzo di strumenti avanzati permette all’uomo di abbracciare con un solo sguardo vaste aree di territorio e di rappresentarlo su piccola scala attraverso immagini e mappe estremamente dettagliate; è da considerarsi uno strumento che permette all’uomo di possedere una visione completa e complessiva del territorio che occupa. Tutto ciò è possibile, in particolare, grazie all’uso di (aerei, satelliti, droni), che consentono di riprendere a distanza più o meno ravvicinata il territorio, e di sensori (termico, multispettrale, Lidar) che ne scrutano le caratteristiche e le condizioni.

Il patrimonio culturale rappresenta un elemento fondamentale che consente di conoscere e promuovere un determinato territorio e, contemporaneamente, richiamare interesse, investimenti, stabilità di presenze. Promuovere un territorio significa lavorare sul versante dei valori condivisi, ma anche saper comprendere appieno quali sono le possibili reti per la sua valorizzazione. La cultura è uno degli elementi dell’identità territoriale e il patrimonio culturale rappresenta un bene prezioso che riveste un ruolo di particolare rilievo per la vita dei cittadini e un elemento fortemente competitivo per la promozione del territorio. Partendo dal rapporto tra identità e territorio quale elemento centrale per la crescita del contesto sociale ed economico, è importante considerare la capacità di gestione del patrimonio culturale come un visibile vantaggio competitivo attraverso la promozione dell’occupazione, delle attività produttive, dei siti museali, della tutela del paesaggio. Risulta quindi importante saper “governare” questo processo anche attraverso l’apporto delle nuove tecnologie, in modo tale da attivare flussi di conoscenze, esperienze e nuove relazioni.

Per poter realizzare una strategia intelligente di marketing del territorio è necessario interrogarlo ai fini di una conoscenza globale consapevole che conduca ad una idea di valorizzazione delle risorse. È imprescindibile che l’uomo debba considerare la Città e il territorio come risorse primarie con l’obiettivo di valorizzare e restituirle alla collettività, affinché queste siano fruibili al cittadino. La risorsa territoriale deve divenire, quindi, risorsa economica.

La pubblicazione dell’Atlante di Pompei è stata l’occasione per presentare e divulgare i risultati dell’ampio progetto di ricerca “Pompei, Fabbrica della Conoscenza”, diretto  dal centro di eccellenza Benecon, Beni Culturali Ecologia Economia, incardinato presso la Presidenza della Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli. Il territorio di Pompei non è stato limitato alla sola area archeologica, ma è stato preso in considerazione l’intero comune, quale portatore di risorse grezze da lavorare e valorizzare. Il comune di Pompei infatti costituisce un caso unico per la presenza di un doppio polo di attrazione di flussi turistici: da una parte gli scavi archeologici della città sommersa dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.; dall’altra il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, ora Basilica Pontificia. Proprio intorno al santuario, a partire dal 1875 sorse la nuova città di Pompei, disegnata da Bartolo Longo. La problematica di Pompei è legata alla ricostruzione di quanto avvenuto nel lunghissimo periodo intercorso tra la fine della città antica e lo sviluppo di quella moderna. Il punto di partenza del progetto di ricerca su Pompei è stata la necessità di analizzare in maniera unitaria due realtà, antica e moderna, che coesistono tra loro in mancanza di una pianificazione organica e sostenibile, e che comporta un enorme flusso turistico (circa 2.500.000 di turisti l’anno visitano gli scavi archeologici, e 4.000.000 di pellegrini l’anno si recano al santuario della Madonna di Pompei) che danneggia il patrimonio e l’identità locale senza apportare ricchezza e benessere alla popolazione. La linea strategica del progetto era di promuovere lo sviluppo eco-sostenibile del territorio attraverso la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali e culturali presenti, al fine di creare modelli di “economia territoriale” derivanti dallo sviluppo di attività turistiche, produttive e culturali. Il turismo deve essere una risorsa per il territorio, e viceversa, ma sempre nel rispetto dell’identità locale e culturale.

 

Strategia della Conoscenza

Una prima fase è consistita nella lettura del territorio, rivolta alla comprensione di tutti gli aspetti che ne hanno determinato la forma: fattori naturali ed artificiali e immateriali. Questi sono legati al valore intrinseco della storia e della cultura del territorio stesso. Questo tipo di lettura ha consentito di evidenziare un patrimonio di tracce e segni utili per pianificare la strategia della conoscenza. Questo approccio ha visto la nascita di due principali direzioni di indagine: da un lato la lettura delle fonti storiche e di archivio, dall’altra la lettura delle caratteristiche spaziali, percettive e prospettiche della città antica e di quella ottocentesca. Le due direzioni hanno converso in un’unica linea di conoscenza: la ricostruzione delle vicende del territorio tra l’eruzione del 79 d. C. e l’inizio degli scavi archeologici nel 1748, stabilendo un nesso di continuità nell’antropizzazione del territorio tra la città antica e quella ottocentesca. La conoscenza preliminare del territorio è stata la premessa per una sua ricostruzione. La sperimentazione e l’utilizzo integrato di tecniche e strumentazioni per il rilievo ha permesso di mettere a punto una metodologia collaudata di rilievo digitale integrato multidimensionale e multi scalare. L’obiettivo finale è stata la ricerca della qualità spaziale, urbana e funzionale degli interventi sul territorio, sui tessuti urbani e sui paesaggi antropizzati.

L’attenzione è stata rivolta sia alle tematiche relative alla conservazione e protezione del sito sia alla progettazione di soluzioni per il miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita della popolazione locale.

Tra queste:

  • l’individuazione, il recupero ed il riuso di grandi edifici ora dismessi o impropriamente utilizzati e di vuoti urbani (serre, orti, giardini) al fine di conferire una nuova identità alle periferie della città configurandole come attrattori;
  • l’introduzione di fonti di energie rinnovabili, per innovare in una nuova qualità il rapporto fra ambiente, vita e lavoro;
  • il recupero di quinte stradali, centrali e periferiche, per restituire maggiore organicità ai contesti urbani;
  • il censimento delle serre presenti nel territorio comunale, per una superficie totale di 97 ettari. Questo ha orientato verso ipotesi progettuali che riguardano la creazione di orti urbani e serre d’arte, in parte produttive ed in parte espositive, e la riconversione in serre solari per la produzione di energia attraverso i pannelli fotovoltaici;
  • la zoonizzazione acustica, ovvero la classificazione in aree omogenee di territorio sulla base della destinazione d’uso. Questo approccio ha permesso di definire una serie di interventi di risanamento acustico con diverse strategie di intervento per l’attenuazione del rumore, quali l’impiego di barriere antirumore, barriere vegetali, o asfalti drenanti fonoassorbenti;
  • il censimento della rete stradale con le relative criticità che ha permesso di formulare ipotesi progettuali relative a nuovi percorsi di attraversamento del territorio comunale per ridurre l’inquinamento e gestire meglio la mobilità sia dei residenti che dei visitatori.

 

Tutte queste ipotesi progettuali rientrano in una strategia che nasce dal territorio stesso; in tal senso il progetto “Pompei Fabbrica della Conoscenza” mira a  configurare Pompei come una smart city, città intelligente. Il sistema informativo già realizzato in forma aperta ed implementabile, unito alla realizzazione degli obiettivi progettuali emersi dalle analisi, potrebbe costituire la base per la gestione tecnologica intelligente e partecipata del territorio di Pompei. I dati acquisiti attraverso il rilevamento aereo dell’area archeologica e la possibilità di un monitoraggio costante e non invasivo delle condizioni potrebbero diventare la base per la programmazione delle strategie per la conservazione e la fruizione sostenibile.

 

L’obiettivo ambizioso di questo progetto è stato la definizione di protocolli operativi per l’analisi e la conoscenza e successivamente la progettazione e gestione sostenibile del territorio, che possano essere utilizzati come modelli esportabili ad altri contesti.

 

Butrinto come Pompei

Butrinto (in albanese Butrint o Butrinti) è una città e un sito archeologico, vicino al confine con la Grecia. Nell’antichità era conosciuta come Bouthroton in greco antico e come Buthrotum in latino. Abitata fin dai tempi della preistoria, Butrinto è stata nei secoli una città epirota, una colonia romana e un vescovato. Dopo la caduta del regime comunista nel 1992 il nuovo governo democratico progettò di sviluppare turisticamente il sito di Butrinto, e lo stesso anno esso divenne parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Nel 1997, a causa di una grande crisi politica e finanziaria, l’UNESCO inserì Butrinto nella lista dei siti in pericolo, a causa di furti di reperti, mancanza di protezione e problemi manageriali ed economici. Nel 2000 il governo albanese istituì il Parco Nazionale di Butrinto, e grazie all’aiuto del governo albanese e di enti internazionali, il sito fu cancellato dalla lista dei Patrimoni dell’umanità in pericolo nel 2005, anno in cui anche il Parco Nazionale entrò a far parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità. L’importanza culturale del paesaggio e del contesto archeologico è stata in seguito riconosciuta allargando la designazione UNESCO sino a includervi un’area complessiva di 2900 ettari.

 

Butrinto è un microcosmo di storia mediterranea che ben rappresenta l’ascesa e la caduta dei grandi imperi che dominarono la regione. Oggi è un coacervo di monumenti che riflettono un periodo di più di due millenni, dai templi ellenistici del IV sec. a.C. ai sistemi difensivi ottomani del primo Ottocento. Secondo la mitologia classica, l’antica Buthrotum fu fondata dagli esuli fuggiti dalla caduta di Troia. Una volta arrivati Elleno, figlio di Priamo, sacrificò un bue, che ferito si trascinò sulla risacca e morì sulla spiaggia. Considerandolo di buon auspicio, il luogo fu chiamato Buthrotum, cioè “bue ferito”. Il poema epico di Virgilio, l’Eneide, racconta di Enea in viaggio per l’Italia che fa visita a Butrinto. Butrinto deve la sua crescita e fama precoce a un santuario dedicato ad Esculapio, dio della medicina, fondato nel IV sec. a.C. Il santuario era ubicato sul pendio meridionale dell’altura acropolare. I fedeli visitavano il santuario per venir curati da malattie e donavano oggetti simbolici e denaro al dio e ai sacerdoti. Il santuario portò alla creazione di Butrinto e la forza sacra dell’acqua locale venne venerata per tutta la durata della città. Le ninfe, a cui diversi monumenti erano dedicati, erano dee naturali particolarmente legate all’acqua, per cui la loro adorazione era molto popolare nella zona. Una grotta con diverse figurine votive che lo testimoniano è stata scoperta vicino a Konispoli, a sud di Butrinto. Nel IV sec. a.C. Buthrotum era divenuta importante e così intorno al 380 a.C. l’insediamento fu fortificato con nuove e lunghe mura con cinque porte, a cintare un’area complessiva di 4 ettari. Nel 228 a.C. la città divenne di dominio romano e nel I sec. d.C. parte della provincia romana di Macedonia. Giulio Cesare vi fondò una colonia e vi insediò i veterani intorno al 45 a.C., mentre Augusto raddoppiò l’area cittadina e il numero di neoinsediati romani. Le nuove strutture costruite inclusero un acquedotto, delle terme, svariate case, il Foro e un ninfeo. Nel III sec. d.C. un terremoto distrusse gran parte della città, che da lì in poi cominciò un lungo declino. Agli inizi del VI sec., Buthrotum divenne sede vescovile e si costruirono un grande battistero (una delle strutture paleocristiane maggiori di questo genere) e una basilica. La città fu governata da Bisanzio fino al XII sec., dopodiché passò di mano molte volte, dato che era posizionata su un punto strategico dell’Adriatico, la rotta ionica marinara. Fu particolarmente contesa tra Venezia (fino al 1796) e l’Impero Ottomano fino all’indipendenza dell’Albania nel 1912.

 

Il parco naturale di Butrinto

Il Parco è importantissimo per la conservazione della biodiversità mondiale poiché comprende 14 specie animali e 16 vegetali in pericolo di estinzione. La zona umida è modellata da una laguna tettonica di 1600 ettari nota come Lago di Butrinto, circondata da monti boscosi, montagne, acqua dolce e paludi salmastre e collegata allo stretto di Corfù dal Canale di Vivari. Il “Lago” è profondo in media 14 m (per un massimo di 22 m), mentre il canale naturale di Vivari raggiunge la larghezza di 100 m. I resti archeologici di Butrinto fanno parte del terreno boscoso naturale con un ecosistema complesso, dipendente dai vicini Lago di Butrinto e Canale di Vivari, quest’ultimo drenante il primo dentro il Mar Ionio. Questa combinazione di monumenti storici e ambiente naturale fa di Butrinto un luogo unico e un paesaggio con monumenti amato dai giovani viaggiatori dei Grand Tour dei secoli XVIII e XIX. L’area di Butrinto custodisce 16 specie di flora a rischio come Agrimonia eupatoria, Capparis spinosa e Laurus nobilis, e 12 varietà rare come Alkano corcyrensis SE e Limonium anfracium oltre a 4 specie ancora poco note come la Scabiosa epirota. Il parco protegge anche specie in via di estinzione (due a rischio critico, due a rischio e dieci vulnerabili) come Rhinolophus e Myotis. Butrinto ospita 17% delle specie animali albanesi; il parco è notevole soprattutto per la presenza di anfibi, rettili, uccelli e mammiferi (incluso il lupo) ed è l’unico sito albanese a ospitare la rana epirotica, la testuggine, il boa delle sabbie e la lucertola dei Balcani. La baia di Butrinto e le paludi di Vrine sono importanti siti di nutrizione ed appollaiamento per gli uccelli. In inverno, stormi di uccelli trampolieri utilizzano le acque basse, inclusi il chiurlo europeo, la pettegola, la pavoncella e il piovanello pancianera. Nel 2003 l’area fu nominata Zona umida Ramsar di Importanza Internazionale.

Inseriti nella lista del Patrimonio Unesco sono anche i centri storici di Berat e Gjirokastra, quest’ultimo noto per la città di Lazarat, famosa per la massiccia produzione di Cannabis. Quattro sono invece i siti candidati a diventare Patrimonio Unesco: le tombe di Basse Selca, l’anfiteatro di Durazzo, la regione di Ohrid e la città di Apollonia.

Butrinto, come anche gran parte dell’Albania, è la cellula staminale di processo di maggiore consapevolezza economica e culturale; è una base dove poter lavorare e applicare la progettualità della “Fabbrica della Conoscenza” di Pompei, che potrebbe, quindi, valorizzare un territorio conosciuto da pochi e ignorato da molti. La città di Butrinto, quindi, potrebbe rappresentare un modello di come le comunità locali, in paesi in via di sviluppo, possano essere responsabilizzate attraverso l’utilizzo sostenibile del patrimonio culturale.

Attività di aggiornamento bibliografico relativo alla topografia e all’urbanistica di Pompei

Titolo dell’incarico: Attività di ricerca sui sistemi di telerilevamento e di rappresentazione del territorio finalizzati alla conoscenza archeologica

Contrattista: Davide Mastroianni

Tutor: Prof. Carmine Gambardella

Relazione attività: Settembre 2014

 

Nel mese di settembre è stata svolta attività di ricerca volta alla realizzazione di una raccolta bibliografica ragionata sullo stato dell’arte sugli studi della città di Pompei, con particolare attenzione alla topografia e all’urbanistica. Di seguito si presenta l’elenco dei titoli più significativi:

  • AA.VV., Città vesuviane : antichità e fortuna : il suburbio e l’agro di Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabiae, Roma : Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 2013.
  • AA.VV., Neapolis. Progetto-sistema per la valorizzazione integrale delle risorse ambientali e artistiche dell’area vesuviana, 3. Planimetria della città antica di Pompei, in Soprintendenza archeologica di Pompei. Monografie 7, Roma 1994.
  • AA.VV., Pompei. L’informatica al servizio di una città antica. Analisi delle funzioni urbane. Fotopiani e piante. Textbd.; Beil. im Schuber, Roma 1988.
  • Anderson M.A., Digital spaces: Pompeii, the Internet, and beyond, in Archeologia e Calcolatori, 15 (2004), pp. 449-464.
  • Casale A., Primo contributo alla topografia del suburbio pompeiano., in Antiqua. Rivista dell’Archeoclub d’Italia, 15s.1979, pp. 27-56.
  • Corpus Topographicum Pompeianum (voll I-V), 1977, 1986.
  • D’Andrea A., Il rilievo archeologico con il laser scanner: luci e ombre, in Vesuviana: an international journal of archaeological and historical studies on Pompei and Herculaneum, 3 (2011), Pisa 2011, pp. 193-218.
  • Dobbins, J. J., Modeling Hypotheses in Pompeian Archaeology: The House of the Faun., in CAA 2010, Oxford 2013, pp. 77-84.
  • Grete Stefani, Il rilievo topofotografico di Pompei del 1910., in Archeologia Aerea, 3, 2008, pp.15-19.
  • Kockel V., Un capitolo dimenticato della cartografia di Pompei. Gaspare Marchesi e il Reale officio topografico di Napoli, in Rivista di studi pompeiani, 16.2005, Roma 2005, pp. 11-36.
  • Laurentino García y García, Nova bibliotheca Pompeiana. 1. Supplemento (1999-2011): Repertorium bibliographicum pompeianum : oltre 260 anni di bibliografia archeologica: catalogo dei libri e degli scritti riguardanti la storia, l’arte e gli scavi di Pompei, Ercolano, Stabia ed Oplonti con numerose referenze per l’eruzione vesuviana del 79 d.C., i papiri ercolanesi, le raccolte del Museo Nazionale di Napoli e per il libri dei viaggiatori in Campania: contributo alla bibliografia ed iconografia di Pompei e della zona vesuviana del 79 d.C., Roma, Arbor Sapientiae, 2012.
  • Maiuri A., Note di topografia pompeiana, Rendiconti della Accademia di archeologia, lettere e belle arti, Napoli, 34. 1959, pp. 73-88.
  • Maratini C., Gestione informatizzata e valorizzazione del patrimonio archeologico. La piattaforma GIS per lo scavo a Pompei, in Archeologia e calcolatori, 22.2012, Firenze,, pp. 319-412.
  • Morichi R,  Nuova Cartografia di Pompei, in Nuove ricerche archeologiche nell’area vesuviana (scavi 2003-2006), Roma 2008, pp. 554-555.
  • Morichi R., Dalle RICA Maps alla nuova cartografia digitale di Pompei, in Opuscula Pompeiana, 12.2003-04, pp. 3-15.
  • Morichi R., Sulla nuova cartografia digitale di Pompei, in Rivista di Studi Pompeiani, 22 (2011), pp. 133-143.
  • Ogden J., Geophysical Prospection in the Vesuvian Cities, in Urban landscape survey in Italy and the Mediterranean, Oxford 2012, pp. 114-125.
  • Scatozza Höricht, L.A., Pompei, in Bibliografia topografica della colonizzazione greca in occiidente in Italia e nelle isole tirreniche (= BTCGI) XVI, 1996, pp. 146-186.
  • Ward-Perkins, J.B., Note di topografia e urbanistica, in Pompei 79, Raccolta di studi per il decimonono centenario dell’eruzione vesuviana, 1979, pp. 25-39.

Proposta di ricerca

La ricerca potrebbe indirizzarsi verso la conoscenza delle regiones I, III, IV, V e IX che allo stato attuale risultano mancanti per una ricostruzione globale dell’impianto urbanistico della città di Pompei. Sarebbe utile, come primo passo, procedere con lo studio e l’analisi delle fotografie aerea storiche (IGM, RAF, USAFF) presso l’Aerofototeca Nazionale di Roma, al fine di comprendere l’evoluzione del paesaggio storico-archeologico dal primo decennio del XIX secolo ad oggi. Successivamente, l’utilizzo delle più moderne tecniche di telerilevamento aereo, quali ricognizioni aeree, iperspettrali, termiche e campagne mirate di prospezione geofisica, contribuirebbero alla realizzazione di nuovi dati che, integrati a quelli ottenuti dall’analisi delle fotografie aeree storiche, saranno finalizzati all’aggiornamento dello studio topografico di Pompei.

Si è ritenuto utile contattare il dott. Laurentino Garcia y Garcia, studioso di Pompei e collaboratore per diversi anni con il gruppo RICA (Research In Campanian Archaeology), per il quale curò prevalentemente i seguenti volumi del “Corpus Topographicum Pompeianum”: Vol. V (Cartography) del 1981, Vol. II (Toponymy) del 1983 e, soprattutto, i volumi III (The RICA Maps of Pompeii) del 1984 e IIIA (The Insulae of Regions I-V) del 1986. Pubblicò nel 1998 i due volumi della “NOVA BIBLIOTHECA POMPEIANA. 250 anni di bibliografia archeologica” nella collana delle monografie della Soprintendenza Archeologica di Pompei. È stato fissato un appuntamento per il mese di ottobre al fine di raccogliere dati utili per la mia ricerca.